Marco Masini, come scrive un cantautore (intervista)

0
© Angelo Trani

Qualche giorno fa abbiamo avuto la possibilità di intervistare Marco Masini, fra i protagonisti della appena conclusa edizione 2019, la dodicesima, del Warner Camp, vero e proprio laboratorio annuale che vede gli autori della casa discografica riunirsi e confrontare i processi di scrittura che portano alla creazione del repertorio inedito poi assegnato agli interpreti, ai quali spetterà il compito di condurre i pezzi al successo, come già accaduto negli anni precedenti a diversi brani realizzati nel corso del progetto. Durante il Camp, per 7 giorni alcuni tra i migliori scrittori musicali si scambiano opinioni e prospettive al fine di rendere la composizione più creativa e naturale possibile, partecipando a diverse sessioni di writing per realizzare delle versioni demo progressivamente più elaborate. Sarà poi Warner Chappell Italia a proporre le tracce a quelle che riterrà essere le voci più adatte per dare corpo ed emozione alle parole. Alcuni dei nomi che hanno preso parte al Camp 2019, ospitato dall’agriturismo San Ottaviano di Monterotondo Marittimo (GR): Diego Calvetti, Giuseppe Anastasi, Federica Camba, Daniele Coro, Gianni Pollex, Federico Baroni, Antonio Iammarino, Margherita Vicario. 

Come dicevamo all’inizio, abbiamo chiacchierato telefonicamente con Masini, artista che ha bisogno di ben poche presentazioni: fiorentino DOC, Marco, dopo diversi anni di gavetta al fianco di colleghi già affermati (Raf, Tozzi), esordisce nel 1990 sul più prestigioso dei palcoscenici musicali nazionali, quello del Teatro Ariston, conquistando la vittoria nella Sezione Novità del Festival con Disperato, poi inserita nell’album che porta il suo nome e che si rivela un grande successo di vendite. Seguono un altro primo posto sanremese, questa volta tra i Campioni — nel 2004 con la bellissima L’uomo volante — e sei ulteriori partecipazioni, 11 album in studio (l’ultimo, Spostato di un secondo, due anni fa), tre produzioni discografiche live, sette raccolte, diversi riconoscimenti alla carriera e al valore letterario e compositivo dei suoi brani, innumerevoli concerti e prestigiose collaborazioni, tra le quali ci piace citare quella con Giorgio Faletti, che il cantautore toscano omaggia alla kermesse ligure del 2017 proponendo la propria versione di Signor tenente, indimenticabile e struggente grido di dolore e di rabbia di un giovane carabiniere all’indomani delle stragi di mafia degli anni ’90 con il quale Faletti concorse al Festival nel 1994, portando a casa un meritatissimo Premio della Critica.

Marco Masini rappresenta uno degli innovatori del cantautorato pop moderno: la sua capacità di tessere trame narrative intrecciando fra loro una estremamente sincera crudezza visiva ed espressiva e slanci di lirismo testuale e melodico ne ha reso peculiare e unico lo stile fin dai primi dischi, e ha rappresentato il punto di partenza di una evoluzione tecnica ed emotiva che non ha conosciuto battute d’arresto, portando l’artista a conferire al suo sguardo sempre attento e senza fronzoli retorici su se stesso e sulla contemporaneità la forma di testi ultimamente meno aspri, ma sempre potenti e costruiti con indiscutibile maestria. L’intervista ha avuto come oggetto proprio il tema della scrittura musicale e delle sue ispirazioni.

LA NOSTRA INTERVISTA

Quali sono state le ispirazioni per i tuoi primi testi?
Diciamo ciò che stavo vivendo, quello che stava succedendo in Italia e nel mondo. Non era un momento facile, quindi io, Giancarlo Bigazzi e Beppe Dati ci ispiravamo soprattutto a quello che vedevamo in giro e alle esperienze della nostra generazione.

Al tempo, quali erano gli artisti che, per il loro scrivere, ti affascinavano di più?
Sono cresciuto e vissuto con il cantautorato italiano: Battisti, Baglioni, Venditti, Renato Zero, le grandi canzoni pop, perché il pop mi è sempre piaciuto moltissimo, e anche se sono un cantautore, mi sono più orientato su questa modalità di scrittura, cercando di far prevalere la melodia.

Venendo proprio al tuo processo di composizione, da dove parti per creare un nuovo testo?
Comincio sempre dalla musica: attraverso il pianoforte cerco l’alchimia giusta tra melodia e armonia che mi porti a qualcosa di interessante a livello sonoro, e poi comincio a costruire, a seconda dell’atmosfera che questa alchimia mi trasmette, il testo.

Tu sei un autore che fin dagli esordi non ha avuto remore nell’introdurre un linguaggio molto più aspro nella consueta narrazione della musica pop. Da dove nasce questa scelta?
Non avevo una finalità: scrivevo come mangiavo, perché credo che nella vita si debba essere noi stessi e fare le cose che facciamo con naturalità, spontaneità e verità. Quello era il linguaggio che usavamo nelle compagnie, nelle piazze, nelle vie, e quindi mi sembrava giusto utilizzarlo anche in musica.

Da autore, ritieni esistano temi più complessi da raccontare in musica rispetto ad altri?
No, perché credo che un autore racconti tutto a seconda della propria visione della vita e delle proprie storie vissute. Che non ci sia nulla di complesso da raccontare lo dimostrano anche oggi i rapper, che scrivono cose anche profonde attraverso un linguaggio molto strong, molto comune e ovviamente rapportato alle generazioni attuali.

Ci sono ostacoli, nel mondo della discografia, per chi voglia cantare di sé e del mondo senza imporsi né accettare regole?
Oggi non credo ci siano più ostacoli, perché la discografia sta andando nella direzione di una soluzione di tendenza totale, e quindi non è più come una volta. Il settore è cambiato molto e si può dire ciò che si vuole, chiaramente rimanendo nei limiti della legalità, sia chiaro.

Negli anni, com’è cambiato — se è cambiato — il tuo modo di approcciarti alla scrittura?
È cambiato a seconda della mia vita, perché ovviamente quando scrivi a vent’anni è una cosa, quando scrivi a 54 è un’altra. Essendo cambiato tutto il mondo intorno, anche tu sei cresciuto, ti sei evoluto. Poi, credo siano cambiati tutte metodologie e i parametri, perché la vita è tutta un’altra: ieri potevi parlare di telefono a gettoni, oggi devi parlare di Facebook e di Instagram. È cambiato davvero tutto.

Riconosci, nella tua discografia, album o singoli che abbiano rappresentato una transizione da una fase creativa e di scrittura a un’altra?
No, perché considero ogni album come una torta con le candeline da spegnere. Racconta la tua vita, e la tua vita la vivi secondo per secondo, momento per momento, e ogni momento ti prepara a quello successivo.

Hai avuto la possibilità di collaborare con diversi artisti, e vorrei chiederti, in particolare, di Giorgio Faletti, che oltre che un artista era anche un eccellente scrittore: c’è un insegnamento che ti ha lasciato e che ti è particolarmente caro?
L’istintività. Giorgio era un istintivo, e scriveva con il cuore, e ha dimostrato anche tanto coraggio nell’affrontare la vita. Credo che sia stato un esempio da seguire per tutti coloro che si approcciano alla scrittura, e che abbia visto le cose prima del tempo, come una sorta di precursore, di veggente, sotto tanti aspetti. Che poi è ciò che distingue un genio da tutti gli altri, ponendolo su un altro livello.

Quando ti trovi a scrivere e comporre con un collega, come ti approcci al confronto con una sensibilità differente?
In realtà, non ho mai trovato grosse difficoltà: quando una cosa è bella, lo sentiamo tutti, così come tutti ci accorgiamo di cambiare strada quando qualcosa non ci convince fino in fondo.

Ci sono canzoni nate inaspettatamente di getto?
Sì, è capitato. Ovviamente, quando la canzone è nata, poi devi aggiungerci tutto il tempo necessario a verificare che vada bene. Una canzone vive diverse fasi: quella della scrittura e della composizione, poi l’arrangiamento, poi la tonalità, la realizzazione, la velocità, e quando fai queste verifiche, cominci a modificare tutto, e i dieci minuti che ci hai impiegato a scriverla diventano tre mesi per pubblicarla.

Hai anche scritto per altri artisti: come ti regoli quando sai che a quelle parole daranno vita voci differenti?
Mi concentro sempre sul genere: io scrivo con altri autori, e quando scriviamo una cosa, ipotizziamo degli artisti che siano più adatti a quel tipo di pezzo. All’editore o all’artista che lo ascolteranno spetterà poi decidere se provinarlo o meno.

Quale ritieni possa essere considerata la tua cifra stilistica, dal punto di vista autorale?
Sicuramente, per quanto riguarda la melodia, credo di essere molto attaccato a una sorta di linea coerente sia dal punto di vista metrico che del fraseggio. Dunque la melodia è sicuramente il mio punto d’impegno maggiore.

Sempre in tema di scrittura, quali sono gli artisti che trovi più interessanti, nel panorama musicale contemporaneo?
In questo momento mi piacciono tanti artisti: ci sono cose che Daniele Coro e Federica Camba hanno scritto per Alessandra Amoroso e per altri che trovo veramente belle. Se ti devo fare qualche nome, mi piace molto il linguaggio di Jovanotti, di Tiziano Ferro e di Ligabue, ma Jovanotti secondo me ha dimostrato nel tempo di essere polivalente e innovativo non solo nella scrittura, ma anche nella realizzazione dei live, quindi è un artista completo a tutti gli effetti.

Da addetto ai lavori che però è anche fruitore di musica, quando ascolti un pezzo non tuo, su cosa concentri la tua attenzione?
Sulla canzone nel suo insieme. La canzone è una torta, e se sbagli un ingrediente, il risultato sarà immangiabile, o inascoltabile. Ovviamente, da persona del mestiere magari posso individuare dei particolari mancanti che il pubblico non nota, ma poi, in fondo, li nota lo stesso, perché se non ci sono, chi ascolta quel pezzo non si emoziona.

Credi che esista un consiglio giusto da dare a chi oggi si avvicina alla scrittura musicale?
No, nessuno, perché il mondo è completamente cambiato, ed è come se mio nonno mi consigliasse come fare a usare un telefono a gettoni: oggi non servirebbe più a nulla. Credo che la cosa migliore sia amare questo lavoro fino in fondo e coltivare la propria passione.

Un’ultima domanda: stai esplorando territori creativi nuovi?
Sono sempre concentrato sull’emotività: lascio che sia la vita a emozionarmi, quindi l’amore per se stessi e per gli altri, la felicità, i dolori… è ciò di cui i cantautori scrivono e hanno sempre scritto. E scriveranno sempre.

Questa è la pagina Facebook ufficiale del cantautore fiorentino.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Chiara Rita Persico
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome