Motta, l’ultima volta all’Auditorium Parco della Musica

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Report di Samanta Di Giorgio

Si sa: gli arrivederci sono sempre difficili. C’è l’incertezza della nuova strada che si intraprenderà, del dubbio che una volta che si tornerà a casa noi saremo cambiati, che gli altri saranno cambiati o, semplicemente, che non riusciremo più a ritrovarci. Le incertezze sono tante, ma quando le persone che ci sono vicine credono in noi e ci assicurano che al nostro ritorno saranno ancora qui ad aspettarci, quello che fai è caricarti di energia positiva e della voglia di dimostrar loro che hanno fatto bene a confidare in te e che non li deluderai. Non succede solo ai comuni mortali, ma anche e soprattutto ai musicisti che arrivano a un punto in cui hanno bisogno di prendersi del tempo per ritrovarsi e ricrearsi. Gli addii non piacciono a nessuno. Se poi a farlo è uno dei personaggi dello scenario musicale italiano che hanno fatto breccia nel cuore di migliaia di fan, questi saluti sono duri ancora di più.

Nello scenario collettivo, il mese di Settembre è un nuovo punto di partenza, come se l’anno in corso ci desse una seconda possibilità per prendere in mano le redini del nostro tempo prima che il countdown arrivi davvero alla conclusione portandoci in dono un nuovo anno: dopo la pausa estiva, si tirano le somme, ci si ferma per iniziare a programmare e si fissano dei nuovi obiettivi. È come se fosse un secondo Capodanno.

È un po’ quello che ha fatto Francesco Motta, che sabato sera, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ha regalato ai suoi fans una favolosa festa di arrivederci. Reduce da un anno assai proficuo e traguardi personali molto importanti (tra cui il matrimonio da poco avvenuto che la splendida Carolina Crescentini), Motta ha deciso di prendersi una lunga pausa. Sono trascorsi poco più di tre anni da quando ha intrapreso la carriera solista, e un passo dopo l’altro ha percorso la lunga strada che lo ha portato fino a una colma Santa Cecilia.

Un’entrata in sordina, la sua, sull’immenso palco: al buio, avvolto dal fumo, imbraccia la chitarra e intona con una voce chiara e limpida La fine dei vent’anni. Poche strofe e il resto della band (e in seguito anche degli archi) lo raggiunge, ricreando così l’atmosfera in cui siamo soliti ammirarlo.

Un Motta visibilmente emozionato, che in più riprese si lancia in dichiarazioni di amore e di affetto per la sua neo moglie, per la sua famiglia (sia quella “naturale” che di “adozione”, quella della Crescentini, e ci scappa anche la promessa al padre della sposa che lui farà di tutto per lei) e soprattutto per il gruppo, con cui ha calcato la scena canora e intrapreso questo difficile ma soddisfacente percorso. Ospite di eccezione anche Nada, con la quale tutto ha avuto iniziato fino ad arrivare sul palco più prestigioso della musica italiana, quello di Sanremo, dove hanno duettato (come in questa serata) sulle note di Dov’è l’Italia.

L’intera sala canta e si emoziona al ritmo di un Motta che si toglie la sua maschera da duro e impassibile, che si mostra innamorato di quella famiglia che troppo spesso cozza col duro mondo del rock ma che a lui invece ha dato tanto. Siamo quasi certi che a certo punto abbia anche sorriso, ma lui lo ha negato e noi vi lasciamo nel dubbio che ciò sia realmente successo.

Nei suoi testi lui vuole dire la verità, e per farlo ha bisogno di tempo. Quest’urgenza si plasmerà in un nuovo disco, che lo riporterà in scena, neanche a dirlo, speriamo presto. Lo dice lui stesso quando il concerto sta per concludersi che non vorrebbe andar via, che non sa come fare senza il calore del suo pubblico. E allora fatemi fare un altro disco. Lo deve comunque a quel pubblico, a quei fan che dalle ultime file si sono riversati sotto palco per fargli sentire tutto il loro affetto, se lui ha smesso di avere paura di fermarsi.

Quindi, Motta, i tuoi fan ti aspetteranno e ti salutano usando le tue stesse parole:

“E lasciati andare: respira forte la nostra ultima canzone. E non ti girare, come se fosse la nostra ultima canzone”.

Band:

Federico Camici – basso
Giorgio Maria Condemi – chitarre
Matteo Scannicchio – tastiere
Cesare Petulicchio – batteria

SetList

La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Del tempo che passa la felicità
Se continuiamo a correre
Mio padre era un comunista
Vivere o Morire
Sei bella davvero
Prima o poi ci passerà
Cambio la faccia
Chissà dove sarai
Dov’è l’Italia
Senza un perché
La nostra ultima canzone
Mi parli di te
Ed è quasi come essere felice
Roma stasera

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Danilo D'Auria
Classe 1983, vive a Roma dal 2002. In questa città alimenta la sua passione per la fotografia, che cresce giorno dopo giorno. Attratto dall'atmosfera dei concerti, di cui è sempre stato un assiduo frequentatore, dal 2013 è fotografo di musica live. Dal 2014 collabora con la rivista Classic Rock, inoltre scatta anche per La Repubblica XL e 100DECIBEL. Altre sue foto sono state pubblicate su Drum Club e su ExitWell. Per quest'ultima testata ha scattato anche alcune copertine. Ha firmato anche la copertina del numero 41/2014 del magazine americano VENTS.

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