Luca Anceschi e la versione trap di un brano dei Nomadi

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Dallo scorso 5 luglio è in rotazione radiofonica e disponibile su tutte le piattaforme digitali Gli aironi neri, una versione trap del famoso brano dei Nomadi, realizzata da Luca Anceschi, Neklaz e Maskino.
È la prima volta che un brano dei Nomadi viene concesso per una rivisitazione trap e il risultato (soprattutto il giudizio positivo dei fan) è la conferma che la buona musica non ha tempo.

Abbiamo raggiunto Luca Anceschi per farci descrivere il progetto.
Partiamo da una domanda secca: come è stata accolta la canzone dai fan dei Nomadi?
Devo dire che abbiamo avuto un bel numero di responsi positivi da parte dei fan dei Nomadi. Abbiamo aperto spesso i loro concerti e tutti hanno cantato la canzone. Poi per forza di cose qualcuno, vuoi perché affezionato a quella canzone, vuoi perché legato ad Augusto, ha dissentito. Ma è anche giusto così insomma.

Gli aironi neri è una canzone “simbolo” dei Nomadi. Come mai proprio questo brano?
Per prima cosa è una bellissima canzone e ha un testo attualissimo, ma in realtà la scelta è stata molto più semplice: ho conosciuto Neklaz e Maskino in una trasmissione televisiva e parlando un po’ ci siamo proposti di fare qualcosa insieme. Quando proposi loro di andare da Beppe Carletti e di chiedergli cosa pensava del progetto Maskino mi disse che suo padre era un fan accanito dei Nomadi e che glieli faceva sempre ascoltare. La sua canzone preferita era appunto Gli aironi neri e mi disse che gli sarebbe piaciuto rifarla. Ne abbiamo parlato con Beppe ed eccoci qui.

L’incontro con Beppe Carletti com’è andato?
A Beppe è piaciuta l’idea e l’arrangiamento. Era una cosa nuova per lui, ma anche per me perché io faccio rock. Però ci suonava bene. I test che abbiamo fatto con i nostri parenti più giovani (figli, nipoti) sono andati bene e ci siamo detti «Dai, proviamo!». Poi la cosa bella è che se guardi il video vedi che Beppe ha deciso di partecipare con noi.

Oltre questo anche i Nomadi come entourage hanno spinto molto la canzone.
Assolutamente, non solo siamo nei loro canali, ma abbiamo avuto anche la fortuna di aprire i loro concerti. Diciamo che ci hanno creduto.

Ti ricordi la prima volta che ti sei rapportato sul palco dei Nomadi con i loro fan?
Mi ricordo che il primo concerto fu a Reggio Emilia al palazzetto dello sport. Noi aprivamo il loro spettacolo e non ti nascondo che eravamo un po’ in ansia. Ricordo che dissi «Questa canzone o piace o ci tiran dietro di tutto!». Invece, arrivati al primo ritornello, han cantato tutti e questo ci ha dato una bella spinta.

Ho sempre trovato le canzoni dei Nomadi molto attuali. Secondo te una canzone che ha avuto successo tra i ventenni degli anni ’90, se trasportata (e adattata a quel che piace) ai ventenni del 2019, può arrivare lo stesso?
Nel ’91 i Nomadi ebbero successo con questo brano con i giovani di quegli anni e noi, allo stesso modo, volevamo provare a raggiungere i giovani di adesso, ma non è la stessa cosa. Non è la stessa cosa perché si tratta di una generazione diversa, sia come modo di vivere, che come modo di pensare. Anche per quanto riguarda la musica è completamente diverso. Ogni generazione ha il suo genere, i suoi momenti. Che poi questo discorso ne aprirebbe un altro, quello dei talent, del nuovo modo di fruire la musica e dell’assenza dei miti. I discografici non credono più nell’artista, c’è proprio un concetto di fare musica diverso, non c’è più la gavetta. Trovo che non ci sia più amore nella musica, anche da parte degli addetti ai lavori.

Una cosa che ti lega ai Nomadi è anche il forte impegno sociale.
Io ho fatto un sacco di cose nel mio piccolo, ho avuto modo di avere delle soddisfazioni e di poter aiutare. Ho la fortuna di avere tre figlie sane, che stanno bene e che non hanno dovuto passare l’infanzia difficile che ho dovuto passare io. Per cui quando si tratta di fare qualcosa per aiutare dei bambini, in questo caso con la mia voce o con la mia musica, non mi tiro mai indietro.

Domanda di rito: progetti per il futuro?
Progetti? Ci sto pensando. Perché da un lato sono un rocker e ho bisogno di fare le mie cose, ma ho anche voglia di collaborare con qualcuno, per cui sto pensando a cosa fare. Nel frattempo lavoriamo ancora a questo singolo con Neklaz e Maskino e vediamo se c’è la possibilità di farne un altro magari con un artista diverso. Oppure uno nostro. Ci stiamo pensando. Ti dico la verità, non ho ancora ben chiaro quello che voglio fare da grande…

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