Lettera aperta di Claudio Trotta al sindaco di Milano sul progetto per San Siro

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Claudio Trotta
©Riccardo Medana

Ormai lo sanno anche i muri che presto inizieranno i lavori per costruire un “nuovo” San Siro. Due le ipotesi: ristrutturazione dello stadio esistente o (molto più probabile) abbattimento e costruzione di un nuovo stadio, con attorno numerosi servizi, per esempio uno shopping center e altro ancora. Molto si parla dello stadio riguardo il suo uso per il calcio (e ci mancherebbe altro, dato che la ricostruzione sarà pagata da Inter e Milan, che ne avrebbero anche la gestione per 90 anni). Invece come spesso avviene in Italia, quasi nessuno si preoccupa del suo uso per organizzare grandi eventi, per esempio i concerti, che pure interessano parecchia gente e generano un fatturato aggiuntivo non trascurabile.

Oggi l’organizzatore di concerti Claudio Trotta ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta a Beppe Sala, sindaco di Milano e quindi persona che riveste un ruolo cruciale nella gestione di tutta la “pratica”. Trotta solleva diverse questioni, da quella della capienza all’impostazione del “villaggio” che dovrebbe sorgere attorno allo stadio: siamo davvero certi, si domanda, che sia necessario l’ennesimo shopping center?

Ma ecco il testo integrale della lettera aperta.

di Claudio Trotta

Gentile Sindaco di Milano,
in attesa della presentazione ufficiale annunciata per giovedì, ho visionato i primi progetti relativi allo Stadio di San Siro e ho visto i due “rendering” pubblicati in rete. Qui riassumo in forma di lettera aperta le mie prime sensazioni di organizzatore di grandi concerti e spettacolo dal vivo in questa città da 40 anni.

È comprensibile che le società calcistiche stiano ipotizzando uno stadio ad hoc per le loro esigenze visto che lo finanzieranno.

È altrettanto corretto ricordare che ci sono milioni di persone che vivono e fanno vivere lo stadio grazie alla partecipazione ai concerti la cui realizzazione è stata anche fondamentale per il sostegno finanziario garantito, senza dimenticare il considerevole indotto economico, culturale e turistico.

Ma passiamo ad esaminare le criticità dei progetti per ora presentati.

Capienza

È ipotizzata intorno ai 60.000, di cui 12.500 cosiddetti premium.

Lo stadio San Siro ha attualmente una capienza per il calcio fino a 78.000 persone – per un concerto sappiamo che se il palco ha la copertura, come nella maggior parte dei casi, si può contare su circa 56/57.000 posti, di cui almeno 4/5.000 con una visione laterale e quindi parziale.

Partendo da questo e senza aver visto nessuna pianta del progetto del nuovo stadio (che non mi risulta sia stata diffusa mentre scrivo) si può considerare che se per il calcio il progetto parla di 60.000 persone, per i concerti si avranno presumibilmente vendibili circa 48-50.00 biglietti

Come tutti sanno con il prato non si riesce a recuperare in pieno ciò che si perde dietro e ai lati del palco.

In più non c’è nessuna spiegazione di come pensino di impostare il prato, se per esempio non considerassero delle uscite di emergenze dedicate al prato avremmo ancora il problema attuale simile peraltro a quello del Forum di Assago: grandi spazi nel parterre ma poche uscite di sicurezza e quindi poca capienza.

Di questa capienza totale, 12.500 sono cosiddetti premium, che magari sono premium per il calcio ma non è detto che siano in una posizione “premium” anche per la visione di un concerto. In questo momento i posti premium del calcio allo Stadio di San Siro non solo non sono “premium” ma sono considerati scarsi per la visione del concerto, come per esempio quelli posizionati in curva/angoli (destra e sinistra primo anello rosso) e quelli nel primo anello rosso ma sotto in fondo vicino agli sky box oppure addirittura la parte arancio posizionata dietro al palco.

Chi si intende di partecipazione ai concerti non vuole quei posti nella maniera più assoluta.

