Nell’ambito del Filmmaker Festival
Nato a Vendôme nel 1931, Alain Cavalier è considerato un regista senza etichette, schivo e poco incline all’ esposizione mediatica. Il suo primo lungometraggio è Le combat dans l’ile, 1962, seguito da altri piccoli film passati inosservati. Nel 1968 firma La chamade (letteralmente “il cuore in gola”) dal romanzo di Françoise Sagan con Catherine Deneuve e Michel Piccoli, la storia di una coppia alla ricerca di un proprio equilibrio. Il film ottiene successo, ma Cavalier per il timore di essere coinvolto da un sistema produttivo troppo invadente, per sei anni si ritira dalle scene limitandosi a scrivere sceneggiature anonime e lavorando per la pubblicità. Dopo altre regie, Le plein de super, 1976, Martin et Léa, 1978, Un étrange voyage, 1980, ispirato ad un fatto di cronaca, il viaggio notturno in treno di una signora giapponese che scompare improvvisamente, nel 1986 gira Thérèse, incentrato sulla vita in convento della carmelitana che sarebbe poi diventata la santa Teresa di Lisieux, realizzando una pellicola non confessionale sul mondo della clausura che vince il premio della Giuria al Festival di Cannes e sei Cesar (a Milano davanti alla Sala 4 della multisala Odeon la gente fa la coda ogni pomeriggio per poter entrare alle proiezioni). Dopo la presentazione nel 2017 dei Six Portraits XL a Filmmaker, Alain Cavalier torna anche quest’anno alla manifestazione proponendo tre film scelti da lui stesso. Si tratta di Etre vivant et le savoir, 2019 (domenica 17 ore 20.00 al cinema Beltrade, prima italiana con la sua presenza); La Rencontre, 1996 (lunedì 18 ore 19.30 all’ Arcobaleno Film Center); Iréne, 2009 (martedì 19 ore 19.30 all’ Arcobaleno Film Center) e Martin et Léa, 1979 (giovedì 21 novembre ore 21.00 al Film Tv Lab).







































