Un omaggio all’artista scomparso lo scorso anno
Ballerino, mimo e coreografo, regista e attore, Lindsay Kemp non si è fatto mancare niente, dal teatro off-off-Broadway al cinema d’autore di Ken Russell e Todd Haynes. A pochi mesi dalla sua scomparsa, Edoardo Gabbriellini scava nell’intimità di un artista incredibile, contemporaneamente Shakespeare e Nosferatu, che ha ispirato visionari come Derek Jarman e David Bowie, con una lunga intervista tristemente interrotta dalla morte della sua star. Un ultimo, inaspettato coup de théâtre: la degna fine di un personaggio eccentrico, il cui unico obiettivo è sempre stato elettrizzare, stimolare, sorprendere il pubblico affinché ogni momento sul palco fosse sempre più sorprendente. Anche dopo la sua morte: «L’idea — afferma il regista — è stata quella di mischiare più linguaggi (con materiali d’archivio e non solo) che si sviluppano attorno ad una lunga conversazione sul divano nella sua casa di Livorno; da cui Kemp ripercorre in modo libero e intimo alcuni momenti della sua vita e della sua carriera. Il ritratto vuol essere il richiamo suggestivo a un artista, per aver voglia di saperne di più e poterlo riscoprire».







































