I migliori anni della nostra vita

Un uomo e una donna 3, cinquant'anni dopo

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I migliori anni della nostra vita

I migliori anni della nostra vita
di Claude Lelouch
con Anouk Aimée, Jean-Louis Trintignant, Marianne Denicourt, Souad Amidou, Antoine Sire.
Voto: senza tempo

Jean-Louis Duroc, il pilota, malmesso, mangiato dalla vita, cappotto, sciarpa cappello e identico sorriso di cinquant’anni fa, sta in una lussuosa casa per anziani, ricorda d’aver amato moltissimo una donna che l’aveva terrorizzato (voleva stare con lui per sempre) e ricorda d’aver guidato come un folle una Mustang nei rally. Anne Gauthier, lucida e bella come cinquant’anni fa, lo va a trovare e si sente fare una dichiarazione d’amore alla memoria senza essere riconosciuta, o forse sì, ma la memoria è intermittente, varca le soglie del tempo ma crolla sui cinque minuti precedenti. Comunque il miracolo è che i due di Un uomo e una donna (proprio quei due, alla faccia del remake Un uomo e una donna oggi, del 1986, dimenticato) si ritrovano e si reinnamorano cinquanta anni dopo. Non allo stesso modo ovviamente, con la fatica di constatare che la morte è lì a due passi e che una frase di Victor Hugo è sempre moderna: “I migliori anni della vita sono quelli ancora da vivere”. Trintignant cita a memoria Verlaine e Boris Vian e sembra che un pilota da rally non faccia altro nella vita. Lelouch è persino più matto di Tarantino, invece di un sequel o una distopia ha riacceso il suo film cinquanta anni dopo girandolo in sequenza in 13 giorni e spaccando le regole del tempo. La classe non è acqua.

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