Renato Zero: “ringrazio Zero, che mi possiede dall’età di 15 anni, per avermi dato quel desiderio di cambiare le cose e la vita”. Arriva il nuovo album, “Zero il Folle”.

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A due anni di distanza da Zerovskij, il 4 ottobre Renato Zero pubblica il suo trentesimo album in studio, Zero il Folle.
Per registrare l’album, il cantante si è avvalso di un prestigioso terzetto, composto da Trevor Horn (produttore di artisti come Paul McCartney, Grace Jones, Tom Jones – con cui aveva già prodotto alcuni brani in Amo), Phil Palmer e Alan Clark dei Dire Straits.
Il disco (registrato a Londra) è stato anticipato dai singoli Mai più da soli (out dal 17 maggio) e La vetrina (out dal 13 settembre).
Per presentarlo alla stampa (e ad una rappresentanza del suo fan club), il cantautore ha scelto il giorno del suo 69esimo compleanno (30 settembre), festeggiato a fine presentazione con una torta e un coro intonato di auguri.

Nel disco c’è tanta attualità: si spazia dalla natalità zero di La culla è vuota, toccando poi energicamente il tema dell’ambiente in Che fretta c’è, concedendosi infine una stoccata all’uso eccessivo dei social, con il già singolo Mai più da soli.
L’album mette nettamente in risalto il profondo legame tra Zero e la fede, l’amore in Dio, e chiude con una dedica ai cantautori amici che non ci sono più, sulle note di Quattro passi nel blu.

Ci sono sicuramente ironia, amarezza, esortazione, in un album di fatto molto “suonato” (fatto non scontato), con assoli di sax e chitarra.

Durante la presentazione, Zero non ha risparmiato continue frecciatine allo scenario politico italiano: «I vinili di Burt Bacarach, che mi portava il mio amico marinaio dagli Stati Uniti, in Italia non arrivavano proprio: li bloccavano alla frontiera! Forse c’era un Salvini anche allora».
È così che inizia la chiacchierata con la stampa e i fan, che da sempre hanno un legame intenso con il cantautore, un’intesa che continua a caratterizzare la lunga e fortunata carriera di Zero, tanto da “chiamarli” al suo fianco nel giorno della presentazione ufficiale.
Un carriera, quella di Zero, che ruota da sempre attorno alla trasgressione, al voler uscire dagli schemi, per mostrare “soltanto” se stessi. «Questo lo ottieni, racconta lui, “solo se sei padrone di te, delle tue esperienze, se sei portatore sano di coraggio.
Io ho sempre voluto “esserci”, con i miei vizi e pregi, e quindi sono stato piume di struzzo e paillettes. Tutti espedienti che mi hanno tolto da una vita grigia. Oggi voglio quindi festeggiare Zero, ringraziarlo per avermi posseduto all’età di quindici anni, per avermi tolto dalla noia e nullatenenza, ma soprattutto per avermi infuso quel desiderio di cambiare le cose e la vita
La convivenza tra Renato e Zero non è stata affatto semplice, racconta ancora il cantante, e a un certo punto Zero ha tentato di prevaricare su Renato. Oggi riescono a convivere serenamente, e il nuovo disco ne è una degna dimostrazione».

Zero il Folle, presentato con quattro cover che vanno a comporre la parola “Zero”, contiene tredici tracce, che come abbiamo già anticipato, spaziano tra i diversi temi d’attualità.
Con la Culla è vuota, si tocca non solo il tema della natalità zero, ma anche dell’aborto: “Quante splendide vite/Rispedite al mittente/Non abbraccerai mai”. Sulla questione, Zero esprime il suo punto di vista, condannando l’aborto causato dalla “disattenzione”, ossia l’aborto anticoncezionale; Un uomo è, che con il suo sound trascinante è candidato a possibile singolo, si focalizza invece sul machismo: “La storia è crisi, il maschio impazza/Il più richiesto sulla piazza/L’uomo scarseggia viceversa”. A tal proposito, Zero si lascia andare anche a una disquisizione sulla “rieducazione” dell’intero Paese, senza rinunciare ad un’ulteriore frecciatina politica: «Il Paese andrebbe rieducato dalle fondamenta, dalla famiglia in poi, dobbiamo tutti fare mea culpa, e denunciare il malcostume. Dobbiamo bussare al campanello dello stronzo che picchia la moglie, o a colui che non permette al proprio figlio di realizzare la sua vita. Anche la spazzatura è un problema di cui doversi fare carico. Buttare la spazzatura in maniera selvaggia, significa dare un contributo ulteriore all’inquinamento del Paese, e alla nostra salute mentale.
Basti pensare al disagio che si prova passeggiando tra la sporcizia e le buche di Roma. Quando ho scritto Il Cielo non pensavo a questo cielo. I temporali di una volta servivano a pulire anche quello che non pulisce la Raggi».

E parlando di ambiente e tutela dell’ambiente, il riferimento a Greta Thunberg è quasi d’obbligo: «Siamo stranamente frastornati, forse perché abituati al fatto che quelli più grandi ci raccontano solo cazzate, mentre una bimbetta si permette di alzare il dito e dire – non voglio morire intossicata, voglio un mondo sano in cui crescere. Non capisco perché la si offenda, anche e soprattutto sui social. Diamo piuttosto un’occhiata alla nostra coscienza, e non giudichiamo sempre tutto quello che abbiamo davanti a noi».

Ufficio reclami, con intro e chiusura liturgica, costituisce una sorta di monito proveniente dal Cielo. Il ritornello è cantato magistralmente “in coro”: «Mario Biondi (presente in chiusura sul palco) mi ha ceduto le sue due figlie, che cantano divinamente», spiega Zero.

Viaggia, come si può intuire facilmente dal titolo, è un invito a scoprire il mondo: «Viaggiare vale più di un libro, mi perdonino gli intellettuali».

Quanto ti amo, scritto con il giovane Lorenzo Vizzini, sottolinea, in maniera evidente, il legame tra il cantautore e l’amore, inteso anche come fede in Dio: Tutti i giorni della mia vita ho detto Ti amo a qualcuno. Non serve andare alla Bocconi per saperlo dire. Dirlo è come una forma di protezione, di tutela, un comunicare agli altri la loro potenza, la loro credibilità. Va sempre speso il Ti amo, e non per forza per un viaggio a due. E quando trovi un amore forte e poderoso, come fai a non invocare Dio?».

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L’affondo ai social si percepisce nettamente già dal singolo Mai più da soli. E tal proposito Zero interviene: «C’è una propaganda all’esposizione, non sono più sentimenti o simpatia, ma una competizione insana di voler superare addirittura Sara Ferragni (Chiara, corregge il pubblico). Ah si chiama Chiara? Vedete che vuol dire non frequentare i social?», chiude.

Nell’album non manca poi una dedica (considerata quasi un atto dovuto) agli amici-cantautori scomparsi prematuramente, e la troviamo in Quattro passi nel blu.
Il brano è dedicato a Lucio Dalla, Ivan Graziani, Mango, «amici scomparsi sì, ma che rappresentano una parte di me, come un vestito. Li indosso come una copertina di Linus, e me li porto addosso rappresentandoli in questo disco, con questa dedica», spiega Zero, che per racchiudere la sua vita usa invece il brano che dà anche il titolo all’album, Zero il Folle: «Perché folle è chi sogna, chi è libero, chi provoca, chi cambia. Folle è chi non si vergogna mai e osa sempre, per rendere eterna la giovinezza».

Intanto, a riprova dell’amore del pubblico, e del legame che unisce Zero con i suoi fan, ci sono già tredici date sold out (ancora prima dell’uscita del disco)… «e non ho tutti questi parenti», precisa scherzando Renato.

Di seguito, il video-riassunto della conferenza stampa che ha fatto a Roma.

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Zero il Folle In Tour – calendario completo
1/3/4/6/8/9 novembre – Palazzo Dello Sport, Roma (Sold out)
14/15 novembre – Mandela Forum, Firenze (Sold out)
18/19 novembre – Grana Padano Arena, Mantova
23/24 novembre – Vitrifrigo Arena, Pesaro
7/8 dicembre – Modigliani Forum, Livorno
14/15 dicembre – Pala Alpitour, Torino
21/22 dicembre – Unipol Arena, Bologna
11/12 gennaio – Mediolanum Forum, Milano (Sold out)
18/19 gennaio – Palasele, Eboli
23/25/26 gennaio – Palaflorio, Bari (Sold out)

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