Ad Astra

Un altro figlio che va a cercare/uccidere il padre? Nello spazio

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Ad Astra
di James Gray
con Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, John Ortiz, Liv Tyler, Donald Sutherland.
Voto: fragile ma bello

Si è aperta una gara a Venezia per parlare male di questo film e sottolineare che patata sia Brad Pitt. Difendiamolo. Ad Astra ci dice che in un futuro imminente l’astronauta Brad Pitt figlio dell’astronauta Tommy Lee Jones (eroe sparito in cerca di presenze aliene verso Saturno) viene inviato in missione per capire l’origine di catastrofiche ondate elettromagnetiche che squassano la la Terra. E forse per cercare proprio il padre. Diciamolo subito: Ad Astra, nella prima parte, è ricalcato sul viaggio di Marlow lungo il fiume Congo a cercare il benefattore impazzito Kurtz. Cuore di tenebra di Conrad. O più vicino a noi, sul viaggio di Willard che alla fine del fiume che entra in Cambogia deve andare a “terminare” il pazzo colonnello Kurtz. Apocalypse Now. E visto che l’ultimo folle (commercialmente) e poco capito film di James Gray era Civiltà perduta, che metteva in campo un padre e un figlio separati/uniti dal disperdersi nell’ignoto geografico, è evidente che il discorso Deriva, Padri e Figli a Gray sta a cuore.  Gray ha avuto il torto di dire che voleva mettere insieme Cuore di Tenebra, Apocalypse Now e 2001 Odissea nello spazio. Così si è macchiato di lesa maestà, perché se l’idea della Luna e dello spazio come territorio di guerra e confine del possibile per le risorse funziona, quando l’eroe arriva dal Padre/Dio/Kurtz non può reggere due confronti con Coppola o Kubrick. E rischia la deriva verso il film filosofico meditabondo alla Terrence Malick. Che ad alcuni comunque piace.

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