Parasite

La famiglia è la risposta alla povertà? Si, ma quale famiglia?

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Parasite
di Bong Joon-ho
con Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo, Choi Woo-Sik, Park So-dam, Hyae Jin Chang.
Voto: geniale, ha vinto a Cannes

La famiglia di Ki woo vive in un sottoscala di Seoul che può inondarsi nella stagione delle piogge. Il ragazzo, sua sorella, i genitori. Ogni giorno sul filo della povertà e della fame. Ma travestiti da piccoli borghesi. All’opposto della scala sociale c’è la ricchissima famiglia dell’informatico signor Park che vive in una villa bellissima. Il ragazzo povero, ma furbo, sostituisce un amico come insegnante d’inglese della figlia del signor Park, e studiando attentamente i bisogni della famiglia ricca inserisce in piccoli ruoli chiave i membri della sua famiglia. La sorella diventa insegnante del figlio piccolo, la madre cuoca, il padre autista. La famiglia di Ki woo si installa come un parassita nella famiglia Park con risultati brillanti: duro lavoro, ma grandi soddisfazioni, bella casa, buon cibo. E tutti insieme, anche se devono fingere di essere estranei. Il paradiso? I paradisi si perdono. E nella opulenta casa del signor Park forse si nasconde un altro parassita. Il cinema coreano ha il dono di costruire commedie che possono ribaltarsi premendo un tasto. Ma che possono anche trasformarsi diametralmente da commedia a horror passando per il grottesco. Siamo nei territori della critica radicale alla divisione delle ricchezze del mondo e del cinema radicale che usa l’assurdo e il mistero per veicolare quella che una volta era la critica sociale.

 

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