Quentin Tarantino: nuove scoperte e resuscitati

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Pulp Fiction

Nel mese che Spettakolo ha deciso di dedicare a Quentin Tarantino, ospitiamo un secondo articolo (per rileggere il primo cliccate qui) scritto da Massimo Santimone, esperto di cinema e programmer del Riviera International Film Festival.

Uno dei grandi talenti di Quentin Tarantino è quello di trovare sempre gli attori adatti per le sue sceneggiature. Volti noti o meno noti, ma che siano perfetti per i personaggi di un suo determinato film e con quel qualcosa in più che rimanga impresso nella mente degli spettatori… o forse è meglio dire nella mente di Tarantino. Ed è un attimo che un attore assolutamente sconosciuto, ma perfetto per quel ruolo, o una vecchia gloria del passato, si ritrovino protagonisti in un film del regista più famoso del mondo.

Le Iene (1992)

Già in questo suo primo lavoro Tarantino regala un grande ruolo e una delle scene cult più importanti del suo cinema a un attore davvero poco conosciuto, Michael Madsen. È vero che aveva già interpretato il fidanzato di Susan Sarandon nel bellissimo Thelma & Louise, ma erano in pochi a ricordare il suo nome.
Con il personaggio di Mr. Blonde diventa una specie di icona cattiva del cinema americano. La scena in cui taglia l’orecchio a un poliziotto legato a una sedia, mentre balla al ritmo di Stuck In The Middle With You dei Stealers Wheel, diventa la più famosa del film e la crudeltà del momento mixata al balletto ridicolo la rendono davvero unica.
Nonostante la presenza di grandi nomi come Harvey Keitel, Tim Roth e Steve Buscemi, quello ad emergere maggiormente e proprio Madsen che poi avrà occasione di lavorare con Tarantino anche in Kill Bill, The Hateful Eight e nel nuovo C’era una volta a…Hollywood.
Grazie al ruolo di Mr. Blonde, Michaele Madsen trova il suo posto in una serie di grandi successi commerciali come Free Willy e ruoli importantissimi in grosse produzioni come il remake di Getaway, Wyatt Earp di Lawrence Kasdan, Donnie Brasco, con Al Pacino e Johnny Depp, e nell’ottimo horror Species con Ben Kingsley.

Pulp Fiction (1994)

John Travolta dopo il grande successo de La febbre del sabato sera e Grease rifiuta di fare il protagonista in due grandi successi come American Gigolò e Ufficiale e Gentiluomo, entrambi i ruoli andati poi a Richard Gere,  e preferisce recitare in Attimo per attimo, un fiasco epocale. Da quel momento un insuccesso dietro l’altro, a parte Staying Alive diretto da Sylvester Stallone e il cult Blow out di Brian De Palma, trasformeranno la sua carriera in una parabola discendente. La critica lo distrugge in particolare per la sua performance nella serie Senti chi parla, anche se di grande successo, e per Teneramente in tre.
Poi arriva Mr. Quentin Tarantino ed è la rinascita. Il ruolo del gangster Vincent Vega in Pulp Fiction sembra nato appositamente per John Travolta. La faccia giusta e lo “scazzo” giusto per un personaggio diventato una vera icona del cinema mondiale. Un balordo drogato che rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo grazie all’interpretazione di un attore in stato di grazia, che avrà la sua seconda candidatura all’Oscar dopo quella per La febbre del sabato sera.
Grazie a questo film, Travolta trova una serie di ruoli perfetti come quello di Get Shorty, un altro gangster ma questa volta più furbo, o quello di Face Off, diretto da quel genio di John Woo. Ancora oggi, l’attore continua a lavorare con grandi registi e grandi partner e solo esclusivamente grazie alla felicissima intuizione di Quentin Tarantino che in Pulp Fiction ha nuovamente fatto “ballare” un bravissimo attore, ma sopratutto ha rilanciato una “faccia da schiaffi” di cui sicuramente il cinema ha bisogno.

Jackie Brown (1997)

Con questo film Quentin Tarantino ha fatto una “doppietta”, riportando sul grande schermo la regina del genere blaxploitation, Pam Grier, e un grande caratterista del cinema americano, Robert Forster.
La prima è stata negli anni ’70 una vera superstar del cinema action con titoli come Foxy Brown e Coffy, appartenenti sicuramente a un sottogenere cinematografico a basso costo capace però di riempire le sale americane. I personaggi interpretati da Pam Grier sono donne forti, armate e pericolose, che tengono testa a terribili criminali con combattimenti inverosimili ma divertenti. Tarantino la omaggia con Jackie Brown dandole il ruolo da protagonista, meno combattiva ma sempre “cazzuta” e  sexy.
Il volto di Robert Forster, invece, a inizio carriera, è stato visto in film diretti da registi come John Huston, George Cukor o Robert Mulligan, per poi negli anni ’80 ritrovarlo in B-movie come Alligator, Vigilante, Maniac Cop 3 e altri titoli simili. Jackie Brown è stato il grande ritorno per Forster al cinema di serie A.
Il ruolo del garante di cauzioni, innamorato della hostess accusata di contrabbando Jackie Brown, è il trampolino di lancio della sua rinascita artistica che lo porterà verso altri grandi successi come Io, Me e Irene con Jim Carrey, Mulholland Drive di David Lynch o Paradiso Amaro con George Clooney.
Pam Grier invece non ha avuto il rilancio di carriera che avrebbe meritato pur lavorando in film di John Carpenter e Jane Campion.
Da ricordare comunque anche come Jackie Brown abbia regalato il ruolo più bello degli anni ’90 a Robert De Niro. Se non l’avete visto, guardate il film e capirete.

Kill Bill (2003/2004)

Di nuovo due grandi interpreti resuscitati per il film, diviso in due parti, Kill Bill. Non parliamo sicuramente della protagonista Uma Thurman, già molto attiva in altri film importanti prima di questo, ma in primis della crudele e spietata Daryl Hannah.
Come John Travolta per Pulp Fiction, anche in questo caso Tarantino trova l’attrice perfetta, in grado di dare il massimo per il ruolo dell’antagonista più “stronza” del mondo “tarantiniano”, capace di uccidere a sangue freddo, tradire e addirittura avvelenare il suo mentore. Una vera carogna con il volto angelico di una ragazza che negli ’80 “esplose” con due grandi titoli come Blade Runner e Splash una sirena a Manhattan. Non male anche il suo curriculum nei primi ’90, ma si perde un po’ di vista per poi tornare alla grande con quello che è indubbiamente il ruolo più “forte” della sua vita artistica.
Tarantino per Kill Bill scrive il monologo che ancora oggi viene considerato il più bello della sua carriera e lo fa recitare a un grande “vecchio” del cinema e sopratutto della televisione americana, David Carradine. La metafora su come Superman vede la mediocrità dell’essere umano interpretando il ruolo di Clark Kent per mescolarsi alla gente comune è forse uno dei momenti cult di Kill Bill ed è proprio Carradine a portare magistralmente sullo schermo quel momento calmo e tranquillo che precede di pochi minuti il finale del film. Anche lui è un assassino spietato come tutti gli altri protagonisti, ma la sua naturale eleganza rendono quel momento assolutamente magico. Possiamo solo immaginare il “godimento” di Tarantino nel vedere l’idolo della sua serie preferita, Kung Fu, recitare così magistralmente qualcosa scritto da lui.

Bastardi Senza Gloria (2009)

Un altro grande merito del nostro regista è sicuramente quello di aver fatto conoscere al mondo un attore incredibile come Christoph Waltz. Assolutamente sconosciuto alla maggior parte del pubblico, tranne forse ai fans del regista polacco Krzysztof Zanussi, possiamo tranquillamente dire che Waltz è oggi uno degli attori più importanti del cinema contemporaneo. Nel ruolo del nazista Hans Landa riesce a dare un interpretazione unica, fastidiosa e indubbiamente magnetica. Un cacciatore di ebrei educato e colto che tramite la sua finta gentilezza incute vero e proprio terrore alle sue vittime o semplicemente a chi gli sta vicino.
Ci voleva un attore speciale per recitare le battute eleganti scritte per questo ruolo e Tarantino va letteralmente a scoprire questo talento di origine austriaca, che con Bastardi senza gloria riceve il suo primo e inaspettato Oscar. I due lavorano ancora insieme in Django Unchained, ed è di nuovo Oscar per Christoph Waltz, e il regista scrive per lui anche un ruolo in The Hateful Eight, ma  gli impegni dell’attore, sul set di 007 – Spectre, gli impediscono di prendere parte al film.
Roman Polanski, Terry Gilliam, Tim Burton sono solo alcuni dei grandi nomi con cui Christoph Waltz ha lavorato nel corso di questi ultimi anni, ma sicuramente lo vedremo al cinema sempre più spesso e non è detto che il suo grande talento non lo porti a un terzo Oscar… magari ancora con Tarantino.

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