Note di viaggio. Tutto quello che bisogna sapere sull’omaggio a Guccini

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Note di viaggio

Ascoltare Francesco Guccini che si racconta è sempre un piacere immenso. E da un po’ di tempo a questa parte per comunicare ha scelto la forma parlata piuttosto che quella cantata. Non solo ha detto basta ai concerti («Non sono Charles Aznavour, né tantomeno Mick Jagger. A quasi 80 anni – li compirò a giugno – proprio non mi ci vedo a zompettare sul palco. E non ho più nemmeno voglia di suonare la chitarra, ammesso che l’abbia mai saputa suonare! In cambio canto molto da mattina, da solo, a casa. E canto canzoni popolari, cose tipo Addio Lugano bella, La sagra di Giarabub o El porompommpero».

Ecco perché tornare a sentirlo cantare, anche se una canzone sola (però inedita, Natale a Pavana) fa un certo effetto: «Ho scelto di usare il dialetto pavanese. Quando Mauro Pagani mi chiese se avevo un pezzo inedito da mettere in questa raccolta, lì per lì risposi di no. Poi mia moglie si ricordò di una poesia che molto tempo fa avevo pubblicato in un volumetto contenente anche versi di altri. Tutto era nato molto tempo fa, in seguito alla discussione avuta con un amico che sosteneva la mia modenesità. Io a Modena ci sono nato, ma le mie origini più autentiche sono a Pavana. Insomma, un giorno scrissi questa poesia quasi per gioco, una sorta di inno alla memoria di quando, bambino, andavo a piedi alla stazione di Modena per prendere il treno per Bologna. Lì c’era il cambio, i treni per Pavana partivano dal piazzale ovest. La linea porrettana è statica, è nata alla fine dell’800 e ci hanno viaggiato personaggi illustri. Comunque erano i viaggi di una volta, in terza classe, col fumo della locomotiva che ti anneriva la faccia… Ecco, la canzone parla di quel mondo che non c’è più».

Oltre a Natale a Pavana, di Note di viaggio – Capitolo 1: venite avanti… fanno parte 11 riletture di canzoni gucciniane. Dice Francesco: «Sono pigro, quindi all’inizio i discografici della Bmg e Mauro Pagani hanno dovuto faticare un po’ per convincermi. Ma poi mi sono innamorato del progetto, anche perché molte persone sono convinte che io abbia scritto soltanto tre canzoni, L’avvelenata, Dio è morto e La locomotiva, invece sono oltre 200, e questo è un buon modo per far arrivare alla gente anche altre canzoni del mio repertorio che amo molto. Ovviamente tra queste versioni ci sono quelle che amo di più e altre meno. Mi rifiuto di fare elenchi. Dico soltanto che l’altra sera è venuto a trovarmi Ligabue, e la sua versione di Incontro la trovo molto bella».

Note di viaggio

Aggiunge Mauro Pagani: «Partendo da una base così vasta, il lavoro di selezione è stato arduo. Dopo una prima selezione li ho ridotti a una quarantina, poi c’è stata un’ulteriore scrematura. Alla fine, tra parte prima e parte seconda (che uscirà l’anno prossimo), siamo scesi a 25, 26. Come sono avvenute le assegnazioni? Ogni brano ha una storia a sé. Ad alcuni ho fatto io delle proposte, altri sono venuti da me dicendo “voglio cantare questa”. La più contesa è stata L’Avvelenata, perché quelle cose chi fa questo mestiere almeno una volta nella vita le ha pensate. Quindi ho detto: visto che la vogliono tutti, la canto io, e ho proposto a Manuel Agnelli di duettare con me».

Già che ci siamo, diamo pure un paio di gustose anticipazioni sul volume 2, che è già in fase avanzata di lavorazione: Gianna Nannini ha inciso una cover di Quello che non… (title track dell’omonimo album del 1990) e ci sarà senz’altro Vedi cara (Pagani non vuol rivelare chi la canta, limitandosi a dire «è un interprete importante»).

Dice Guccini: «Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che sia stata selezionata una canzone a cui tengo molto come Tango per due (cantata da Nina Zilli, n.d.r.),  invece se devo citarne una che non c’è e onestamente un po’ mi dispiace, dico Van Loon».

Note di viaggio

Chiosa Mauro Pagani: «Ho amato lavorare a questo progetto perché le canzoni di Francesco hanno accompagnato da sempre il mio cammino di uomo e di musicista: in ogni casa, in ogni festa, discussione o corteo lui in qualche modo c’era. Avere l’opportunità di risalire quel lunghissimo fiume di immagini e di parole, potendo per di più contare sull’aiuto e la maestria di così tanti amici, è stato davvero un gran privilegio».

In questa videointervista, Francesco Guccini e Mauro Pagani parlano di Note di viaggio

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Ecco la tracklist di “Note di viaggio”

Francesco Guccini

  1. Natale a Pavana – Francesco Guccini
    2.
    Auschwitz – Elisa
    3. Incontro – Ligabue
    4. Scirocco – Carmen Consoli
    5. Stelle – Giuliano Sangiorgi
    6. Tango per Due – Nina Zilli
    7. Vorrei – Brunori Sas
    8. Canzone Quasi d’Amore – Malika Ayane
    9. Quattro Stracci – Francesco Gabbani
    10. Canzone delle Osterie di Fuori Porta – Luca Carboni e Samuele Bersani
    11. Noi non ci saremo – Margherita Vicario
    12.
    L’avvelenata – Manuel Agnelli e Mauro PaganiQui di seguito, alcune note scritte di suo pugno da Mauro Pagani, dove parla delle singole canzoni che sono state inserite in “Note di viaggio”
    Note di viaggio

di Mauro Pagani

  1. NATALE A PAVANA

“Una delle prime cose che mi è venuta in mente quando abbiamo iniziato questo lavoro è che mi sarebbe piaciuto avere un brano inedito, qualcosa di completamente nuovo che ci permettesse di raccontare una bella storia, insieme. Ho quindi cominciato a insistere con Francesco, che mi rispondeva “ma no dai, non canto più, basta, non ho voglia!”, ma io lo vedevo che aveva un luccichio negli occhi, e quindi ho continuato finché non sono riuscito a convincerlo. Gli avevo chiesto un testo, lui mi ha dato una poesia di due pagine e mezzo in dialetto, dove parla proprio dei suoi ricordi di infanzia, di quando, con la sua famiglia, festeggiava il Natale a Pavana. In questo brano c’è tutta la nostalgia dei ricordi di un tempo andato e più passa il tempo più la nostalgia si affaccia. Ho avuto l’onore di “paganizzarlo” un po’ e di cantare con Guccini i ritornelli. È stata un’emozione vera.”

  1. ELISA – AUSCHWITZ

“Auschwitz è stato il primo brano che ho proposto a Elisa, che ha accettato subito. La tragedia dei campi di sterminio ha toccato anche la sua famiglia: il nonno di Elisa infatti è stato prigioniero in un campo. Mi ero immaginato questo brano cantato da lei fin da subito, perché è un pezzo che vola molto in alto, e ha bisogno di una voce cristallina e leggera. Tutte le volte che Elisa lo ha cantato si è commossa e questa tensione espressiva ha reso l’esecuzione davvero intensa ed emotiva. Siamo partiti insieme, lei alla voce io alla mandola. Ho subito aggiunto il violino, passato attraverso un harmonizer, in modo che avesse un suono straniante, sospeso, com’è sospeso tutto il brano. Ho usato delle piccole percussioni come la kalimba e poi l’orchestra d’archi per far sì che il finale volasse ancora più alto.”

  1. LUCIANO LIGABUE – INCONTRO

“Incontro è presente anche in Radiofreccia. Ligabue fa parte di quella pattuglia di cantautori emiliani per i quali Guccini è stato veramente importante. Ho cercato di costruire tutto l’arrangiamento intorno alla voce di Luciano. Incontro è una “tipica” canzone gucciniana con tante strofe, una dopo l’altra, come se fosse una lettera scritta, senza ritornello e variazioni melodiche. Ho voluto rispettare questa ispirazione, legata ai songwriter americani, accompagnandola con chitarre acustiche, con il violino e l’armonica a bocca. Ho lasciato che fosse la voce di Luciano a raccontare, aggiungendo qua e là solo qualche colore e il profilo dell’orizzonte.”

