Terminator: Destino oscuro

È il sesto Terminator, ma ricomincia da tre

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Terminator: Destino oscuro
di Tim Miller
con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Diego Boneta, Gabriel Luna.
Voto: alla memoria

Nel sesto Terminator questa volta la Vergine Maria, cioè colei che dovrebbe partorire il Messia della lotta contro la Macchina, sembrerebbe la messicana Dani Ramos. Solo che non è incinta del futuro capo della resistenza e dal futuro arrivano nei consueti globi di energia un Terminator Rev 9 (Luna) per ucciderla, e una specie di Terminator femmina (Davis) per proteggerla. Il primo è inarrestabile, mutante e può scindersi dal suo endoscheletro (così combatte il doppio), l’altra si dichiara soldatessa “aumentata” (sì, come la realtà). Consueti cambi di forme e trasformazione della circonvallazione di città del Messico in campo di battaglia, rottamazione di auto ovunque, apparizione di Sarah Connor (Hamilton) che salva bersaglio e soldatessa dalla furia del nuovo Terminator, battaglie, trasformazioni, frastuono, esplosioni, in cielo in terra e in ogni luogo e voilà, in un bosco, ecco Schwarzenegger che manda da anni segnali strani, vende tende a pois e tiene famiglia. Ok, è il Terminator del secondo film, quello di “Hasta la vista baby”? Macché. È quello del primo film, l’originale T800/101, o uno degli originali, cattivo, che già prima dei titoli di testa vediamo coronare la sua missione e uccidere il figlio di Sarah Connor. Insomma, si torna quasi agli inizi, anzi, a un altro inizio: Cameron produce, e con un colpo di sceneggiatura azzera i film dopo il 2 e ricomincia da tre: l’obiettivo da eliminare è la ragazza messicana che diventerà il capo della Resistenza alle macchine. E il Terminator di Schwarzy stando tra gli umani per osmosi è diventato “buono”. In un film che sembra una sagra del muscolo femminile su tre generazioni Schwarzy ci mette almeno un paio di battute che fanno sorridere. Qua e là una vaga polemica sindacale sui robot che prima portano via il lavoro e poi tutto il resto. Da notare che sembra girato dall’altra parte del ranch dove l’ultimo Rambo parte per la sua vendetta messicana. Il regista è quello di Deadpool.

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