La mafia, in Italia, ormai si può raccontare come la teologia negativa: attraverso un’inversione. Pif ci spiegava che La mafia uccide solo d’estate e Maresco sarcastico parte dalla constatazione che La mafia non è più quella di una volta. La battuta è di un organizzatore di feste demenziali in linea con il “popolo” (che interrogato su Falcone e Borsellino manda spesso il regista a farsi fottere in modi schietti e popolari): l’organizzatore (come le pompe funebri) lavora per tutti, quindi sia per la mafia che per il governo: prova ne sia che per celebrare Falcone e Borsellino mette in piedi nientemeno che un festival di cantanti neomelodici allo ZEN. Che ovviamente non diranno mai una parola contro la mafia. Perché? Perché no. La consueta galleria di mostri dell’immaginario di Maresco tocca il suo apice in un giovane cantante neomelodico uscito dal coma di un incidente automobilistico grazie all’intercessione di Falcone e Borsellino che gli sono apparsi in sogno (!). Sacrilegio o lucida percezione di marketing dei nostri tempi? Moresco fa ridere ma inquieta: nel crescendo delle sue provocazioni, che si spingono fino a Mattarella, fa dire al suo organizzatore demenziale che il DNA siciliano è “mitico” perché risale a Ulisse che disse a Polifemo di chiamarsi Nessuno. Per questo, in Sicilia, quando si chiede chi ha commesso un crimine, tutti rispondono Nessuno. E vabbé.
Venezia 76. La mafia non è più quella di una volta
L’estrema buffa e dolorosa provocazione di Franco Maresco






































