Franco Battiato, il “nuovo” album e il cattivo gusto di certa stampa italiana

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Franco Battiato
@Roberto Pagliani

I fatti giornalistici sono questi, solamente questi. Venerdì 18 ottobre esce un “nuovo” album di Franco Battiato, struggente e bellissimo, ma retto sugli evergreen del cantautore siciliano. Torneremo ancora è composto da un solo inedito (la canzone che dà il titolo al disco), altre tredici tracce (tra cui Le nostre anime, che arricchiva una mastodontica raccolta del 2015) provenienti dalle prove — quindi senza pubblico — tenute dal Maestro con la Royal Philharmonic Concert Orchestra nella primavera di due anni fa, e un cavallo di battaglia come L’era del cinghiale bianco, ripreso invece in una versione dal vivo con tanto di applausi, eco e battimani composti. “Nuovo” tra virgolette perché, appunto, Torneremo ancora è composto al 98% da classici di Battiato più la title track  scritta con l’amico Juri Camisasca e il recupero a sorpresa della stessa Le nostre anime.

Da quel che si è sentito presso la conferenza stampa tenuta ieri in Sony (assente giustificato, ovviamente, Battiato; presenti invece il manager Franz Cattini, il designer Francesco Messina e il fidato tecnico del suono Pino “Pinaxa” Pischetola), il notevolissimo Torneremo ancora potrebbe anche essere l’ultimo disco in assoluto del mistico catanese perché «altri pezzi inediti — conferma Cattinial momento non ce ne sono. Franco non scrive per mettere via o sull’onda di un’improvvisa ispirazione notturna, ma solo quando è il momento di lavorare ad un album». Concetto che, presentato in questa maniera, lo si potrebbe attribuire pure a Peter Gabriel (un altro avarissimo di out-take) così come a Roger Waters o a Vasco Rossi. D’altronde non tutti nascono trapper o meteore indie con il computer invaso di provini e scarti di magazzino.

Quindi, gira e rigira, siamo alle solite. Al momento, l’ultimo disco di inediti dell’uomo di Milo (dove tuttora risiede nella sua villa e, giustamente, non dà notizie di sé) resta quell’Apriti Sesamo del 2012, seguito dal live in compagnia di Antony and the Johnsons (Del suo veloce volo, passato un po’ inosservato nel 2013), un interessante esperimento di avanguardia (Joe Patti’s experimental group del 2015 dove si sente forte la mano “elettronica” di Pinaxa) e l’elegante Live in Roma realizzato in coppia con Alice nel 2016. Tutto qui. Perfettamente in media con un artista scrupoloso e cesellatore che dal 2001 a oggi ha realizzato solo quattro dischi nuovi nel senso più veritiero del termine: il fantastico Ferro battuto (2001), Dieci stratagemmi (2004), Il vuoto (2007) e appunto Apriti Sesamo (2012).

Franco Battiato
@Roberto Pogliani

Quindi cosa c’è di strano? Perché questa palpabile insistenza, avvertita ieri, da parte della stampa nostrana nel chiedere nozioni tecniche e rigorose tempistiche riguardo a una pubblicazione  che, per molti, va già ben oltre la stretta cronaca musicale? Risponde paziente Cattini: «Battiato scrisse la canzone Torneremo ancora tra il 2016 e il 2017. Non per cantarla lui, ma su insistenza di Caterina Caselli che voleva proporla ad Andrea Bocelli. La cosa non è andata in porto; però il brano era talmente intenso che non si poteva tenerlo oscuro ai fan. Così Franco l’ha eseguito al computer in una data imprecisata in attesa di aggiungerci l’intervento della Royal Philharmonic Concert Orchestra di Londra. Orchestra che, tra l’altro, si è trasferita in Italia per i cinque concerti sinfonici previsti per il giugno del 2017». Aggiunge esaustivo Pischetola: «L’arrangiamento definitivo è stato fatto nella capitale britannica, presso gli Angel Studios, nel maggio di quest’anno. Franco non era presente tant’è che la sua voce è rimasta, intatta, quella del 2017». E avanti così, per almeno altri cinque minuti, a chiedere nozioni esatte come novelli Tom Ponzi. Giuro che, in centinaia di conferenze a cui ho assistito in vita mia, mai si era indagato così tanto su di una banale data di registrazione. Manco stessimo compilando nuovamente l’Anthology dei Beatles, il monumentale progetto audio/video del 1995 dove si raccontava giorno per giorno la carriera dei Fab Four. Evidentemente, sotto c’era dell’altro…

