Venezia 76. La mafia non è più quella di una volta

L’estrema buffa e dolorosa provocazione di Franco Maresco

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La mafia, in Italia, ormai si può raccontare  come la teologia negativa: attraverso un’inversione. Pif ci spiegava che La mafia uccide solo d’estate e Maresco sarcastico parte dalla constatazione che La mafia non è più quella di una volta. La battuta è di un organizzatore di feste demenziali in linea con il “popolo” (che  interrogato su Falcone e Borsellino  manda spesso il regista a farsi fottere in modi schietti e popolari): l’organizzatore (come le pompe funebri) lavora per tutti, quindi sia per la mafia che per il governo: prova ne sia che  per celebrare Falcone e Borsellino mette in piedi nientemeno che un festival di cantanti neomelodici allo ZEN. Che ovviamente non diranno mai una parola contro la mafia. Perché? Perché no.  La consueta galleria di mostri dell’immaginario di Maresco tocca il suo apice in un  giovane cantante neomelodico  uscito dal coma di un incidente automobilistico grazie all’intercessione di Falcone e Borsellino che gli sono apparsi in sogno (!). Sacrilegio o lucida percezione di marketing dei nostri tempi? Moresco fa ridere ma  inquieta: nel crescendo delle sue provocazioni, che si spingono fino a Mattarella, fa dire al suo organizzatore  demenziale che il DNA siciliano è “mitico” perché risale a Ulisse che disse a Polifemo di chiamarsi Nessuno. Per questo, in Sicilia, quando si chiede chi ha commesso un crimine, tutti rispondono Nessuno.  E vabbé.

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