  1. CARMEN CONSOLI – SCIROCCO

“Scirocco è uno dei brani armonicamente più ricchi dell’intero album. Ritmicamente interessante e pieno di luce. Sentivo quindi il bisogno di un’interprete che riuscisse a essere intensa e contemporaneamente leggera, per questo Carmen Consoli mi è subito sembrata adatta. È stato divertente suonare il violino su e giù per gli accordi, inseguendo la voce e quel lontano, misterioso profumo di Sud America.”

  1. GIULIANO SANGIORGI – STELLE

“Con Giuliano Sangiorgi ci siamo subito trovati d’accordo sul brano Stelle, ancora di più perché proprio in quei giorni nasceva sua figlia, Stella. È una canzone che spicca per originalità nell’intero repertorio di Francesco, eterea e a tratti davvero “siderale”. Tutto quello spazio mi è sembrato perfetto per la voce di Giuliano e per la sua innata capacità di volare alto. Qua e là mi sono divertito a raddoppiarla e triplicarla con il vocoder, lo strumento più “lunare” che io abbia mai suonato!”

  1. NINA ZILLI – TANGO PER DUE

“Pur avendo un approccio alla musica molto moderno e molto soul, Nina Zilli ha anche la vocalità rotonda e ammaliante delle grandi interpreti italiane. Il suo stile da diva di altri tempi mi sembrava perfetto per Tango per Due, e infatti ha accettato subito entusiasta. Il tango andava rispettato, certo! Ma quello delle balere d’altri tempi, dove si suonava, si ballava e ci si corteggiava lontani da tutti e da tutto. Sognando di essere mille miglia lontano, di là dal mare.”

  1. BRUNORI SAS – VORREI

“Quando ci siamo incontrati per parlare di questo progetto Dario Brunori sembrava un po’ dubbioso, non tanto all’idea di partecipare a un omaggio a Francesco Guccini, quanto preoccupato di riuscire a trovare un brano adatto alla sua vocalità da cantastorie intimista e un po’ svagato. Per fortuna Vorrei gli è piaciuto subito: non è stato necessario neppure terminare il primo ascolto. Questo racconto intimo e quasi sussurrato fatto di grandi sogni e piccole cose quotidiane sembrava scritto per lui. È bastato un arrangiamento lieve, pareti vicine e finestre luminose, per permettergli di sentirsi a casa, raccontare ed emozionarci.”

  1. MALIKA AYANE – CANZONE QUASI D’AMORE

“Malika Ayane sapeva fin dall’inizio di voler interpretare Canzone quasi d’amore, perché, a suo dire, è stata la colonna sonora della sua adolescenza. L’ho immaginata come un discorso tra sé e sé, come un bilancio, raccontato sottovoce, del proprio passato e del proprio presente, fatto di tante domande e di poche certezze. L’introduzione, voce e chitarra, è stata registrata in diretta, senza preoccuparci di tempo e velocità, il resto dell’arrangiamento ho voluto affidarlo al pianoforte e all’orchestra d’archi di modo che la bellezza e il fascino della melodia del brano emergessero a pieno.”

  1. FRANCESCO GABBANI – QUATTRO STRACCI

“Quattro Stracci è un pezzo che ha un’ispirazione folk americana, con un testo abbastanza combattivo e profondamente critico nei confronti della persona a cui è rivolto. È come se fosse un brano un po’ “da strada” e Francesco Gabbani, che ha una vocalità comunicativa e diretta, mi sembrava l’interprete perfetto. Nell’arrangiamento ho voluto rispettare questo mood usando chitarre lap steel e varie chitarre acustiche tra le quali una Stella, realizzata da un produttore italiano agli inizi del secolo scorso, spesso usata dai bluesmen americani, con una accordatura particolare. Su questo impasto sonoro Francesco ha navigato perfettamente a suo agio, mescolando swing, ritmo e quel tanto di pungente ironia che serve quando ci si toglie qualche sassolino dalle scarpe!”

