Rambo Last Blood

Quinto episodio della saga. Il giustiziere della notte di confine

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Rambo Last Blood
di Adrian Grunberg
con Sylvester Stallone, Paz Vega, Sergio Peris-Mencheta, Adriana Barraza, Yvette Monreal.

Voto: stonato

Nel primo Rambo c’era il ritorno dal Vietnam e il problema dei reduci. Era un film anomalo per il suo tempo. In Rambo 2 – La vendetta Stallone tornava in Vietnam a liberare i prigionieri americani e da lì cominciava lo sfruttamento del filone. In Rambo 3 andava a riprendersi Trautman in Pakistan e giocavano alla guerra fredda. In John Rambo (il 4) andava a salvare missionari in Birmania. Rambo Last Blood, che nel titolo dovrebbe legarsi al primo film (che era First Blood, primo sangue, e qui è ultimo sangue) e che  forse non sarà l’ultimo, sembra una ricerca di mercato modellata sui nuovi cattivi di moda: cartelli della droga e messicani sanguinari. Scopriamo che Rambo aveva adottato una ragazza figlia di un messicano pessimo padre. La ragazza cresciuta vuole ritrovare il padre e si infila in Messico in un covo di mercanti di ragazze rapite, drogate e vendute come schiave sessuali. La banda è gestita da due fratelli: uno sanguinario che starnazza e uno sanguinario che ragiona. Rambo, nonostante gli acciacchi dell’età veneranda, va a farsi massacrare per la ragazza, non riesce a portarla via viva e, ecco l’unico collegamento con la saga del supersoldato superinfelice e ingestibile fuori dalle guerre: smette di prendere le pillole che lo tengono buono ed esplode: mezzo massacro in Messico e l’altra metà a casa in Arizona dove lo raggiungono i cattivi e dove sotto il ranch ha scavato (tanto per tenersi in allenamento) gallerie da Vietnam. Finalone splatter  simile a molti altri film anonimi con macchine di morte, trappole ecologiche da guerriglia nella giungla e recupero di organi vitali a mani nude. Stallone, che la sa lunga,  tenta la doppia carta di emulare i film alla John Wick e di sperimentare anche l’horror accompagnato da pensieri fuori campo. Ma in qualche modo il risultato è fangoso, con un sovrappiù di buoni sentimenti con icone come il ranch e la sedia a dondolo della tradizione rurale. Poi è arrivato il colpo di David Morrell, l’autore del romanzo First Blood, che ha preso le distanze. Stallone si conferma uno dei protagonisti dell’immaginario pop del nostro tempo capace di trasformare i temi seri in giocattoli rigorosi. Qualità del film? Aderente alla curva discendente della saga.

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