The Lodger – A story of the London fog (1926) di Alfred Hitchcock

Sabato 12 ottobre 2019 ore 21 al Teatro Verdi di Pordenone la proiezione del film restaurato diretto dal grande regista inglese a 120 anni dalla nascita

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Nell’ambito delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone

Londra. Nascosto nella nebbia, un nuovo Jack lo squartatore, che si fa chiamare The Avenger, uccide ogni martedì giovani donne bionde riuscendo a sfuggire alla caccia della polizia. Nella pensione dei signori Bunting in un quartiere londinese, arriva un nuovo ospite, Jonathan Drew, un giovane educato e gentile, ma dall’aria misteriosa. Appena cala la nebbia, avvolto in una sciarpa che gli nasconde il volto e un cappello calato sugli occhi, il pensionante esce nelle strade della città e non nasconde il suo interesse per i delitti del maniaco. I Bunting hanno una figlia, Daisy, corteggiata da Joe Chandler, un poliziotto che si dimostra subito geloso della presenza dell’uomo su cui nel frattempo iniziano a emergere dei sospetti quando si scopre nella sua stanza il ritratto di una ragazza bionda. Accusato di essere The Avenger, Jonatahan fugge verso Hyde Park inseguito dalla folla decisa a linciarlo. In quel momento, fortunatamente, giunge la notizia che il vero colpevole è stato catturato. Solo allora si viene a sapere che sospettato è il fratello di una delle vittime e che il suo scopo era quello di individuare l’assassino. Terzo film di Alfred Hitchcock girato in patria, The Lodger, il cui copione per la prima volta è scelto liberamente dal regista, contiene alcuni dei temi preferiti da Hit come la presunta colpevolezza di uno personaggio in realtà innocente, ma anche la critica ai mezzi di informazione pronti a scatenare il panico al solo fine di aumentare il loro potere nella società. «Partendo da una trama semplice – racconta il regista- sono stato costantemente animato dalla volontà di presentare per la prima volta le mie idee in forma puramente visiva. Ho girato quindici minuti di un tardo pomeriggio d’ inverno a Londra. Sono le cinque e venti e la prima inquadratura del film è il volto di una ragazza bionda che urla. Ecco come l’ho fotografata. Ho preso una lastra di vetro. Ho messo la testa della ragazza sul vetro, ho sparso i suoi capelli in modo che coprissero il quadro, poi l’ho illuminato dal basso in modo da far risaltare i suoi capelli biondi. A quel punto c’è uno stacco, si passa a un’insegna luminosa che fa la pubblicità a una rivista musicale “Questa sera Riccioli d’Oro. L’insegna si riflette sull’acqua. La ragazza di prima è morta annegata: viene tirata fuori e adagiata sulla strada…» (I film di Alfred Hitchcock Gremese Editore). Protagonista della pellicola è Ivor Novello, attore tra i più famosi dell’epoca, considerato una sorta di Rodolfo Valentino inglese spesso utilizzato nel ruolo del gentiluomo infelice, ma un grande e irresistibile conquistatore di cuori femminili. Alfred Hitchcock per la prima volta appare nella pellicola in una delle sue note comparsate: prima seduto di spalle nella redazione di un giornale e poi tra la folla che assiste alla cattura del protagonista.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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