Note di viaggio

  1. LUCA CARBONI e SAMUELE BERSANI – CANZONE DELLE OSTERIE DI FUORI PORTA

“Canzone delle Osterie di Fuori Porta è stato scelto personalmente da Luca Carboni e Samuele Bersani, entrambi bolognesi doc. All’inizio ero un po’ spaventato, perché trattandosi di una canzone con una struttura compositiva tipica da cantastorie, con tante strofe senza ritornello, sarebbe stato davvero difficile da arrangiare. Avere due voci così personali e affascinanti che si alternano mi ha certamente aiutato a mantenere viva l’attenzione sul testo, per tutta la durata dell’esecuzione. Questa volta mi è sembrato appropriato e divertente usare una sezione di fiati, per donare fascino e swing all’intero racconto. Luca e Samuele sono riusciti perfettamente a farci immaginare due avventori d’osteria, seduti al tavolo con il bicchiere di vino, che ci raccontano un po’ della loro vita.”

Note di viaggio

 

  1. MARGHERITA VICARIO – NOI NON CI SAREMO

“Uno degli obiettivi di questo progetto era far conoscere Guccini a un pubblico più giovane, e in quest’ottica mi è venuto naturale proporre Noi Non Ci Saremo a Margherita Vicario. È uno dei primi pezzi che ha scritto Guccini, un testo molto legato agli anni ‘60, alla cultura beat e, soprattutto, alla paura del disastro nucleare, tipica di quegli anni. Margherita l’ha interpretato con la sua voce limpida, l’innocenza, la solarità e l’energia che molti giovani come lei hanno. Ho voluto usare un mix di strumenti acustici ed elettronici, batterie picchiate e accenni di neofolk, usare, insomma, un linguaggio che potesse risultare famigliare a un coetaneo di Margherita.”

  1. MANUEL AGNELLI e MAURO PAGANI – L’AVVELENATA

“L’Avvelenata è uno di quei brani che per le sue parole, meravigliosamente franche e coraggiose, molti colleghi hanno cantato o vorrebbero cantare. Ho subito pensato a Manuel Agnelli, per il rigore che ha sempre dimostrato nel difendere le sue scelte artistiche. Quando gliel’ho proposto, però mi ha obiettato che trattandosi di un brano molto lungo, sarebbe stato più adatto a un duetto. “Eccomi qua!” gli ho subito risposto. Da un po’ anche io stavo cercando un brano adatto a me e mi è sembrata un’occasione da non perdere. Così l’abbiamo fatto insieme. Mi ha molto divertito iniziare l’arrangiamento con un quartetto barocco con flauto dolce, fagotto, corno inglese e oboe, poi arrivano le chitarre rumorose e incazzate, come era giusto che fosse in un brano come questo. Così come trovo giusto che il primo capitolo di Note di Viaggio, finisca con le parole: ho tante cose ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto.”

Quelle che seguono sono gustose considerazioni scritte da Francesco Guccini, che argomenta di par suo sul tema “cosa è una canzone”.

di Francesco Guccini

“Avrei voluto, qualche tempo fa, scrivere una storia che non ho poi scritto ma che ora voglio raccontarvi.

Immaginavo due peones messicani, guerriglieri con Francisco Pancho Villa o con Emiliano Zapata.  I due soldaderos, reduci da un combattimento, si stanno rilassando bevendo tequila, passandosi una bottiglia. Uno dei due prende una chitarra e canta una canzone, Cielito Lindo, dicendo che si tratta di una creazione sua. All’altro quel brano piace molto e lo fa cantare e ricantare al collega, finché non l’impara. Il giorno dopo c’è un altro scontro, ma il chitarrista non torna a riposarsi, forse è morto in battaglia. C’è però l’amico che, imbracciata la chitarra, intona, per un gruppetto di combattenti attorno a lui, Cielito Lindo, e il motivo si diffonde, altre persone lo conoscono e lo portano in giro.

So bene che la canzone non è del tutto popolare, è stata scritta nel 1882 da Quirino Mendoza y Cortez, ma l’andamento del testo e della musica è come se fosse di origine popolare, e così Cielito Lindo si è sparsa in tutto il mondo, ha traduzioni in diverse lingue e viene ancora oggi cantata da allegre brigate di amici che, dopo una buona mangiata e una robusta bevuta, con voci un poco stonate si cimentano in appassionati Ayayayay, canta y no llores.

