Piero Pelù: «Litfiba? No, ora faccio lo spazzino-rock all’inferno»

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Piero Pelù
@Riccardo Bagnoli

Camicia vintage hawaiana verde ecologica e un nuovo singolo, Picnic all’inferno, in uscita il prossimo 18 ottobre, dove compare anche un campionamento della tanto amata quanto discussa agit-prop svedese Greta Thunberg. Ne avrete sicuramente sentito parlare. Piero Pelù, con la sua consueta garra, non fa sconti a nessuno: esplode alla maniera di Al Gore (ricordate il suo documentario Una Scomoda Verità?) nel ritornello del pezzo, e condisce di gospel, elettronica e rock il resto della canzone. Un brano non litfibiano (troppo hard l’inciso) per un uomo di 57 anni, non ancora domo, che rappresenta comunque il 50% del gruppo rock italiano più popolare di sempre.

L’abbiamo intervistato in una saletta privata della sua casa discografica e senza peli sulla lingua, dato il tipo in questione. E ci siamo fatti un giretto a casa del Diablo. Che in questo caso non è Claudio Chiappucci o il brano omonimo dei Litfiba uscito il 30 ottobre 1990, ma il nostro Pianeta Terra come ce lo descrive, angosciata, la stessa Thunberg nelle sue epocali conferenze. La parola al frontman fiorentino.

Picnic all’inferno, per quanto riguarda la cadenza delle strofe, mi è sembrata una canzone che avrebbe potuto cantare uno come Adriano Celentano. Era nei tuoi pensieri il Molleggiato quando hai scritto il pezzo?
Assolutamente sì: Celentano è da sempre nelle mie radici. Il suo ecologismo in musica è una pietra miliare e forse dovrei mettere in preventivo, un giorno, di fare una versione metal de Il ragazzo della via Gluck… (sorride) Battute a parte, oggi ci sono pure passato dalla via Gluck venendo qui per tenere queste interviste. Vedi il caso, a volte.

Picnic all’inferno sembra il titolo di un grande B-movie italiano, tipo quelli che giravano Umberto Lenzi o Ruggero Deodato a fine anni ’70. Come ti è venuto fuori?
Grazie, lo vedo come un grandissimo complimento. Anche perché la regia del videoclip è mia e lì mi sono lasciato prendere la mano nel descrivere la presenza dell’uomo in un ambiente inquinato particolarmente impattante. L’ho girato a Milano non a caso perché, oltre al problema del traffico e delle polveri sottili nell’aria, a volte nell’hinterland meneghino spunta fuori pure il business sommerso collegato alle varie ecomafie criminali. Brutte, bruttissime storie. Di cui bisognerebbe parlare molto di più…

I Litfiba sono celebri per la loro tetralogia collegata ai quattro elementi naturali: fuoco (El Diablo, 1990), terra (Terremoto, 1993), aria (Spirito, 1994) e acqua (Mondi Sommersi, 1997). Poi ci fu anche il tempo descritto in Infinito del 1999. Tutta questa lunga premessa per chiederti: ti è mai venuta voglia di convogliare il tema dell’ecologia in un album, magari definitivo, del tuo gruppo principale?
Come dici bene tu, i Litfiba negli anni ’90 hanno realizzato cinque album “concept”; quindi direi che c’è già materiale a sufficienza… (sorride)

E comunque, anche nel vostro ultimo disco del 2016, ora che mi ci fai pensare…
Esatto. In Eutòpia  Ghigo ed io abbiamo inserito due canzoni ecologiste come la stessa titletrack e Intossicato, dunque anche lì ci siamo già espressi in materia. Bene, ora è il mio turno, ma questo per me non vuol dire che esistano delle differenze tra fare il solista o il cantante dei Litfiba: resto sempre io.

Ghigo Renzulli ha già avuto modo di ascoltare la versione finita di Picnic all’inferno? Vi scambiate feedback tra di voi quando non c’è di mezzo il gruppo?
No, non è successo, ma questo non è mica un problema; anzi, trovo che sia del tutto normale tra due musicisti. I Litfiba torneranno prima o poi, statene certi; ma ora tocca a me.

