Le Mans ’66-La grande sfida

Come due cowboy crearono il mostro che riuscì a battere la Ferrari

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Le Mans ’66- La grande sfida
di James Mangold
con Matt Damon, Christian Bale, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Tracy Letts, Josh Lucas
Voto: bello, classico

C’era una volta (negli anni Sessanta) la più grande fabbrica d’auto del mondo, la Ford, un impero con un imperatore irascibile (e scontento delle vendite che scendevano) e consiglieri di corte spaventati, buoni e cattivi. Un consigliere buono propose all’imperatore di legare le sue auto alla vittoria, cioè di vincere nelle gare di durata dei prototipi dove eccelleva la Ferrari, fabbrica piccolina però con un nome mitico. L’idea fu di chiamare un ex pilota dal battito cardiaco troppo alto (Carroll Shelby interpretato da Damon), passato a costruire piccole auto da corsa che sarebbero diventate icone, e chiedergli di mettere insieme in 90 giorni la GT40, un mostro capace di contendere pista e pedigree alle Ferrari P3, che però erano frutto dell’evoluzione di una vera casa corse. Shelby usò Ken Miles (Bale), un pilota inglese irascibile (e già sui quaranta) che affrontava la pista come aveva fatto con lo sbarco in Normandia. La Ford ci mette i soldi, Shelby la mediazione, Miles butta via i computer e appiccica con lo scotch fili di lana alla carrozzeria per capire dove gira l’aria in corsa e ottiene una specie di aereo senza ali che deve andare al massimo per 24 ore di fila, il consigliere buono sostiene, quello cattivo si appresta a trasformare tutto nel peggiore marketing con trucchi luridi. I ruoli sono chiari, niente sfumature, niente prigionieri. La Ford -è storia- vinse la 24 ore di Le Mans nel 1966 e Enzo Ferrari, il Drake, fece chapeau non all’imperatore ma ai due cowboy che in qualche modo gli ricordavano i suoi inizi di pilota da corsa. Sì, è un western con centinaia di cavalli nei motori  e matti che li domano a rischio di disintegrarsi. C’è anche la malinconia e la retorica della morte che in questi casi ci sta come eredità dei film di guerra. Il regista è James Mangold, quello di Cop Land, Quando l’amore brucia e Logan. Mondi diversissimi tra loro.

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