I Rockin’1000 sono una delle idee imprenditoriali più interessanti e innovative per quel che riguarda la musica dal vivo degli ultimi anni. Nati nel 2015 con l’intento di portare i Foo Fighters a Cesena (missione compiuta nel 2016), l’idea si è evoluta trasformandosi nella rock band più numerosa del mondo, con un format itinerante che, solo quest’anno, si è esibito a Parigi, Francoforte e, ieri sera, a Milano Linate.

Dopo avere ospitato la tappa conclusiva di Jova Beach Party, l’aeroporto di Linate, chiuso per manutenzione dallo scorso giugno, si è dimostrato nuovamente un’interessante location per quel che riguarda la musica dal vivo (nonostante una viabilità non proprio perfetta), ospitando più di 1.000 musicisti e diverse migliaia di spettatori.

È complesso descrivere uno spettacolo dei Rockin’1000, vuoi perché, obiettivamente, quando senti suonare mille musicisti non riesci a soffermarti sulle sfumature delle canzoni, ma anche perché il colpo d’occhio è così imponente che si rimane semplicemente abbagliati da questa potenza musicale.

Potenza apprezzata anche dagli ospiti della serata, con Manuel Agnelli e i Subsonica letteralmente entusiasti del contesto. Fuori dal business o dalle tecniche di promozione, quel che conta, forse oltre la stessa musica, sono proprio i mille: ragazzi da ogni lato del mondo (Kenya, Francia, Germania, Bulgaria) e di ogni età, basti pensare che se il più giovane millino aveva semplicemente 4 anni, il più anziano ne aveva 71. Ecco, sono loro quelli che contano realmente, perché sono il motore pulsante di questo movimento.

Impossibile, ovviamente, incontrarli tutti, ma noi abbiamo voluto parlare con uno di loro per farci raccontare, attraverso i suoi occhi, questa avventura: Edoardo Alfano è un ragazzo di 17 anni che, per due giorni ha abbandonato il suo liceo a Bologna, per vivere quest’esperienza. Nei suoi occhi, finito lo show, ancora l’emozione della serata. Quando gli chiedo se quando è salito sul palco era impaurito, la sua risposta è stata: «Affatto.I n questi giorni di prove avevamo un bel colpo d’occhio dalla nostra postazione. Ma non avevamo idea di cosa volesse dire suonare davanti a così tante persone. Però non c’è mai stata ansia o paura, solo una grandissima adrenalina e voglia di suonare». La domanda successiva è relativa all’esperienza a tutto tondo: «Mi sono sentito per tre giorni nel mio mondo. Accanto a me non c’erano italiani, avevo tanti ragazzi francesi e tedeschi, addirittura uno YouTuber, ma la cosa più bella è stata che, nonostante queste differenze, siamo riusciti tutti a comunicare grazie alla musica. È stata la nostra lingua. Mi porterò sempre dietro quest’esperienza».










