E l’altro è una intervista allarmante circolata nei giorni scorsi (e, va aggiunto, non ripresa da tutti i media italiani) con protagonista Roberto Ferri, collaboratore estemporaneo di Battiato. «Collaboratore mi sembra una parola grossa — sottolinea ironico Pino Pischetola —, visto che in vent’anni di assidua collaborazione con Franco io, quel signore, non l’ho mai incontrato». Ma andiamo avanti. In breve: Ferri ha depositato (non si sa quando) in SIAE un brano scritto con Battiato e intitolato Io non sono più io. Pare che il pezzo sia stato proposto a Tiziano Ferro, ma evidentemente non è piaciuto all’artista di Latina (o al suo entourage) visto che non comparirà nel suo nuovo album, Accetto miracoli, in uscita il prossimo 22 novembre. Questa partnership ha permesso a Ferri di rilasciare al sito Fanpage.it dichiarazioni estreme come «Battiato? Cercano di tenere in vita qualcosa che è già morto». Oppure «Non so da dove abbiano tirato fuori questa roba che pubblicheranno». E la “roba”, badate bene, è riferita a Torneremo ancora, con buona pace dell’alta professionalità degli strumentisti inglesi, i più richiesti su scala mondiale.

Tutto qui: fino a prova contraria e giornalistica, la parola di Ferri (un gossip?) contro quella di Battiato (il tanto amato silenzio). Non un comunicato ufficiale, un virgolettato di uno stretto familiare dell’artista originario di Ionia o un bollettino medico. Un po’ poco, crediamo, per generare una esagerata ed esasperata fuga di notizie (già ampiamente montata sui social) basata oltretutto su di una conversazione avuta da Roberto Ferri col suo amico catanese un anno fa. E la tempistica, in questo caso, ci giunge dallo stesso Ferri.

E così, l’uscita di un album (doppio su vinile) semplicemente fenomenale, molto vicino come spirito a Come un cammello in una grondaia del 1991 (registrato ad Abbey Road e di cui Torneremo ancora riprende ben tre capolavori: la title track, Le sacre sinfonie del tempo e Povera patria), suonato in maniera eccelsa e comprensivo forse (ma leviamo pure il forse…) delle più belle versioni di sempre di Prospettiva Nevsky, La cura ed E ti vengo a cercare, oltreché arricchito dalle cover di Te lo leggo negli occhi (di Endrigo/Bardotti e portata al successo da Dino) e di Perduto amor (originariamente di Adamo), rischia di restare in secondo piano dietro pettegolezzi, congetture, ragli su Facebook, allarmismi e, last but not least, neanche uno straccio di news.

Conclude, un po’ imbarazzato, Franz Contini: «Non possiamo dire che Battiato stia male: quando lo sentiamo al telefono ci dice di stare bene. Ma non sufficientemente bene da poter essere qui a parlare con tutti noi». Rincara la dose un mezzo schifato Pischetola: «Da amico di Franco, quale mi posso ritenere, ho sofferto tanto leggendo certe cose. Purtroppo c’è gente che non so per quale motivo, forse per morbosità, specula sui problemi e mette in giro voci infondate».  E tutto ciò rivolto ad una platea di cronisti evidentemente non ancora sazi di come fu trattato Lucio Battisti (sparito dalle scene nel 1980) nel suo ultimo mese di vita, tra l’agosto e il settembre 1998. Gente dell’informazione che probabilmente non ha ancora digerito la beffa propinata loro da un certo David Bowie: deceduto il 10 gennaio 2016 ad appena due giorni dall’osannata pubblicazione del suo ultimo album, Blackstar. Quando si dice essere a corto di scoop…

In conclusione, auguriamo dal profondo del nostro cuore a Franco Battiato di non arrivare a tanto, ma di riprendersi al più presto da qualsiasi suo eventuale malanno. Ringraziandolo allo stesso tempo di averci nuovamente spiegato che la “cura” migliore per arginare la morbosità contemporanea è sempre la medesima. Una sola. Non oscurare i social con la totale assenza (il Maestro qualche rara foto la pubblica ancora), ma non dire nulla. Quando, semplicemente, non c’è nulla di nuovo da dire.

Scopri QUI chi è Pino “Pinaxa” Pischetola: l’intervista di Spettakolo.

Franco Battiato

La tracklista di Torneremo ancora, l’album di Franco Battiato & Royal Philharmonic Concert Orchestra:

Torneremo ancora (inedito); Come un cammello in una grondaia; Le sacre sinfonie del tempo; Lode all’inviolato; L’animale; Tiepido aprile; Povera patria; Te lo leggo negli occhi; Perduto amor; Prospettiva Nevsky; La cura; I treni di Tozeur; E ti vengo a cercare; Le nostre anime; L’era del cinghiale bianco (live).

1 COMMENTO

  1. Molto intelligente e molto sensibile, dallo stile elegante ma sobrio. Qualità sine qua non si può parlare di Franco Battiato. Grazie.

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