Venezia 76. Sull’infinito

Una nuova sequenza di illuminazioni surreali da Roy Andersson

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Combatte per il leone Om det Oamdliga (Sull’infinito) dello svedese Roy Andersson (lo stesso di Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) che continua e affina quel discorso surreale e dolorante (ma spesso è impossibile non scoppiare a ridere) di microepisodi di vita che nascondono le domande centrali dell’esistenza: un universo assurdo fatto di signore e signori in età, abbastanza malvestiti e spesso immobili in ambienti pastello di rara e onirica mestizia. C’è il tipo che incontra su una scalinata l’amico che non lo saluta, il prete che va dal medico di base a spiegare che ha dubbi su Dio e quando torna a chiedere rimedi per l’anima si sente rispondere che è ai bordi dell’ora di chiusura, c’è una coppia di amanti che galleggia come in un quadro di Chagall sulla città quietamente devastata, c’è l’uomo redarguito per aver portato la sua tristezza in autobus e via così. A volte sono storie a volte  puri tableau vivant, lampi, frammenti, come la tremenda silenziosa fila di prigionieri diretti verso la Siberia. Tutto è nitido, malinconico, iperreale e alla fine stupefacente.

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