Te lo domandavo perché in definitiva è dal 2008 che non ti presenti da solista con delle canzoni inedite. Sei stato molto impegnato con la band in questo ultimo decennio…
Sì, ma è bello alternare. Mettiamola così: la mia fase solista, negli anni zero, fu frutto di una brutta rottura con Ghigo e Picnic all’inferno fortunatamente non sottintende che ci sia di nuovo quel tipo di problemi. I Litfiba sono vivi e vegeti mentre io, con questo singolo e il nuovo tour, sono tornato a fare ciò che in realtà faccio da sempre: il rocker-spazzino!

Efficace come definizione.
Già. Quello che canta e tiene concerti, ok, ma che va anche in spiaggia a tenere pulito l’ambiente, armato di enormi sacchi  neri per raccogliere la  spazzatura. Queste mie azioni le filmo e le posto pure sui miei social. Nella speranza di sensibilizzare qualche mio fan.

Nel 2020 saranno quarant’anni esatti di carriera per Piero Pelù. Immagino che l’evento principale cadrà il prossimo 6 dicembre, anniversario del primissimo concerto dei Litfiba alla mitologica Rokkoteca Brighton di Settignano…
In realtà inizierò ben prima a festeggiare: l’8 marzo, giorno della festa donna, ma anche mia prima esibizione in assoluto nel 1980 con i Mugnions, la mia vecchia punk band liceale. E poi, man mano, si arriverà anche a quel fatidico 6 dicembre, certo, quando nacque la vicenda dei Litfiba. Sarà un anno molto impegnativo il 2020.

Hai detto che, nel 2020, non ci sarà solo un tuo eventuale album solista e altri concerti. A cosa ti riferivi? Magari ad un documentario sulla tua vita o a un nuovo libro?
Quanta fretta! Godiamoci il presente, dai. Siamo in pieno autunno 2019 e ora c’è sia l’uscita di Picnic all’inferno — che io considero una bomba ecologica positiva — e a novembre il Benvenuto al mondo tour. Sei date potentissime nei club. Sai, io ci sono nato nei club e, se va avanti così, ci morirò pure! (ride)

Anticipazioni sulla scaletta novembrina?
Parto con le prove tra breve. Ci saranno ovviamente tanti brani miei e alcuni pezzi rielaborati dei Litfiba. Saranno show intensi perché noi quattro Bandidos, dopo il warm up-tour dell’estate 2018, abbiano sempre più voglia di spettinarvi per bene…

Scusa se sposto nuovamente avanti le lancette, ma hai pensato che quando torneranno i Litfiba tu sarai quasi sulla sessantina e Ghigo avrà qualche anno in più? Mi sembra una cosa bella, no? Infonde sicurezza sapere che, in questi tempi mutevoli, voi ci sarete ancora a lungo…
Beh, i miei punti di riferimento musicale sono sempre stati i Rolling Stones e Iggy Pop, fai te. E se lo fanno loro, perché non dovremmo provarci anche noi? (strizza l’occhio) Il classic rock è pieno di esempi validi di gente che non vuole mollare. Nomi tipo gli Aerosmith o gli Scorpions. O i Whitesnake. Tutti dei grandissimi, per la cronaca.

Penultima domanda: pensi che con Franck Ribery in maglia viola Firenze possa tornare a sognare? Giusto per parafrasare la canzone di una certa band…
Sinceramente? Ribery a parte, spero innanzitutto che la Fiorentina torni a giocare un bel calcio. Un calcio che diverta chi frequenta con passione il Franchi. Musica e calcio, per me, vanno a braccetto in questo senso. Prima bisogna far divertire il pubblico. E poi badare alle classifiche del campionato o degli streaming.

E del nuovo presidente della Viola, Rocco Commisso, che mi dici? Lui è molto Piero Pelù come temperamento, no? Parla diretto e non le manda di certo a dire…
Già, Commisso mi garba. Mi garba parecchio.

Piero Pelù sarà in tour a novembre 2019 nelle seguenti città: 13 novembre, Roma (Atlantico); 15 novembre, Bologna (Estragon); 16 novembre, San Biagio di Callalta (TV. Supersonic Music Arena); 19 novembre, Milano (Alcatraz); 20 novembre, Venaria Reale (TO. Teatro della Concordia); 22 novembre, Firenze (Tuscany Hall). Ad accompagnarlo nel suo Benvenuto al Mondo Tour ci saranno i Bandidos. Vale a dire Giacomo Castellano (chitarra), Luca Martelli (batteria) e Dado Neri (basso, doppia chitarra e cori). Arriba arriba El Diablo!

Concludiamo con un videosaluto a Spettakolo da parte di Piero Pelù.

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