Niccolò Fabi torna con “Tradizione e tradimento”: recensione track by track

Il cantautore romano torna a tre anni e mezzo di distanza da "Una somma di piccole cose" con un album in bilico tra analogico e digitale, tra passato e futuro, tra memoria e prospettiva. La nostra analisi brano per brano.

0
Foto: Chiara Mirelli

Tradizione e tradimento
Niccolò Fabi
2019
(Universal)
voto: 8

Era difficile tornare e riuscire a mettere ancora una volta d’accordo tutti, a tre anni e mezzo di distanza da Una somma di piccole cose, acclamato da pubblico e critica, vincitore del Premio Tenco come miglior album assoluto (secondo consecutivo dopo Ecco) e di un disco d’oro, eppure siamo sicuri che Niccolò Fabi farà centro un’altra volta con Tradizione e tradimento, nono album di inediti del cantautore romano in uscita oggi.

Un disco di 9 tracce per poco più di 37 minuti, che limita le canzoni all’essenziale senza farcire l’album di riempitivi per dover arrivare per forza agli ormai “canonici” 12 brani della maggior parte delle produzioni moderne.

Già a partire dal titolo, Tradizione e tradimento, Niccolò ci mette di fronte a una scelta, a un bivio, e ce li spiega così: «è anche un disco sul conflitto, sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva. La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità. Come trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di tradire quel percorso. L’album era partito per voler essere un disco molto elettronico, quindi è anche la cronaca di un fallimento e allo stesso tempo di una conferma di una identità forte».

Tradizione e tradimentoè stato scritto e registrato tra Roma e Ibiza, ed è il risultato di un lavoro corale che vede alla produzione artistica Fabi insieme a Roberto Angelini e Pier Cortese, storici amici e compagni di viaggio e di palco. Ha collaborato alla produzione anche Costanza Francavilla per i brani A prescindere da me, Amori con le ali e Nel blu, mentre Yakamoto Kotsuga, produttore e compositore di colonne sonore, ha caratterizzato l’arrangiamento di Io sono l’altro.

Apre l’album Scotta: un pianoforte a fare da sottofondo come in una sorta di continuità stilistica con Una somma di piccole cose e poche parole a comporre una poesia minimalista ancor più che un testo (per la precisione 71, le abbiamo contate), ma già in queste due sole strofe siamo di fronte a una dichiarazione d’intenti importante che ci dà la cifra dell’intero lavoro: l’arte non è una posa / ma resistenza alla mano che ti affoga.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

A prescindere da me inizia a darci un assaggio della componente elettronica che caratterizza l’album. Elettronica che però non prende il sopravvento da protagonista della scena, ma fa semplicemente il suo lavoro, fondendosi con gli strumenti in maniera sapiente e “colorando” le canzoni dando loro un respiro ampio. Il testo è un invito a muoversi, a non restare fermi, fossilizzati, a uscire quindi dalla nostra “comfort zone” per guardare avanti, crescere, imparare, maturare e cambiare, mantenendo sempre fissa la coscienza di chi siamo e siamo stati, perché rimanendo immobili si muore (“tu muoviti per sempre pigramente / si muore nel rigore / nel movimento assente, nel pensiero senza amore / ed io è di questo che ho paura / perché quando mi fermo è arrivata la mia ora”). Proprio il parallelismo che fa Fabi tra immobilismo e morte ci fa tornare alla mente la poesia di Martha Meldeiros, Lentamente muore (Lentamente muore / chi diventa schiavo dell’abitudine / ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi).

Unendosi idealmente al brano precedente, Amori con le ali celebra praticamente ogni mezzo di trasporto, dai treni ai gommoni, passando per pedalò, elefanti e bighe. Un elenco simbolico per significare che non importa il modo in cui si viaggia e ci si sposta, ma che semplicemente è importante farlo, per scoprire qualcosa di nuovo e magari capire che potrebbe essere meglio di quello che avevamo prima. Musicalmente, il brano si regge su una chitarra acustica che dialoga con l’arpeggiatore di un synth quasi voler a rappresentare, anche a livello sonoro, questo bilanciamento degli opposti, tra vecchio e nuovo, fra stasi e movimento, fra tradizione e tradimento. (“grazie a chi mi ha regalato un movimento / allontanandomi da qualcosa e avvicinandomi a qualcos’altro / avvicinandomi a qualcuno e allontanandomi da qualcun altro”).

