La pellicola è prodotta da Pierfrancesco Fiorenza per Produzione Straordinaria.
Negli anni Sessanta per merito di Riccardo Freda e Mario Bava nasce la nuova stagione del cinema horror, che conquista un suo fedele pubblico. È un cinema artigianale fatto con pochi soldi costituito da vampiri, spettri e necrofili immersi in un’atmosfera gotica che si ispira alla Hammer Films Production, società cinematografica britannica specializzata nei generi più seriali. Nel 1960 arrivano sugli schermi La maschera del demonio di Mario Bava, Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni e successivamente L’orribile segreto del dottor Hichcock, 1962, Lo spettro, 1963, di Freda, La vergine di Norimberga, 1963, di Antonio Margheriti, La frusta e il corpo, 1963, e I tre volti della paura, 1964, di Bava. Per diversi anni gli uffici delle case di produzione italiane saranno sommersi da copioni scritti dai migliori sceneggiatori. Con il contributo di alcuni maestri (Dario Argento, Pupi Avati) e di importanti critici francesi (Frédéric Bonnaud, Jean Gili, Jean-François Rauger, Bertrand Tavernier), il documentario ripercorre le particolarità e i punti forti di un approccio molto originale all’horror, nel quale estetica pop e contenuti trasgressivi hanno un ruolo molto importante, tale da rendere unica la produzione italiana del decennio. «Il cinema popolare italiano è un universo ricco di fascino e spesso ancora non esplorato — spiega il regista Steve Della Casa, direttore artistico del BA Film Festival — Raccontare l’horror italiano degli anni Sessanta significa analizzare un percorso produttivo dove la ristrettezza di mezzi finanziari non era vissuta come un limite, ma come una possibilità di sperimentare grandi innovazioni sul piano estetico e anche nei contenuti».





































