Roberto Vecchioni live a Mestre: due ore e mezza tra poesia e impegno civile

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Continua senza sosta il tour di Roberto Vecchioni per presentare l’ultimo album di inediti dal titolo L’infinito e, ad un anno esatto di distanza dalla pubblicazione, il cantautore milanese fa tappa al Teatro Corso di Mestre per portare in scena le canzoni di questo lavoro e i suoi più grandi successi.

Spettacolo nettamente diviso in due parti, con la prima metà dedicata completamente a L’infinito, eseguito quasi nella sua interezza.
Una scelta forte, perché per precisa scelta di Vecchioni il disco non è presente in nessuno store o servizio digitale, ma è acquistabile solamente in copia fisica. Quindi a meno che non l’avesse comprato in un negozio di dischi (buoni comunque i dati, circa 40.000 copie vendute) nessuno dei presenti al concerto di ieri sera aveva mai ascoltato le 10 canzoni che hanno composto la prima parte dello spettacolo, divise tra il racconto di personaggi diversi tra loro ma straordinari a vario titolo (Alex Zanardi è il protagonista di Ti insegnerò a volare, Giulio è ispirata alla storia di Giulio Regeni, Cappuccio rosso è dedicata alla combattente curda Ayşe Deniz Karacagil, mentre ne L’infinito è addirittura Giacomo Leopardi a parlare in prima persona) e brani più o meno autobiografici, come Formidabili quegli anni e Com’è lunga la notte. Chiude la prima parte quella che probabilmente è la perla dell’album, Parola: una sentita e commossa elegia della parola, oggi caduta in disuso, in un mondo di icone, simboli, emoticons e di bassa cultura, che ha ridotto notevolmente il vocabolario personale di tanta, troppa gente.

La seconda parte del concerto è più classica, più “familiare”, ed è una carrellata dei grandi successi della carriera ormai quasi cinquantennale di Vecchioni, da La mia ragazza a El bandolero stanco, passando per le toccanti Le rose blu e Viola d’inverno. C’è spazio anche per un accenno di Bella ciao, «un canto che non è comunista, ma è di tutte le persone che credono nella libertà». Le mie ragazze invece propone sullo schermo che fa da sfondo al palco una carrellata di video di manifestazioni dei movimenti per i diritti delle donne dagli anni ’60 ad oggi, mentre con Velasquez ci ricorda che «è facile vivere in un mondo chiuso, circondato da muri e con vicino solo poche persone fidate, è molto più difficile aprirsi e accogliere gli altri, comprendere chi siano e cosa significhino. Ed è molto più facile sbagliare rispetto a vivere in un mondo chiuso, però è giusto così. E dobbiamo continuare così».
Chiudono la seconda parte Sogna ragazzo sogna e Chiamami ancora amore, brano vincitore del Festival di Sanremo del 2011.

Finale con una piccola sorpresa sorpresa: il primo dei bis è Celia de la Serna, brano dedicato alla madre di Che Guevara, che non veniva eseguito live da moltissimi anni, mentre la chiusura vede le immancabili Luci a San Siro e Samarcanda, che Vecchioni è quasi “costretto” a cantare a causa della sua popolarità, ma afferma che oggi non scriverebbe più una canzone in cui è il destino a vincere sull’uomo, perché non crede più che sia così.

Due ore e mezza di musica e parole, sia narrate che cantate (accompagnato da Ruggero Pazzagli alla batteria, Antonio Petruzzelli al basso, Massimo Germini alla chitarra, Lucio Fabbri a pianoforte, tastiere, chitarra, mandolino, violino e arrangiamenti) in cui pensare, sognare, commuoversi, anche indignarsi.
Un concerto di Vecchioni fa bene al cervello, al  cuore e all’anima e fa tornare a casa un po’ più ricchi di quando si è entrati in teatro.

Ecco la scaletta del concerto:
1. Una notte, un viaggiatore
2. Com’è lunga la notte
3. Ogni canzone d’amore
4. Giulio
5. Ti insegnerò a volare (Alex)
6. Formidabili quegli anni
7. Cappuccio rosso
8. Vai, ragazzo
9. L’infinito
10. Parola

11. La mia ragazza
12. Stranamore (pure questo è amore)
13. Le rose blu
14. Viola d’inverno
15. El bandolero stanco
16. Bella ciao
17. Le mie ragazze
18. Ninni
19. Velasquez
20. Sogna ragazzo sogna
21. Chiamami ancora amore

22. Celia de la Serna
23. Luci a San Siro
24. Samarcanda

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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