La Belle Époque

Come rivivere il passato per riscrivere il futuro

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La Belle Époque
di Nicolas Bedos
con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi.
Voto: sarcastico sentimentale

Auteuil è un fumettista sessantenne che odia abbastanza il presente e la tecnologia. Diciamo che è un uomo analogico. La sua carnefice è la moglie, Ardant, psicoanalista che non gli perdona di essere invecchiato e brontolone, lo tradisce con il suo migliore amico e tifa per le tecnologie del  futuro e per il figlio che è diventato un boss della realtà aumentata e dell’elettronica. Lei è la donna digitale. Tra i due è una gara di sarcasmi. L’amico del figlio, Canet, è a sua volta boss della Time Traveller, che offre ricostruzioni storiche su misura per clienti molto ricchi che vogliono interagire con Napoleone III, Hitler o Hemingway. Auteuil sappiamo già che rimpiange i suoi anni Settanta, la sua Belle Époque, quando era un buon autore di fumetti, fumava, girava in Velosolex  e portava i calzoni scampanati. Quando moglie lo butta fuori di casa, Canet, a cui lui aveva dato anni addietro un consiglio prezioso, per sdebitarsi gli regala un buono per recuperare il tempo perduto nel suo teatro su misura. Ricordate Total Recall (We Can Remember It For You Wholesale di Philip Dick)? Ecco,  invece della realtà virtuale qui si usa la vecchia realtà teatrale: set, quinte, attori, effetti. Auteuil, invece di un passato “storico”, chiede di rivivere il 16 maggio 1974 in cui conobbe in una sua moglie in una brasserie . E siccome è un fumettista non solo dà disposizioni precise sui particolari: prepara storyboard ineccepibili. Doppio incrocio: l’attrice che fa sua moglie nella ricostruzione è la scontrosa innamorata del boss della realtà ricreata, e il boss, che assiste alla simulazione dalla regia dietro falsi specchi e dirige l’attrice con un auricolare, sta per perdere la testa tra il suo presente di innamorato geloso e il passato di Auteuil che si sta innamorando dell’attrice. Sul serio? E tutto questo con un prologo che manda lo spettatore altrove per portarlo nella storia e un epilogo che non si vergogna di inzuppare nel presente una Madeleine (proustiana). E nel mezzo? Uno potrebbe immaginarsi il caos, e il caos c’è, tutto sotto controllo: una delle performance di sceneggiatura e di dialoghi tra le più brillanti di questi anni: sarcasmi, ironie, battute folgoranti, esplosioni di intelligenza quasi fastidiose. Anzi, i francesi, che non perdonano al regista Bedos d’essere un figlio di papà (attore) fastidiosamente dotato, spesso l’hanno chiamato come al liceo, con il termine glandeur, stronzetto presuntuoso. E in effetti, disperatamente sincero, il suo primo film si intitolava Un amore sopra le righe (in originale Mr et Mme Adelman).

 

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