C’era una volta a… Hollywood

Hollywood 1969. Un cowboy televisivo e la sua controfigura affrontano il cambiamento

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C’era una volta a… Hollywood
di Quentin Tarantino
con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley. ù

Voto: geniale

C’erano una volta a Hollywood alla fine degli anni Sessanta uno stuntman che era stato decorato in guerra, uno che aveva lavorato ai western che si giravano allo Spahn Ranch dove stava la “famiglia” hippie di Charles Manson e uno che teneva testa a Bruce Lee sui set del serial Il calabrone verde. Tutti e tre sono confluiti nel ruolo di Brad Pitt in questo film, controfigura con una strana fama nera e amico di Leonardo DiCaprio. Lo dice Wikipedia. Sempre Wikipedia elenca almeno sei attori di western tv che per vincere il declino e i tempi che cambiavano avrebbero cercato fortuna in Europa negli spaghetti western. Leonardo DiCaprio, con l’aggiunta di un’ombra di disturbo bipolare, li incarna tutti.  In sostanza C’era una volta a… Hollywood racconta come l’attore di western DiCaprio e la sua controfigura Pitt cerchino di affrontare la disoccupazione dopo il terremoto innescato a Hollywood dal successo di Easy Rider. Abitano, il divo in una villa e lo stuntman in una roulotte, a Cielo Drive, sulle colline di Bel Air, dove arrivano nuovi vicini di casa di successo: Roman Polanski sulla cresta dell’onda dopo Rosemary’s Baby e sua moglie Sharon Tate. Ricordate cosa successe a Sharon Tate la notte del 9 agosto 1969?
Tarantino ha fatto trasformare Los Angeles alla vecchia maniera, più da scenografi e costumisti  che da specialisti di effetti speciali, per cogliere il cambio di luce inquietante che attraversa l’epoca: i panorami, le auto, i cartelli stradali, i manifesti pubblicitari, le locandine dei film, gli ingressi dei cinema, gli abiti, gli occhiali, i tagli di capelli, le feste, i set, le musiche, i drink e le droghe. Persino una Sharon Tate che va a rivedersi al cinema in Missione compiuta. Stop. Bacioni. Matt Helm e uno Steve McQueen che sta in un angolo durante una festa, inquietante come un fantasma (e c’è DiCaprio che si sogna “inserito» al posto di McQueen in una sequenza di La grande fuga di John Sturges). Un Tarantino mai così documentaristico e “storico», forse il più vicino al “realismo” di Jackie Brown, forse il più pensoso sui sentimenti, in apparenza più moderato, in qualche punto quasi fermo, il più fedele e il più innamorato dei riti del cinema, il più autocitazionista di se stesso, piedi nudi delle donne e nazisti massacrati compresi. Tarantino è venuto a patti con la Realtà? Assolutamente no! Il finale non si racconta ma sapete già, da Bastardi senza gloria, che per certi autori è normale abitare, per amore del cinema, in universi paralleli…
Una sola considerazione su ciò che accadrà: DiCaprio e Pitt sembrano un solo uomo diviso in due parti. L’attore che nasconde le sue paure e la controfigura che le affronta a mani nude.La controfigura è la sua coscienza.. Per inversione ironica,  al momento di uccidere, l’attore lo fa come in un film e la sua coscienza in alterazione di coscienza. E questo è Tarantino.

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