Quel “qualcun altro” che chiude Amori con le ali può essere una persona con cui veniamo a contatto nella nostra vita ma possiamo essere anche noi stessi, perché siamo “altro” per le altre persone e il ruolo che gli altri ricoprono nella nostra vita noi lo ricopriamo nella loro. E allora Io sono l’altro, singolo in radio da qualche settimana che ha anticipato l’uscita dell’album (trovate il videoclip in chiusura di articolo), è un invito all’empatia verso il prossimo, perché l’altro potrebbe essere il chirurgo che ci opera domani o il donatore che aspettavamo per un trapianto. Il ritornello (“quelli che vedi sono solo i miei vestiti / adesso vacci a fare un giro e poi mi dici”) riprende il concetto di un antico proverbio dei nativi americani: “prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe”.

Ovviamente cambiare non è facile, non si può avere sempre così tanta voglia e forza d’animo per mettersi in gioco e capita che ogni tanto arrivino quelli che Fabi chiama I giorni dello smarrimento, in cui tutto ci sembra buio, non vediamo nessuna prospettiva davanti a noi e ci troviamo indecisi a un bivio tra certo ed incerto, chiedendoci allo stesso tempo dov’è la strada per tornare indietro alle nostre certezze e qual è la stella da seguire per andare avanti verso la giusta direzione, e realizzando che forse a volte non serve andare troppo lontano perché le cose che contano spesso sono vicino a noi, a portata di mano.
Questa canzone è non a caso il brano centrale dell’album, perché racconta di quello che lo stesso cantautore romano ha definito il suo “fallimento” nelle intenzioni riguardo la realizzazione del disco, ovvero voler cercare un suono più elettronico, volersi spingere verso qualcosa di estremamente diverso da quello che è il suo stile di sempre, salvo poi decidere di tornare indietro sui suoi passi perché non convinto fino in fondo dei risultati della “sperimentazione”.
Nella canzone troviamo alla voce anche Pier Cortese, autore del testo insieme a Niccolò. (“sono i giorni dello smarrimento / i giorni senza desideri / degli eventi in controtempo / senza un ruolo nel reale / degli occhi chiusi contro il sole in attesa di un barlume / quando non senti più calore e il vuoto ti assale”).

Foto: Chiara Mirelli

Nel blu fa riferimento a uno dei tanti momenti della vita in cui ci troviamo davanti a una scelta, ma in questo caso non siamo soli a dover prendere la decisione: c’è una persona vicino a noi, che ci dà forza, ci accarezza la schiena e ci dà il coraggio di saltare, a significare l’importanza che anche gli altri possono avere a volte nell’aiutarci a fare una scelta. Chiude il brano una lunga coda strumentale, eterea e lieve, che ci dà la sensazione di esserci tuffati anche noi nel blu coi protagonisti del brano (“con il coraggio che da soli non avremmo mai trovato / tu mi hai sorriso e io ho sentito di esser pronto”).

Uno dei brani che ha “resistito” al ritorno allo stile tradizionale dopo la fase di sperimentazione elettronica è Prima della tempesta, che è anche uno dei pochi momenti in cui invece di affrontare la narrazione in maniera introspettiva e personale si guarda fuori, parlando della piccola profezia che un uomo può fare guardando la realtà che ci circonda, ovvero che l’uomo sta uccidendo la natura per la brama di progresso, ma è per forza destinato a perdere la guerra contro chi da sempre governa il mondo (“E così sia” / disse l’uomo alla sua festa “mangiate tutto prima della tempesta” / “Non c’è tempo, non mi provocare” / disse il mare prima della tempesta).

Migrazioni mette ancora una volta il movimento al centro dell’attenzione dell’ascoltatore. Stavolta la soggettiva è nello sguardo di uno stormo di uccelli che da anni si muove durante le stagioni migratorie, appunto, spostandosi da una parte all’altra del pianeta alla ricerca della propria sopravvivenza e di quella della sua specie. L’obiettivo di usare gli uccelli come protagonisti della narrazione è quello di elevare un tema che esiste da sempre su un gradino più elevato rispetto polemica politica di bassa lega sui flussi migratori (“Non siamo certo i primi perché accade da millenni / dalla notte verso il giorno, dal freddo verso il caldo / per il cibo e per la pace, per i figli, per la specie per sopravvivere. / È tutto qui”).

Chiude l’album Tradizione e tradimento, che oltre a dare il titolo a tutto il disco ne racchiude anche il significato, ed è proprio Niccolò in prima persona che si mette a nudo parlando di se stesso e della sua ambizione artistica, quel lavoro di ricerca, di voglia di cambiare pur restando sempre fedele a se stesso (“certe volte le ambizioni si confondono / ed il nuovo non è sempre il meglio / cosa conservare e cosa cedere / dopo ogni scelta arriva il conto / guardo fisso avanti il filo e sono in bilico / nelle insidie di ogni cambiamento / tra le forze che da sempre mi dividono / tradizione e tradimento”).

