“My name is Michael Holbrook”, un viaggio in musica nelle emozioni di Mika

0
Mika

My Name Is Michael Holbrook, questo il titolo dell’ultimo album di Mika. In occasione del suo ritorno alle scene musicali, il cantante decide di mettersi a nudo e battezza la sua nuova creazione con il suo vero nome anche se, per sua stessa ammissione, non lo ha mai sentito molto suo (da sempre in famiglia è chiamato Mika), ma è il nome legato alle cose serie, burocratiche. Michael Holbrook Penniman è, poi, anche il nome di suo padre, una figura complessa da cui ha preso le distanze per molti anni e che ha riscoperto piuttosto di recente.

Proprio la riscoperta è il sentimento principale del quinto album dell’artista libanese, cresciuto tra Francia e Inghilterra e con origini statunitensi. Un melting pot di culture che si sono sempre mescolate, più o meno volontariamente, nella sua vita artistica.

Anche se mantiene il viso ingenuo contornato dai soliti riccioli bruni che gli conferiscono un’aria da eterno adolescente, Mika non è più il ragazzo che cantava Grace Kelly, è un uomo maturo, che ha ancora voglia, certo, di regalare musica scanzonata (Ice Cream, che ci ha fatto ballare quest’estate, è solo uno degli esempi), ma ha anche la necessità di trovare una nuova strada, di fare pace con i conflitti tra Mika e Michael, che sente il bisogno di diventare adulto, senza perdere la spontaneità e il colore, ma mettendo insieme i tasselli di una vita sicuramente sui generis.

«La vita è fatta di capitoli, di fasi con intenzioni diverse — racconta l’artista —. Sono quattro anni che non faccio un disco e ho sentito la necessità di rimettere insieme la persona e il personaggio. Sono andato a Savannah, in Georgia, e nel cimitero cittadino ho trovato una tomba di un mio antenato che portava il mio stesso nome. Era sbiadita, il nome si leggeva appena, ma quella è stata una prima molla. Sono tornato a casa e ho cominciato a comporre. Poi è arrivata la notizia che mia madre stava male e dovevo partire per raggiungerla. In un primo momento mi sono arrabbiato con lei, ho pensato ‘Che stronza! Proprio ora che sono tornato a scrivere qualcosa deve stare male?’ In realtà poi si è rivelata una bella occasione per tornare a suonare il piano di casa mia, anche quello mi è servito».

Comincia, così, con generosa impetuosità a raccontare alla stampa la sua vita, fatta di gioie e dolori: la dislessia, il bullismo, la malattia della madre che l’ha costretta a smettere di lavorare (la donna è presente in voce nel disco assieme alla sorella Paloma, vittima di un incidente anni fa, cui l’artista ha dedicato il brano omonimo), il rapporto complesso con il padre, ma anche i momenti belli, le vacanze in Italia con la sua grande famiglia un po’ bohémienne, proprio in quella Sanremo che per noi italiani vuol dire festival (e sul cui palco un giovane Mika presentò il suo primo singolo nel 2007) e che il cantante trasforma in una canzone celebrativa e nostalgica di un luogo magico dell’infanzia che acquista spessore  e complessità con un video in bianco e nero ispirato alle opere di Pasolini.

E a chi gli chiede se tornerà a fare TV risponde vago: «C’è un bel progetto che ho in mente e che non vedrà solo me alla conduzione». L’imperativo da seguire, insomma, è mai ripetersi!

Un uomo che ha il coraggio di cambiare, questo è Mika dopo 12 anni di carriera nei quali è stato all’apice della felicità, ma anche della tristezza, e che non ha più paura di scoprire tutte le carte.

Un piccolo rimpianto è quello di non aver portato in teatro o in TV uno spettacolo che scrisse con Dario Fo, una sorta di Aspettando Godot in cui i protagonisti, Fo e Mika, attendevano la morte stesi a letto. «Il letto che c’era in Stasera CasaMika era un omaggio a quel progetto — spiega — sono stato onorato di aver conosciuto una persona come Dario Fo, lui mi ha insegnato molto sulla vera Italia, non quella che uno straniero come me, che viene a fare un talent show, può conoscere».

E se l’album, scritto tra Miami, Londra e la sua amata campagna Toscana che ormai è uno dei suoi posti del cuore, rappresenta un po’ una biografia emozionale dell’artista, cosa aspettarci dal tour in arrivo?

«Anche il titolo del tour, Revelation, si collega al mio percorso di ricerca identitaria e, per l’appunto, di rivelazione che ho intrapreso in questa nuova avventura artistica. Sto preparando uno spettacolo ricco di sorprese, forte delle esperienze e del bagaglio acquisito con i miei spettacoli televisivi, ma riportando la musica al centro di tutto. In Italia, poi, per me sarà una emozione viaggiare da un estremo all’altro della penisola. Con Stasera CasaMika vi ho invitati tutti a fare festa a casa mia, stavolta sarò io a venire a casa vostra. Verrò bussando alla vostra porta, città per città. Spero mi accoglierete».

Mika

Il tour italiano promosso da Barley Arts si articolerà in ben 12 tappe nelle grandi arene di altrettante città, un record per un artista internazionale di grosso calibro: Dom 24 Novembre, TORINO (Pala Alpitour); Mar 26, ANCONA (PalaPrometeo); Mer 27, ROMA (Palazzo dello Sport); Ven 29, CASALECCHIO DI RENO, BOLOGNA, (Unipol Arena); Sab 30, MONTICHIARI, BRESCIA (PalaGeorge); Lun 2 Dicembre, LIVORNO (Modigliani Forum); Mar 3, ASSAGO, MILANO (Mediolanum Forum); Sab 1 Febbraio 2020, PADOVA (Kioene Arena); Dom 2, BOLZANO (PalaOnda); Mer 5, NAPOLI (Teatro PalaPartenope); Ven 7, BARI (Palaflorio); Sab 8, REGGIO CALABRIA (Palacalafiore).

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Claudia D'Agnone
Nata a Foggia in un’estate di notti magiche in cui si inseguivano goal, a 19 anni parte prima alla volta di Roma per poi approdare a Milano. Ha iniziato a 20 anni a collaborare con riviste cartacee o web scrivendo principalmente di musica e spettacolo. Parla tanto, canta, suona (male), insomma pratica qualunque attività fastidiosa vi venga in mente. Per evitare di snervare eccessivamente chi le è vicino si è “sfogata” al microfono collaborando con alcune radio web e locali. Medaglia olimpica di stage non retribuiti.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome