Trio Bobo: “Nostalgia di EELST? L’importante è suonare.”

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Terzo album del Trio Bobo (al secolo Alessio Menconi, chitarra; Faso, basso; Christian Meyer, batteria) nel non trascurabile lasso di quattordici anni. In questo terzo capitolo, intitolato Sensurround, che segue l’eponimo del 2005 e Pepper Games di tre anni fa, si viaggia come al solito su vette musicali altissime: jazz rock a cavallo tra il Miles Davis di inizio anni ’70, la classe di Larry Carlton e i soliti, immancabili convitati di pietra Weather Report.

Il disco forse più funky dello stimato Trio, a cui hanno partecipato anche special guest quali Stefano Bollani, letteralmente scatenato al piano elettrico Fender Rhodes, e la bravissima cantante indiana Varijashree Venugopal (Ma voi potete tranquillamente chiamarla Vare, spiega Faso, per il sollievo dei giornalisti presenti).

Abbiamo incontrato due “Bobi” su tre (assente Menconi) in una saletta della loro casa discografica. E, sebbene orfani di Elio e Le Storie Tese, tra Spettakolo e la sezione ritmica formata da Faso & Meyer non è stato tempo di lacrime e sospiri, ma di  frizzi e lazzi come da tradizione. Li trovate elencati qua sotto.

Suonare negli Elio e Le Storie Tese mi ha sempre dato l’impressione di un manager del baseball che si trovi impegnato ad allenare i New York Yankees o i Boston Red Sox; mentre il Trio Bobo sembra più un’avventura da Minor Leagues, con molta meno pressione addosso e addirittura maggior divertimento nel fare le cose. Cosa ne pensate?
Christian Meyer – 
Che questa è una domanda fatta apposta per Faso!
Faso – Ed è pure un’immagine vincente, la tua.  Però non starei troppo a insistere sul concetto di “pressione”. Sono situazioni differenti: EELST era più legato all’idea di tour. Tour infiniti dove si portavano in giro dischi composti da canzoni vere e proprie. Pezzi cantati. Il Trio Bobo, finora, è stata più una cosa: “Ok, liberate i cavalli e fateli correre liberi nelle vaste praterie!”. Eppure, poco alla volta, anche noi ci stiamo avvicinando alle Major Leagues, dove si gioca il baseball dei campioni…
CM – La nostra fortuna è che ci siamo sempre mossi all’interno di gruppi democratici. Sia nel Trio Bobo che in Elio e Le Storie Tese nessuno è mai stato geloso delle sue idee musicali. Si mette tutto in circolo, si ascoltano le proposte di tutti e poi vediamo cosa ne viene fuori.

Sbaglio o in questo nuovo disco vi siete anche aperti a delle parti cantate e a delle idee di testo? Batterista Bobo, Ghetto
F – Una pura casualità, guarda. Quelli restano divertissement, siparietti, mentre noi restiamo fieramente strumentali. (sorride)

A un vostro ascoltatore-tipo consigliereste di ascoltare Sensurround su Spotify oppure su formato fisico?
CM – Come faccio a risponderti a una domanda del genere? Pensa che io sono uno di quelli che se sulla macchina non c’è installato il CD player, beh, quella non è un automobile da comprare! Solo che al giorno d’oggi i CD player stanno sparendo da ogni modello in circolazione. E quindi o ci mettiamo a girare con auto vecchie di dieci anni oppure questo diventa un gran problema…
F – La realtà è che l’ultima volta che siamo stati in Giappone, a Tokyo avevano appena inaugurato un negozio alto tre piani tutto dedicato al vinile e al CD. A volte pensi — o ti fanno pensare — di vivere in un certo tipo di mondo. Poi, prendi l’aereo e scopri che non è esattamente così. Di gente che ascolta ancora i supporti fisici ce n’è ancora in giro…

Come è nato Sensurround? Vi siete messi a ripassare i classici, gli album più amati che avete a casa? Oppure ormai quegli album siete diventati voi e quindi vi siete lasciati trasportare?
F- Beh, di mio continuo a sentire le novità. Di solito in macchina, quando gioco col pomellino delle stazioni radio. Il problema è che, dopo tre brani tutti uguali, mi stufo e metto su un CD degli Earth, Wind & Fire! (risate) Quando compongo, però, resetto tutto perché mi piace essere originale.
CM – Lo dice anche Miles (Davis. NDR) nella sua autobiografia, quella scritta con Quincy Troupe: un libro imperdibile da quanto è bello. Scimmiottare qualcun altro non è mai una bella cosa. Anzi, diciamo che è pure un po’ triste…

Contenti di avere un disco uscito per la Decca Records?
F – Contenti? Si tratta, concedimi il termine tecnico, di una figata pazzesca!
CM – Sì, per noi è il massimo. I nostri eroi stavano tutti su quella label; e ti sto parlando di gente come i Rolling Stones e Duke Ellington. Dovremmo ripeterla più spesso ai giornalisti questa nostra personale “vittoria”… 

Io, però, vi avrei visto meglio su GRP Records, l’etichetta “elegante” per antonomasia, fondata da Dave Grusin e Larry Rosen a fine anni ’70. Quella che avrebbe definitivamente sdoganato la fusion nel decennio successivo.
CM – Eh, peccato che lo stesso Grusin abbia venduto la sua label tanti anni fa e da allora non abbia più prodotto nulla sotto GRP, concentrandosi solo sul catalogo. Lo sai che mi fa impressione questa cosa di Dave Grusin finito nel dimenticatoio? Un altro segno negativo dei tempi… 

Grusin rese la fusion un fenomeno musicale “sorridente”. Esattamente come state facendo voi col Trio Bobo, no? Che poi, suonare dovrebbe sempre essere una gioia immensa…
F – Già. Il problema è che oggi la musica dal vivo, quella vera, suonata da gente in carne e ossa che si è preparata per delle settimane in sala prove, si è un po’ come incupita. E vorrei ben vedere con tutte queste produzioni pop o trap modernissime, questi plug in, questi playback… (sospira) Quando in realtà il segreto sarebbe sempre lo stesso: non prendersi mai troppo sul serio, ma allo stesso tempo fare le cose seriamente quando si è sul palco. Questa, d’altronde, è la filosofia che EELST hanno portato avanti per più di trent’anni…

Nostalgia di Elio e Le Storie Tese, per caso? Oppure è troppo presto visto che i vostri ultimi concerti risalgono al giugno 2018?
F – L’unica nostalgia, di cui posso soffrire, è quella di suonare dal vivo. Ecco, EELST per me era tenere ogni singola volta dei concerti fantastici. Poi c’entrava anche la creatività, ok, ma suonare live era il non plus ultra.
CM – A me manca quel concetto di “nuovo” che Elio e Le Storie Tese si portavano sempre con sé. Quell'”Allora ragazzi, cosa ci inventiamo di nuovo stavolta?”

Scusate se ve lo dico, ma il Trio Bobo vi basta in questo periodo specifico delle vostre vite? O vorreste fare di più?
CM – Ci basta eccome! Anche perché io sono un nemico giurato del multitasking che attualmente va così di moda. Come fai a concentrati sulla buona resa della musica se oggi suoni col Trio Bobo, domani vai a fare una session, poi magari ti invitano in televisione a fare altro ecc? Niente di paragonabile  a dieci giorni consecutivi di tour dove ti concentri solo sui pezzi di Sensurround e stai in pace con te stesso.
F – Anche perché la nostra scelta di vita è sempre la solita: fare bene le cose, una per volta. Salire sul palco preparati. Io sono ancora una di quelle mosche bianche che se gli chiedi una collaborazione, beh, mi faccio mandare le parti audio del pezzo in questione e me le studio fino alle quattro del mattino. Finché non le so a memoria da te non mi presento…

Una metodologia da turnisti. Che poi io vi ho sempre inquadrato come session men impegnati anche “nella band famosa”. Non lo vedo come un declassamento visto che i Toto, in definitiva, lo hanno fatto per decenni…
F – Sono completamente d’accordo con te. Ho suonato nel disco di Mina negli ultimi tempi e pure in Apriti Sesamo di Franco Battiato. Ed è stato grandioso. A proposito: ho letto che il Maestro ha avuto dei problemi recentemente, quindi gli mando un grosso abbraccio.
CM – Una volta Faso ed io abbiamo accompagnato Eugenio Finardi in tour e quella è stata un’altra situazione dove siamo usciti più ricchi d’esperienza di come eravamo entrati. Suonare è bello, niente da aggiungere.

Sentito che i Toto forse a questo giro si sciolgono sul serio? Steve Lukather è stato un po’ ambiguo sull’argomento…
CMPer me, se fosse vero, è pure giusto che vada così. Adoriamo da sempre i Toto,però Lukather dovrebbe divertirsi con un progetto tutto suo: una sorta di Trio Bobo californiano, magari! (risate)

Eh, ma finché ci sono i cachet abbondanti di mezzo…
CM – Ok, ma di soldi ne gireranno sempre per una reunion dei Toto. Il problema è quando non hai più la forza di esibirti come ai tempi belli. Diventa subito una cosa patetica, no?
F – Alcuni possono permetterselo, altri meno. Roger Waters e David Gilmour, da questo punto di vista, tirano ancora come delle belve e fanno concerti incredibili.

Ultima domanda, ragazzi: chi vince le World Series di baseball che cominciano stanotte? Washington Capitals o Houston Astros?
F – Tifo Capitals perché Washington, con quella sigla, non è mai andata in finale (ci andarono invece come Senators, vinsero le World Series nel 1924 e l’ultima volta che vi approdarono, perdendole, era il 1933. NDR). Sai, io supporto sempre quelli che partono svantaggiati rispetto all’albo d’oro.

Il Trio Bobo (Alessio Menconi, Faso e Christian Meyer) suonerà il prossimo 4 novembre a Milano (Teatro della Triennale nell’ambito di JazzMi), il 7 novembre a Pavia (Spazio Musica) e il 22 novembre ad Agrate Brianza (Memorabilia). Per le altre date di dicembre e gennaio vi rimandiamo alla loro pagina ufficiale Facebook.

Ah, un’ultima cosa. Prima di salutarci, vi pregheremmo di guardare la jam session del Trio Bobo creata in esclusiva per Spettakolo…

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