“Bohemian Rhapsody”: Storia del brano più iconico del rock

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Sin dalla sua pubblicazione il 31 ottobre 1975, Bohemian Rhapsody è entrato a pieno titolo fra i brani più iconici della storia del rock contemporaneo. Potremmo quasi definirlo la Torta Sette Veli del rock, che cambia consistenza a ogni morso, a ogni sezione, passando da una morbida intro a un fondo croccante. Dall’epicità all’hard rock in un’esplosione di contrasti che armonizzano perfettamente.

Con questa micro-rapsodia hard rock, i Queen hanno inoltre creato uno dei pezzi meno riproducibili nella storia del Karaoke occidentale e non. Solitamente ci si arrende al “Mama, ooh…”, saltando a piè pari l’intro a cappella in cui Freddie traghetta i suoi in un crescendo-decrescendo di intensità vocale polifonica. Per non parlare dell’innesto operistico in cui si invoca Galileo e il fandango. Inframezzo problematico non solo per gli avventori del Sing Along, ma anche per gli stessi Queen che durante i concerti hanno sempre prediletto la versione registrata di questa parte, per ovvie ragioni legate alla sovrapposizione in alcuni punti delle tracce vocali, impossibili da riprodurre live.

La registrazione del brano richiese sei settimane di duro lavoro. Tutto partì da un’idea apparentemente bizzarra di Freddie, che volle creare un brano diverso. Diversissimo. Il produttore Roy Thomas Baker stava lavorando con la band all’album A Night at the Opera, di cui avrebbe poi fatto parte Bohemian Rhapsody, quando Freddie un pomeriggio si mise al piano per fargli ascoltare «questa sorta di ballata —  ricorda Brian May —  […] Rimase immediatamente colpito dalla melodia dell’introduzione. Freddie non aveva ancora scritto tutte le parole e quindi spesso aggiungeva dei suoni, che sarebbero diventati il testo drammatico e criptico che tutti conosciamo. Il momento in cui si fermò, comunicando a Baker che in quel momento sarebbe partita la parte operistica, ormai fa parte della storia».

Il resto del gruppo accolse con entusiasmo l’inventiva di Freddie, dando così il via a lunghissime e complicate sessioni di registrazione che necessitarono di una quantità esorbitante di nastri. Solo per le voci ci vollero 180 nastri e furono realizzate 70 ore di parti di opera. La sovraincisione armonica ha restituito un risultato straordinario, rafforzando la potenza dell’insieme di voci che compongono il brano. Pare che i Queen dovettero cambiare sei studi di registrazione e che non avessero a disposizione abbastanza nastri per contenere tutte le voci da sovraincidere. Basti questo per rendere l’idea di quanto fosse all’avanguardia Bohemian Rhapsody.

Interamente scritta da Freddie su supporti improbabili, fra pezzi di fogli e un elenco telefonico, le singole parti di Bohemian Rhapsody sono tessere che formano un mosaico complesso. Solo Freddie avrebbe potuto ricomporlo. Il testo rimane a sua volta illeggibile, per quanto ci si sia avventurati in interpretazioni psicologiche freudiane. Dal coming out fra le righe di un omicidio metaforico del suo vecchio io (“Mama, just killed a man”) ad altre tumultuose analisi in cui non ci addentreremo. Su questo Brian May dice: «Non credo sapremo mai quale sia il significato di Bohemian Rhapsody, ma anche se lo sapessi non lo direi». Freddie stesso affermò: «Penso che la gente dovrebbe solo ascoltare, pensare, e poi dargli il significato che vuole». Come dargli torto?

Ascoltando il brano, si rimane affascinati dall’assoluta leggerezza con cui si imprimono le sonorità imponenti di un gruppo che fino ad allora aveva avuto poco riscontro. Ricorda May: «Fino a un mese prima eravamo ancora degli squattrinati e sostanzialmente degli sconosciuti, come la maggior parte delle band come noi in lotta per emergere».

Il brano catapultò il gruppo ai vertici delle classifiche mondiali e in Inghilterra rimase al primo posto per nove settimane. L’uscita fu accompagnata da un video musicale che oggi è considerato uno dei primi esempi di videoclip. Ultimamente, il brano è persino diventato il più ascoltato del 20esimo secolo, con oltre 2 miliardi di ascolti sulle varie piattaforme streaming.

E mentre la critica dell’epoca definì il brano un “pasticcio ‘ideologicamente’ irricevibile e musicalmente inascoltabile”, dimostrando ancora una volta la scarsa lungimiranza rispetto ai fenomeni musicali, i Queen conquistarono il pianeta.

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