Tutto questo per dire che la canzone, una buona canzone, è oggetto misterioso, leggero e volatile, e però afferra la mente e il cuore di chi la esegue e di chi l’ascolta e, passando di bocca in bocca, supera lo spazio geografico e quello del tempo. Avevo scelto Cielito Lindo come esempio di canzone popolare capace di viaggiare ovunque e comunque, proprio come è accaduto a certe ballate, ignoti gli autori, nate nel centro Europa, passate in Inghilterra e da lì discese in Italia alla fine del ‘500: la melodia è cambiata ma la storia, sebbene modificata, è quella, simile all’originale. Un bel salto nel tempo e nello spazio.

Perché la canzone è una sorta di gibigianna, e cioè riflesso di luce su una superficie, non sta ferma, si allarga, viaggia, conquista territori e persone, con trame che sfuggono, attraverso passaggi che ignori…  Perché la canzone è magia, un fenomeno continuamente migrante.”

Concludiamo questa lunga disamina di “Note di viaggio”, il disco-omaggio a Francesco Guccini, con il testo del brano inedito che lo arricchisce.

NATALE A PAVANA

(Parole di Francesco Guccini – Musica di Mauro Pagani)

Del volte i m’arcordo quíi Nadali
(quand’i ero un bambin):
la sfrúmmia del vacanze, dla valísglia,
al sconsummo dla strada a la stazion
(a pée, ma alora a s’ caminava verodío)
e me babbo davanti con al peso
e mí e mé madre ‘d dré.
“Modna, stazion ‘d Modna”
E ‘na zízzola (maremma can) col braghe corte,
e ‘na nebbia (diolai) ch’a t’inzupava
al córe, e t’a l’ stricava
per avertase quando ‘d sovr’al colle
l’aparizion dla Madonna su a San Lucca
a t’ disgeva ch’l’era ariva’ Bologgna.
(Babbo, perché noialtri
A ‘n se sta ed ca’ a Bologgna?
Eee, magara!)
E po’ piazale Ovest,
ghiggne e chiàccare con vosgi che col treno
già i m’ portavan’ ed colpo su i mée monti
el sudava al vapore e quando ed rado
lascia’ cl’altra stazion
s’entrava in galería
al fummo a s’inflitrava int al vagon
e a l’ rempiva i polmon
e s’a t’ sopiavi al naso
l’era móccio e carbon.
E neve, tanta neve, bianca e fina,
E neve, tanta neve
fin a la Venturina.
(D’ed d’là dal fiumme a i era
Al monte dla mé Pavna,
la sóo magia
e la mé forza e la mé fantasia)
Giò dal treno, Ziarina,
la c’aspetava, l’era anda’ a comprare
l’anguilla dla vigília
Ziarina disgeva:
“via, via, ch’l’è belle buíio!”
(per Nadale la notte la vén presto)
E via che ‘d strada, tanta,
a i né ancora da fare
(a pée, ma l’era tutt’un caminare)
Cla strada belle fatta tante volte
Fra dóo montaggne ‘d neve.
E in ca’ i i’eren tutti,
Nonnamabília a i era,
Ziorico, Nonnopietro,
e Ziateresa,
con i taselli ‘d tavole ‘d castaggno
e i sacchi amontina’ lí’d fianco a i muri
e l’acqua ch’la scoreva dal botaccio
per far andar el masg’ne,
per tridare el castaggne,
robbanera, frumento e formenton.
Che gran savore ‘d bón!
L’era, l’era ca’ mia,
i ero torna’ a ca’ mia,
al me fiumme,
ai mée monti, al mé mondo
e Modna, e la só torre,
l’eran armaste un soggno,
soltanto un brutto soggno,
che al Limentra
c’ la piéna d’inverno.
a l’portava via
L’era, l’era ca’ mia,
i ero torna’ a ca’ mia,
al me fiumme,
ai mée monti, al mé mondo
e Modna, e la só torre,
l’eran armaste un soggno,
che al Limentra
a l’portava via.

Note di viaggio

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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