Tutto questo porterà inevitabilmente ad alimentare una tendenza già in atto, quella di aumentare i prezzi dei biglietti e di far diventare sempre di più i concerti eventi di lusso per pochi ricchi o per fanatici e oggetto di enormi sacrifici per le economie delle famiglie milanesi ed italiane.

Ristrutturazione

Senza fare nessuno studio mi pare ovvio affermare che è più facile, veloce ed economico fare una struttura ex novo piuttosto che rimettere mano ad una vecchia, che risale addirittura a quasi 100 anni fa.

Mi pare francamente la scoperta dell’acqua calda e mi auguro che venga argomentata più dettagliatamente questa possibilità.

L’inquinamento acustico: il nostro punto di vista e quello del pubblico

Si parla poi di diminuzione dell’inquinamento acustico, ma quando cominceremo a parlare dei diritti di chi fa Musica e di chi la ascolta?

Quando cominceremo a considerare la questione all’incontrario, rispettando i diritti di milioni di persone di ascoltare e vedere spettacoli in maniera adeguata e corretta?

Quando tutta la filiera della Musica avrà finalmente voce in capitolo e Rispetto?

Per questa importante decisione, relativa ad uno spazio cosi amato dal pubblico italiano e da tanti artisti, da Bruce Springsteen a Vasco Rossi, solo per citare due fra i più fedeli animatori dello Stadio, non mi risulta si sia chiesto consulenza e opinioni agli organizzatori e produttori e agli artisti dei tanti concerti svoltisi dagli anni Ottanta, e men che meno si sia aperta una specie di “consultazione popolare” in rete né con i tifosi delle due squadre di Milano, né men che meno con i milioni di fan della Musica live.

Prato

Da un punto di vista pratico aggiungo che l’idea del prato, ipogeo, a 7 metri sotto il livello della strada, presuppone possibili enormi problematiche per le vie di uscita dal prato stesso.

Il Villaggio

La zona è ottima, visto che avete appena portato la metropolitana, ed effettivamente in questo momento è una cattedrale nel deserto. Costruendo tutto il villaggio intorno con zone di verde, negozi, strutture si porta la vita.

Tutto questo senza aver visto un reale progetto perché quanto diffuso mi pare siano 43 pagine di relazione piuttosto banale e standard senza che nessuno si offenda.

Non c’è neanche un disegno della struttura, una divisione interna, un progetto dell’area intorno, della divisione tra verde e shopping center (un altro? Ma ce n’è davvero bisogno? Perché al posto dello shopping non si pensa di fare un centro di teatri, club, locali adibiti al pubblico spettacolo ed intrattenimento vario?).

O magari di Servizi per i Cittadini? Asili, scuole materne, palestre e aree sportive aperte come si fa all’estero? campi di calcio e di tennis, e di pallavolo e di qualsiasi altro sport, in modo che chiunque possa andare lì e possa usarli senza pagare? Un centro sportivo dedicato, strutturato, impostato esclusivamente per anziani e disabili?

Il valore e i servizi

Se dopo 90 anni dovrà essere ceduto al Comune, e quindi si chiarisce che è anche un bene per i cittadini, allora che ci siano servizi da subito senza aspettare 90 anni.

I servizi sono essenziali, e mi pare che si continui a costruire shopping center chiedendo al popolo di lavorare continuamente anche nei weekend, ma dove sono i servizi necessari a questo obbligo di lavoro?

Infine una piccola considerazione: molto probabilmente fra 90 anni anche questa struttura sarà considerata obsoleta, quindi come si fa a dire che fra 90 anni il Comune si trova con un valore calcolato ad ora? Molto probabilmente sarà fortemente svalutato, o sbaglio?

Grazie Sindaco per la tua considerazione dei temi che qui ho cercato di sviluppare.
Cordiali saluti
Claudio Trotta
Fondatore Barley Arts
Presidente Slow Music

Claudio Trotta
©Riccardo Medana

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