Gianna Nannini: «La mia anima si è trasferita a Nashville» (videointervista)

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Gianna Nannini
@Daniele Baracco
Un ritorno che non ti aspetti. Erano anni che volevamo da Gianna Nannini, 63 primavere lo scorso giugno, un disco del calibro de La differenza.
Dieci canzoni sincere, almeno tre/quattro potenziali singoli (nel senso di quelli che restano impressi nell’immaginario collettivo), un mood diffuso di stare facendo, in definitiva, la scelta giusta. Di cantare bene (“E con l’utero”, aggiunge, sorniona, lei). Di chiudere quella data traccia musicale già alla seconda take.
Un po’ perché stai registrando nei Blackbird Studios di Nashville, un po’ perché ti sta coadiuvando una band stellare (tra cui il basso enorme di Tony Lucido, musicista molto stimato nell’ambiente country), un po’ perché questo era davvero il momento giusto di uscire con La differenza. Quattro decenni dopo California e quel rock spudoratamente italiano e primigenio della Gianna.
Quel rock che uno come Conny Plank (mitologico produttore di Kraftwerk, Neu!, Eurythmics e Ultravox deceduto nel 1987) avrebbe poi virato in chiave europea, aggiungendovi elettronica su elettronica, loop su loop, idee geniali su idee geniali. “Conny (che produsse Latin Lover nel 1982. NDR) è stata la mia sliding door per coniare il mio sound europeo e a lui sarò sempre fortemente legata” – spiega la Nannini trattenendo una lacrima – “ma stavolta sentivo il bisogno di tornare al rock, al country e al blues. E potevo farlo solo a Nashville. Cosi sono andata negli States ed è nato l’intero album. Poi sono tornata, ok, solo che con la testa sono rimasta là e prima o poi ci tornerò. Nashville ormai fa parte di me”.
Il resto, la Gianna, ce l’ha raccontato in questa appassionata video-intervista. Gustatevela in attesa di vederla live il prossimo 30 maggio 2020 allo stadio ‘Franchi’ di Firenze, sua unica data italiana finora in programma. Ah, alla batteria quella sera ci sarà un certo Simon Phillips dei Toto…

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Simone Sacco
Simone Sacco nasce nel 1975, l'anno in cui i Cincinnati Reds (la temibile 'Big Red Machine', la più grande squadra di baseball di tutti i tempi) vinsero le World Series. Nella vita scrive abitualmente di musica, tattoo art, calcio, sport, letteratura ecc. Deve tutto, nel bene o nel male, al 1991 e ai dischi (tra cui 'Nevermind' dei Nirvana) che uscirono proprio in quell'indimenticabile stagione.

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