Storia di un destino non scritto e di stelle cambiate

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22 ottobre 2014. Un giorno che per molti può essere uno come tanti, ma per molti altri è una data molto importante. Il 22 ottobre di cinque anni fa venne pubblicato il primo singolo della carriera da solista di Ermal Meta: si tratta di Lettera a mio padre, uno dei brani più crudi e personali di tutta la discografia del cantautore italo-albanese, che dopo aver contribuito alla carriera di molti suoi colleghi e dopo la parentesi con La fame di Camilla e altre piccole band ha deciso di intraprendere un percorso tutto suo e lo ha fatto scegliendo di mettersi a nudo, da subito, davanti ai suoi lupi.

Lettera a mio padre è stato il primo singolo estratto dall’album Umano, pubblicato più di un anno dopo in occasione della partecipazione di Ermal al Festival di Sanremo del 2016.

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Anche per chi non conoscesse la storia personale del talentuoso cantautore è abbastanza facile cogliere il significato di quei versi, eloquenti e piuttosto duri cantati con decisione per tutta la durata del brano.

Un testo che racchiude tutti i sentimenti di Ermal nei confronti di una persona che è stato tutt’altro che un padre, descritta come una bestia, a cui sente di dover dire «Grazie perché non ci sei». C’è tutto il dolore di un bambino che è dovuto diventare grande in fretta e ad ogni ascolto arriva addosso e colpisce come un pugno nello stomaco. La consapevolezza di guardarsi allo specchio e vedersi simile, solo somaticamente, a quell’uomo e la certezza di poter essere diverso, di poter insegnare l’amore perché «Ogni male è un bene quando serve». Il passato che ha fatto male, certo, ma che visto con gli occhi dell’esperienza diventa solo un insegnamento, un monito per il futuro e semplicemente un ricordo lontano.

Una promessa, anche se implicita perché Ermal alle promesse non ci crede, chiude il brano: «Forse un giorno diventerò padre / e gli dirò di cambiare le stelle / Gli dirò che un cazzotto fa male / che una parola a volte ti uccide / e quando sulla schiena trovi cicatrici / è lì che ci attacchi le ali».

E le ali sono cresciute sulle spalle del giovane Ermal che nel giro di pochi anni è riuscito a costruirsi una carriera da centinaia di dischi venduti, sold out in giro per l’Italia e migliaia di fan che lo acclamano dovunque vada. È riuscito a cambiare le stelle di un destino che sembrava già scritto e che invece gli ha riservato tante tante soddisfazioni, guadagnate con l’impegno e la dedizione.

 Di brani Ermal ne ha scritti tanti, ognuno è speciale a modo suo. Ma questo testo, questa canzone, questo video resterà sempre il più bello e il più significativo. Un po’ perché è stato il nuovo inizio della sua carriera, un po’ perché è così sentito e così reale da lasciare attoniti ogni volta che lo si ascolta, anche se si conoscono le parole a memoria.

Un’ultima curiosità: la bambina che canta alcuni versi della canzone nel video ufficiale diretto da Marco Serpenti, altri non è che Annaviola Rubini, figlia del bassissta (nonché storico amico) di Ermal che allora aveva soli tre anni.

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Cristina Scarasciullo
22 anni e una grande passione per la musica, in particolare per quella italiana. Scrivere è sempre stata una necessità fin da piccolissima, così dopo la maturità scientifica ha scelto di proseguire gli studi nell'ambito della comunicazione, per coltivare il sogno di diventare giornalista. Oltre alla musica ama lo sport, il cinema e i viaggi.

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