Nell’ambito della rassegna I volti della paura di Boris Karloff
Lo scienziato Henry Frankenstein, dopo aver lasciato l’università di Goldstadt,si dedica liberamente ai suoi spaventosi esperimenti sui cadaveri utilizzando la elettrobiologia, con l’intento di dare vita a un essere sovraumano. Per un errore del suo assistente Fritz, però, al mostro viene impiantato il cervello di un criminale. La creatura di Frankenstein allora uccide sia Fritz che il professor Waldemar, anziano maestro dell’inventore. Poi fugge per le campagne terrorizzando i contadini, ma a sorpresa è capace di commuoversi di fronte ai cerchi provocati dalla caduta di fiori in uno specchio d’acqua lanciati da una bambina. Inseguito e braccato, l’essere deforme rapisce il professore, ma è intrappolato in un mulino e infine distrutto da uno spettacolare incendio. Il celebre romanzo di Mary Shelley e l’adattamento teatrale di Peggy Webling approdano sul grande schermo già nel 1910, ma la versione diretta da James Whale è considerata la più famosa e avrà numerosissimi remake: La moglie di Frankenstein, 1935 ancora di Whale; Il figlio di Frankenstein, 1939 di Rowland Lee con Boris Karloff e Bela Lugosi; La maledizione di Frankenstein, 1967, di Terence Fisher, e molti altri, non dimenticando Frankenstein junior, 1974 di Mel Brooks, dalla comicità travolgente, e Frankenstein di Mary Shelley, 1994, di Kenneth Branagh con Robert De Niro. La pellicola di Whale per il trucco inquietante sul viso di Boris Karloff ad opera di Jack Pierce, per le atmosfere espressioniste, per le luci e le ombre della fotografia di Arthur Edeson che incutono terrore negli spettatori, rimane un classico inimitabile della storia del cinema con le sue celebri sequenze: i contadini nel buio della notte alla luce delle fiaccole, la nascita della creatura nel laboratorio e l’incontro poetico con la bambina.







































