Ladri di canzoni, i plagi più clamorosi nel nuovo libro di Michele Bovi

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Michele Bovi ci ha abituato a cose che nemmeno immaginavamo già ai tempi delle sue trasmissioni televisive in Rai, da Eventi Pop a Techetechete e Segreti Pop, ma oggi l’artista (si, perché Bovi è anche un suonatore di sax) si sta impegnando a scrivere libri, uno più intrigante dell’altro. Così, dopo Note segrete del 2017, che raccontava come e da chi venivano spiati i cantanti, specialmente negli anni Sessanta/Settanta, l’autore mette a segno un altro colpo letterario consegnando alle stampe Ladri di canzoni (Hoepli, pagg.350, 24,90€). Alla presentazione milanese, con l’introduzione del direttore di Sorrisi & Canzoni Aldo Vitali, sono intervenuti artisti e operatori. Tra questi, il discografico Roberto Gasparini, che ha raccontato alcuni episodi legati al mondo della canzone, ma soprattutto ha rivelato che ha frequentato Lucio Battisti negli ultimi mesi, quando ancora l’artista era intenzionato a proseguire nell’attività discografica. Alla domanda secca se veramente Battisti avesse un nuovo album pronto da pubblicare, ha preferito divagare, non negando la possibilità dell’esistenza, ma l’aggravarsi della malattia ha interrotto i contatti. Vince Tempera ricorda di quando la Warner fu costretta a ritirare il singolo Ufo Robot perché non aveva il permesso di pubblicare l’immagine del cartone animato: «Dovrei fare lo stesso io con la Sony che nel cofanetto di Lavezzi ha pubblicato una foto dove appaio anch’io», conclude Tempera. Presente anche Clem Sacco, quello di Baciami la vena varicosa. Bovi lo annuncia come il nonno di Elio e Le Storie Tese e papà degli Skiantos. 

Particolarmente interessante l’intervento di Detto Mariano, proprio in questo periodo in causa con Celentano a proposito della canzone Prisencolinensinaiciusol. A quel tempo assiduo collaboratore di Celentano per gli arrangiamenti, Detto asserisce che quella canzone nasce dall’idea di seguire uno stile americano. La ritmica parte per primo e lui aveva fatto una base per un altro brano musicale. In sala di incisione crea un anello con una ritmica che dura sei minuti e a Celentano dice che deve improvvisare in mezzo alla sezione fiati, ogni quattro battute. Un grammelot alla Dario Fo e mentre facevano questo esperimento, ricorda ancora Detto Mariano, si sono accorti che più che un esperimento avevano creato un brano. La canzone è stata poi registrata in Siae parole e musica di Celentano, ma a distanza di decenni Detto Mariano chiede che venga considerata la sua parte come autore della musica. Nella presentazione stampa Michele Bovi annuncia i vari presenti: Vito Molinari, regista Rai novantenne che ha partecipato alle prime trasmissioni fin dal 1953, il regista Paolo Beldì, il professor Guido Crapanzano, in arte Guidone a suo tempo sul palco del Vigorelli con i Beatles, l’avvocato Quiriconi, Ezio Scimé manager di Aznavour, Roby Matano scopritore di Lucio Battisti, Marco Ferradini e Livio Macchia dei Camaleonti. 

Michele, un gran lavoro per mettere insieme questo libro. Come sei riuscito a completarlo?
È un argomento che seguo da anni, già attraverso le trasmissioni televisive in Rai, poi nel 2004 avevo scritto il libro “Anche Mozart copiava”. Ho raccolto notizie dagli avvocati che hanno seguito le cause o attraverso la parte che si ritiene plagiata e il presunto plagiatore. 

Come mai non se ne parla sui giornali di queste cause?
Non è facile trovare notizie sui giornali, non c’è interesse tra le parti a parlarne, che poi magari raggiungono un accordo. È stata una ricostruzione lunga e laboriosa, aiutato dagli avvocati. Le cause sono numerose e andrebbero anche frenate, in questo senso il Giurì della Siae andrebbe maggiormente utilizzato per una risoluzione dei casi. Ad oggi, l’avvocato della parte offesa comunica alla Siae l’avvio della causa e da quel momento vengono sospesi i diritti d’autore fino a risoluzione. 

Durante la presentazione si è fatto riferimento al caso Michael Jackson e Albano. Se ne parla nel libro?
Come evitarlo? Con un intero capitolo. Una storia complicata che, come in molti altri casi, si risolse col fatto che entrambi si erano inconsapevolmente fatti influenzare da melodie e armonie ascoltate in precedenza. 

Nel libro ci sono tantissimi casi, da George Harrison di My Sweet Lord a quello che ha coinvolto Sergio Endrigo e Luis Bacalov, e poi quelli meno eclatanti, come quello di Pugni chiusi.
La storia attorno a Pugni chiusi, che riguarda Ricky Gianco e Gianni Dall’Aglio, nasce proprio da un mio programma Rai, dove il batterista dei Ribelli mostrò una lettera firmata da Gianco che gli riconosceva la paternità del brano. Nel libro c’è un capitolo dedicato a Celentano, dove per esempio Gino Santercole ha chiesto l’assegnazione di una ventina di brani a Nando De Luca a fronte di una scrittura privata che gli riconosceva la paternità. Nel frattempo Lenny De Luca, figlio di Nando, ha intentato una causa con Biagio Antonacci per Mio fratello.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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