50 anni di Abbey Road. 50 anni di uno dei dischi più belli della storia

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Il più bel disco dei Beatles. Forse basterebbero queste parole (totalmente personali) per celebrare il cinquantennale dell’ultimo disco della band di Liverpool.

Abbey Road si potrebbe definire come l’album dell’esplosione artistica di George Harrison, di Come Together, del Long Medley, dell’unico assolo di batteria di Ringo Starr (un artista che se ne sarebbe potuti permettere molto di più). E basterebbero questi motivi per comprendere la portanta di questo disco. In realtà però Abbey Road è un autentico capolavoro non solo per queste ragioni, ma anche per come è stato concepito. Basti pensare allo scenario: siamo nel 1969, i Beatles hanno appena visto naufragare il progetto Get Back (che uscirà pochi mesi dopo con il nome Let It Be) e stanno litigando su tutto, dalla scelta del manager alle questioni artistiche individuali e della band. In questa confusione, durante la quale stanno emergendo rancori covati per anni, sono obbligati, per contratto, a far uscire un nuovo album.

Chi ci sarebbe riuscito in queste condizioni? Nessuno, a eccezione dei quattro ragazzi di Liverpool. Come sempre in questi casi il primo a chiamare il gruppo a rapporto è stato Paul McCartney che, subito dopo, ha deciso di contattare George Martin. Paul voleva George per fare un disco “come ai vecchi tempi” e George accettò, a patto che anche il gruppo mettesse da parte malumori e discordie, per tornare quello “dei vecchi tempi”.

Il risultato è uno dei dischi più belli di sempre. Rispetto ai loro grandi album si sente la coesione che tanto mancava nel White e il suono, a differenza di Sgt. Pepper è più diretto, immediato, quasi asciutto. Il primo brano è di John Lennon con la sua Come Together, ma è George Harrison a lasciare il segno con due dei suoi gioielli più belli: Something (sarà il primo singolo di George) e Here Comes The Sun. In Abbey Road trova spazio anche il Ringo scrittore con Octopus Garden, composta durante una vacanza in Sardegna nelle 3 settimane in cui lasciò la band.

Ma la vera chicca del disco è la firma di Paul McCartney (aiutato da George Martin) al lato B: un medley di 16 minuti in cui i brani si susseguono uno sull’altro da sembrare una lunga rock opera. L’ultima canzone poi, The End, non solo è famosa perchè, per la prima volta, c’è un assolo di batteria di Ringo Starr, ma anche perchè è incredibile che l’ultimo brano dell’ultimo disco dei Beatles contenga semplicemente la frase «And In The End, The Love You Take Is Equal To The Love You Make».

Abbey Road verrà celebrato domani, quando uscirà la sua anniversary edition (QUI tutte le informazioni in merito). In attesa godiamoci i 50 anni di questo lavoro stupendo.

La tracklist:
Lato A
Come Together (Lennon-McCartney) – 4:20
Something (Harrison) – 3:03
Maxwell’s Silver Hammer (Lennon-McCartney) – 3:27
Oh! Darling (Lennon-McCartney) – 3:26
Octopus’s Garden (Starkey) – 2:51
I Want You (She’s So Heavy) (Lennon-McCartney) – 7:47

Lato B
Here Comes the Sun (Harrison) – 3:05
Because (Lennon-McCartney) – 2:45
You Never Give Me Your Money (Lennon-McCartney) – 4:02
Sun King (Lennon-McCartney) – 2:26
Mean Mr. Mustard (Lennon-McCartney) – 1:06
Polythene Pam (Lennon-McCartney) – 1:12
She Came In Through the Bathroom Window (Lennon-McCartney) – 1:57
Golden Slumbers (Lennon-McCartney) – 1:31
Carry That Weight (Lennon-McCartney) – 1:36
The End (Lennon-McCartney) – 2:19
Her Majesty (Ghost Track – Lennon-McCartney) – 0:23

Abbey Road

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