Il Blue Note celebra i Beatles e i 50 anni di “Abbey Road”

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Non si può certo negare che i Beatles siano una delle band più “evergreen” della storia della musica. Nonostante le generazioni che si sono succedute dagli anni in cui i mitici Fab Four si esibivano e conquistavano il mondo, sono ancora tantissimi i fan, giovani e meno giovani, che continuano ad amare le loro canzoni. Certamente consapevole di questo, il Blue Note, storico locale jazz milanese, ha deciso di omaggiare il gruppo con una serata dedicata, in occasione dei cinquant’anni di uno dei suoi album più leggendari: Abbey Road, pubblicato il 26 settembre 1969.

Sul palco del club salgono The Beatbox, una delle più popolari tribute band del quartetto di Liverpool. Formatosi nel 2010, il gruppo (italianissimo) si esibisce regolarmente in tutta Europa con lo scopo di non eseguire semplicemente “cover” dei Beatles, ma di ricreare un’atmosfera particolare che trasporti in toto lo spettatore nei mitici anni Sessanta. Un periodo rimasto nella storia non solo dal punto di vista musicale, ma anche perché a quei tempi, come dice la voce fuori campo che introduce il concerto, “ognuno era convinto di poter cambiare il mondo”.

La band è composta da quattro musicisti di grande esperienza e dotati di una solida preparazione tecnica: Federico Franchi (Ringo Starr), Mauro Sposito (John Lennon), Riccardo Bagnoli (Paul McCartney) e Filippo Caretti (George Harrison).

The Beatbox si presentano al pubblico del Blue Note con grande energia e dimostrano subito una notevole padronanza vocale e strumentale nell’esecuzione dei brani. Canzoni indimenticabili come Love me do, I wanna hold your hand, Twist and Shout, A hard day’s night, Help!, She loves you, fino a Yesterday e All you need is love, incantano gli spettatori che cantano con il gruppo dall’inizio alla fine del concerto, persi nei ricordi o, per i più giovani, nel rimpianto di non aver vissuto un periodo tanto glorioso per la musica mondiale. C’è spazio anche per brani meno conosciuti: particolarmente apprezzata è l’esecuzione di While My Guitar Gently Weeps, canzone scritta da George Harrison e accompagnata dalla chitarra di Eric Clapton. L’emozione generale si scatena nella parte finale, con Let it Be e Hey Jude intonate a gran voce da tutta la sala.

Impossibile non notare la grande precisione con in cui il progetto dei Beatbox è stato realizzato, fin nei dettagli: dalla strumentazione, identica a quella usata dai Beatles durante i concerti, alle acconciature e agli abiti (dal completo con giacca e cravatta degli esordi al look “flower power” più vicino alla pubblicazione di Abbey Road), confezionati su misura dalla stessa sartoria che li creò per la tournée americana dei Beatles; dagli intermezzi parlati, in cui i componenti parlano sempre e rigorosamente in inglese, chiamandosi tra di loro con i nomi dei loro illustri ispiratori, all’esecuzione dei brani sempre fedelissima all’originale per suddivisione di voce principale e cori.

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