Le verità

La diva Deneuve recita la parte della diva (Deneuve?). È la verità?

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Le verità
di Kore’eda Hirokazu
con Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke, Clémentine Grenier,
Manon Clavel
Voto: un sushi francese?

Le verità (in originale La Verité, una sola) di Hirokazu Kore-eda ha aperto il Concorso di Venezia 76. È un gioco di specchi: La diva Deneuve incarna una diva del cinema francese che ha scritto le sue memorie (La Verité, appunto). La figlia Binoche che attrice non fu (ma che ci pensò, che sta con un attore americano e che ha una bambina che vorrebbe fare l’attrice) torna da New York per festeggiarla, l’accompagna su un nuovo set e scopre che nelle memorie dei famosi non si scrive proprio la verità, ma quello che il pubblico vorrebbe leggere. La mamma diva che con la verità e con la recitazione ha un rapporto sarcastico e affilato recita su un set dove si confronta con la storia di una madre astronauta che per effetto della relatività einsteiniana invecchia meno delle figlie fino a sembrare più giovane di loro (quella storia, tra l’altro, esiste davvero). E si confronta oltre che con la figlia con una diva in ascesa che le ricorda tanto qualcuno che ebbe una parte profonda nella sua storia d’attrice. Tripla riflessione su tre specchi, un’acrobazia delicata nelle mani del giapponese Hirokazu Kore-eda che di solito, quando opera, è netto come un chirurgo e leggero come un poeta. E qui? Stavolta è solo un maestro giapponese che si mimetizza in un film francese fino a farne un film francese. È un difetto? Se amate l’autore sembra un difetto. Ovviamente tutti dicono quant’è brava la Deneuve.

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