La mafia non è più quella di una volta

Parliamo di mafia. Per ridere, ma mica tanto. Anzi

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La mafia non è più quella di una volta
di Franco Maresco
con Letizia Battaglia, Ciccio Mira

Voto:  Maresco è sempre quello di una volta

Velocissimo, il pamphlet di Maresco in concorso a Venezia, insignito di premio speciale, esce in sala. Maresco fa ridere con un bisturi sottile su mali incarogniti, ma senza anestesia. Stavolta prende il culto di Falcone e Borsellino per misurare quanto la mafia sia in grando di usare tutto come marketing. Mentre la fotografa combattente Letizia Battaglia fa da contraltare, Maresco propone interviste al popolo palermitano da cui emerge che quando c’è da combattere la mafia molti s’incazzano o si defilano. La battuta del titolo, insieme surreale e dolorosa, esce dai dialoghi demenziali con Ciccio Mira che mette in piedi tristissime spettacoli con cantanti neomelodici solitamente graditi alle feste mafiose. Stavolta, grande idea, li chiama per un omaggio a Falcone e Borsellino. Ovviamente non diranno mai una parola contro la mafia. La consueta galleria di mostri dell’immaginario di Maresco tocca il suo apice in un giovane cantante neomelodico uscito dal coma di un incidente automobilistico grazie all’intercessione di Falcone e Borsellino che gli sarebbero apparsi in sogno e avrebbero detto alzati e canta. Sacrilegio buffo o  mostruosità dei nostri tempi? Maresco in crescendo di provocazioni buffe e atroci si spinge fino a Mattarella e fa dire a Ciccio Mira che il DNA siciliano è “mitico” perché risale a Ulisse che disse a Polifemo di chiamarsi Nessuno. Per questo, in Sicilia, quando si chiede chi ha commesso un crimine, tutti rispondono Nessuno.

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