Venezia 76. Saturday Fiction

Spie e dive recitano a morte sotto la pioggia a Shangai prima dell'apocalisse

0

Shangai anni Quaranta, giapponesi con un piede in città, ultime legazioni straniere nel quartiere delle ambasciate e dei grand hotel. Arriva anche la grande attrice Gong Li per ricongiungersi a una compagnia teatrale. O forse per ritrovare l’ex marito in mano ai giapponesi. O forse per spiare i giapponesi (che stanno cambiando i codici criptati dei messaggi) nei meandri di un hotel in mano ai servizi segreti francesi. Il regista Lou Ye, con il suo “spettacolo del sabato” (Saturday Fiction, in concorso) gioca su più piani: realtà storica, prove teatrali, veri  e falsi amori, parole che significano altre parole (con sorpresa finale), passaggi segreti e falsi specchi . Si usano suggestioni sentimentali, maniere forti e mescalina per confondere spie e controspie, doppi e tripli giochi, due macchine due che vanno avanti e indietro sotto la pioggia battente, molto melodramma, una prima edizione di Goethe annotata da Nietzsche e una fotografia in bianco e nero che vorrebbe essere molto d’epoca e invece suona dannatamente simile a certi spot per i profumi degli stilisti contemporanei. Insomma, lo spionaggio è glam, le spie fanno di tutto per farsi notare e i caricatori delle pistole d’epoca sembrano senza fondo.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome