29Nell’ambito della rassegna Soggettiva Baldessari
Nel 1943 Billy Wilder, sceneggiatore e regista austriaco approdato in California per sfuggire all’oppressione nazista, è colpito da un romanzo di James M. Cain, Doppia indennità, uscito a puntate sulla rivista Liberty e decide di sceneggiarlo insieme a Raymond Chandler, all’epoca era già un notissimo scrittore di polizieschi, messo sotto contratto dalla Paramount. La storia è ispirata a un fatto di cronaca nera, l’assassinio del marito di una donna newyorkese con la complicità di un agente delle assicurazioni, al fine di spartirsi il denaro della polizza sulla vita stipulato dall’ignaro coniuge. I due si mettono al lavoro, ma fin dal primo momento si detestano cordialmente essendo due persone del tutto male assortite per carattere e continueranno ad essere ostili l’uno contro l’altro, per tutta la durata dei tre mesi di lavoro. Poiché Chandler non aveva mai scritto una sceneggiatura e Wilder gli offre come modello una copia del romanzo Hold Back the Dawn, 1941 e una delle sceneggiature che lui stesso ne aveva tratto e gli dice di lavorarci un po’ durante il fine settimana. Il lunedì successivo lo scrittore si ripresenta con ottanta pagine, che il regista giudica abbastanza inutili. Poi, nonostante i dissidi, la trasformazione del romanzo in copione cinematografico prosegue con un finale completamente modificato. Eccellente è l’espediente usato per raccontare la storia, con il protagonista che confessa al dittafono dell’ufficio (è un primordiale registratore) la verità della tragica vicenda nella quale è stata coinvolto: «Ho ucciso per denaro e per una donna e non ho preso il denaro e non ho preso la donna. Bell’affare», affermerà amaramente l’uomo prima di essere arrestato. Cain, una volta letto la stesura definitiva afferma commosso: “il film è eccellente” e la traduzione in cinema della struttura narrativa è definita “di grande intelligenza” e il finale addirittura “più raffinato ed efficace del mio”. La pellicola, girata tra settembre e novembre 1943, darà inizio alla stagione del il film noir che introduce un concetto rivoluzionario: i criminali non sono più i gangsters e i malavitosi, ma anche i normali cittadini borghesi. La fiamma del peccato, con la fotografia di John F. Seitz, simile a un cinegiornale, e la cupa musica di Miklos Rózsa, ruota intorno alla figura dell’assicuratore Walter Neff (Fred MacMurray), irretito dalla bella e intrigante Phyllis Dietrichson (Barbara Stanwyck), una delle prime dark lady dello schermo, occhiali neri, braccialetto alla caviglia con inciso il suo nome, uno sguardo ammaliante, spietata e determinata (sono guasta dentro, dirà nell’ultima, drammatica scena). La donna convince il suo amante a stipulare un’assicurazione sulla vita all’ignaro marito che sarà poi ucciso. Una “doppia indennità” del titolo originale in grado di raddoppiare l’indennizzo se il decesso dell’assicurato dovesse avvenire in particolari circostanze, ad esempio, in un incidente ferroviario. Grazie all’intuito dell’investigatore dell’assicurazione Barton Keyes, amico fraterno dello stesso Neff (Edward G. Robinson), il piano della coppia va in fumo. Per i due non rimane che andare fino in fondo su quel treno, l’omicidio, da cui non si può più scendere, se non al cimitero.







































