In occasione dei 30 anni del crollo del Muro di Berlino
Due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), mescolandosi non visti tra la popolazione di Berlino, scoprono che la tristezza diffusa è dovuta alla incapacità degli umani di comunicare. Un problema simile lo deve affrontare anche Damiel, che si è innamorato di una trapezista (Solveig Dommartin) da cui non può nemmeno essere visto perché è fatto di puro spirito. Ma un ex angelo (Peter Falk) lo aiuterà a diventare un semplice mortale e a farsi amare dalla donna. Wim Wenders firma questa sua opera considerata fondamentale per la sua filmografia dopo otto anni di permanenza negli Usa con quattro film realizzati in terra americana. L’idea di Il cielo sopra Berlino gli viene in seguito a lunghe passeggiate per la città nelle quali scopre come gli angeli siano presenti nei monumenti, nelle strade e nei luoghi più impensati. Insieme allo scrittore Peter Handke con il quale aveva già collaborato per La paura del portiere prima del calcio di rigore e Falso movimento, stende la sceneggiatura, una sorta di favola metafisica malinconica e tenera nello stesso tempo. Straordinarie le sequenze nella metropolitana berlinese dove ogni passeggero riflette in silenzio sulle sue angosce e infelicità e indimenticabili sono anche quelle degli angeli in cima ai palazzi e sopra alle statue invisibili all’occhio umano tranne che per alcuni bambini particolarmente sensibili. Come nel classico film del 1946 di Michael Powell e Emeric Pressburger, Scala al paradiso, il cielo ideato da Wenders è in un rigoroso bianco e nero, mentre il mondo degli uomini è fatta di colori sgargianti (la fotografia è del bravo Henri Alekan). Il ritmo lento e cadenzato rende ancora più affascinante questa storia irreale e allo stesso tempo così vicina alla realtà della vita.






