Un album bello, come ormai da tempo ci ha abituato Fabi, intriso di poesia, di umanità. Le parole sono sempre quelle giuste, pesate, scelte accuratamente, in un lavoro certosino che ricorda il modo di comporre di De André. Gli strumenti musicali si fondono con l’elettronica e le due “anime” musicali del disco si confrontano, dialogano e si compenetrano dimostrando che possono convivere nel giusto equilibrio, senza che una debba per forza vincere sull’altra. Nove piccole gemme che aggiungono un altro importante tassello alla carriera del cantautore romano e che immaginiamo faranno di Tradizione e tradimento il favorito per l’album dell’anno al prossimo Premio Tenco.

Per concludere, vi lasciamo con la storia della copertina raccontata dallo stesso Niccolò durante la conferenza stampa di presentazione dell’album: «Da una decina di anni faccio ripetutamente viaggi in Africa con la ONG Medici Per L’Africa Cuamm. Loro operano in sette paesi africani e si occupano di portare lì professionisti medici e ricostruire il sistema sanitario nelle zone più rurali e lontani dalle grandi capitali, dove il sistema sanitario è più o meno inesistente.
Nello scorso mese di maggio siamo stati in Mozambico: sei mesi fa lì c’è stato un ciclone molto potente che ha devastato una zona costiera proprio nel punto in cui Cuamm lavora, quindi siamo andati a vedere gli effetti del ciclone sulla struttura. Durante una pausa siamo andati a fare una passeggiata lungo l’oceano, in una domenica pomeriggio meravigliosa dove c’erano un sacco di ragazzi che giocavano sulla spiaggia, in una di quelle classiche situazioni che ti riconciliano con gli esseri umani e con il mondo. A un certo punto notiamo che c’è un faro, ci avviciniamo, chiediamo e ci acconsentono di visitarlo e di salire in cima. Una volta usciti fuori sulla balaustra, con alle spalle la luce del faro spenta, la maggior parte di noi inizia a godersi la vista con l’oceano davanti, la spiaggia, le palme, mentre alle nostre spalle c’era invece un panorama più inquietante, con visibili gli effetti del ciclone, quindi baracche e case semidistrutte. Dopo aver fatto qualche foto per testimoniare la situazione vengo attirato dal pavimento di questo faro, di un colore blu-verde estremamente forte, con le incrostazioni e le tracce dell’umidità che gli avevano donato un colore molto particolare, e c’era un punto in cui questo pavimento si intersecava con la balaustra, che era invece rossa e anch’essa consumata dall’umidità e quindi arrugginita. Allora inizio a fare tante foto proprio a questo punto di intersezione perché questa combinazione di colori lo facevano sembrare quasi il punto di confine tra la Terra ed un cielo infuocato.
Quando poi siamo tornati a casa ed il disco ha iniziato ad intitolarsi Tradizione e tradimento ho riguardato queste fotografie e mi sono ricordato di questo momento, e l’ho ricollegato al concetto dell’album per tre aspetti: a livello puramente fotografico per il fatto che la dualità tra questi colori era secondo me molto emozionante, poi perché la foto era stata scattata in Mozambico in occasione di questo viaggio e questo gli dava un significato per me molto importante, ovvero che non era una foto artistica, ma aveva alle spalle un significato di un certo tipo e l’ultimo motivo, ancor più simbolico, è riferito a una domanda che mi avevano fatto le persone che erano con me su quel faro e che era “come mai invece di fotografare l’oceano sei stato un’ora a guardare per terra?”. Lì ho pensato anche a quello che potrebbe essere simbolicamente il ruolo dell’artista, ovvero quello di riuscire, all’interno di un panorama, a notare alcuni dettagli che gli altri notano meno e fornire un punto di vista diverso a chi era distratto da altro far scoprire qualcosa che è sotto i nostri occhi ma che noi noi cogliamo, che se vogliamo è un po’ il ruolo della poesia».

E in questo disco di poesia ce n’è tanta, come in ogni album di Niccolò Fabi.

Qui sotto tracklist e copertina di Tradizione e tradimento, più in basso il videoclip di Io sono l’altro.

1. Scotta
2. A prescindere da me
3. Amori con le ali
4. Io sono l’altro
5. I giorni dello smarrimento
6. Nel blu
7. Prima della tempesta
8. Migrazioni
9. Tradizione e tradimento

 

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome