Il mio profilo migliore

La doppia vita e i doppi amori di un'insegnante sui social network

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Il mio profilo migliore
di Safy Nebbou
con Juliette Binoche, François Civil, Nicole Garcia, Marie-Ange Casta, Guillaume Goui
Voto: parte ovvio finisce curioso

Il mio profilo migliore si può definire un film Binoche, che vuol dire, alla luce degli ultimi tre film (L’amore secondo Isabelle di Claire Denis, Il gioco delle coppie di Olivier Assayas e Le verità di Kore Eda Hirokazu), che è un ritratto sentimentale di cinquantenne francese irrequieta che parte come commedia agrodolce e va a sfiorare la tragedia. È anche un film Binoche perché è attento alle nuove tecnologie, a cui la Binoche sembra abbonata da Il gioco delle coppie, che in effetti ha avuto più titoli di lavorazione e nei vari mercati: E-book, Non fiction, Double Vies. Il mio profilo migliore (il cui titolo originale riguarda la verità e la finzione: Quelle que vous croyez) ha un po’ di Amore secondo Isabelle (una cinquantenne libera e irrequieta e i suoi amori) e un po’ di Doubles Vies: la Binoche ha appena chiuso una relazione allegra e malinconica con un uomo più giovane, attento (o interessato) solo al piacere fisico (suo e di lei: si chiama Ludo, sta per Ludovico, ma forse anche per ludico), e un po’ per ripicca e un po’ per gioco inizia su un social network una relazione virtuale con un amico dell’ex amante, il fotografo Alex, cambiando il suo nome da Claire a Clara e usando foto di una ragazza che ha la metà dei suoi anni. La finzione funziona poi diventa un affare complicato. Claire/Clara lo racconta alla sua analista (l’attrice e regista Garcia), che pilota l’analisi con una parola o due ogni tanto, e dal suo sguardo intuiamo i pericoli che Claire sfiora, perché prima o poi il desiderio deve uscire dal social network per arrivare ai corpi. E allora cosa si fa? Lì il film, che sembrava la classica commedia francese alla moda condita di tecnologia, prende una deriva inquietante perché a poco a poco si avvicina alla tragedia (quale non ve lo possiamo dire) e con un altro piccolo salto mortale riesce persino ad arrivare alla verità (non possiamo dire neppure questa). Accontentatevi dell’ennesimo gioco di specchi: l’incosciente signora che vola sui social, nella sua prima vita è una docente universitaria di letteratura. Forse tenta di dimostrare che oggi , a saperlo fare bene, si potrebbe riscrivere Le relazioni pericolose con le e-mail. E forse era l’intento di Safy nebbou. Il romanzo da cui è tratto il film in italiano è Quella che vi pare, di Camille Laurens.

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