Cesare Cremonini, un ritorno in grande stile fra classico e moderno

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Milano per Gaber
Foto di Giovanni Gastel

Ci sono dei ritorni che fanno realmente bene alla musica e allo spirito di chi ascolta. La nuova canzone di Cesare Cremonini, pubblicata questa notte, rientra fra quelle più romantiche e malinconiche, senza tempo, che entrano nella mente in modo prepotente, lasciando inevitabilmente il segno.

Non c’è posto per la noia e la ripetitività in casa Cremonini, che continua ad esplorare l’universo musicale in Al telefono, brano che anticipa la raccolta del cantautore bolognese Cremonini 2C2C The Best Of (out dal 29 novembre).
Al telefono non è affatto paragonabile ad altre ballad come Poetica, ma conserva quel mood, quello stile fra classico e moderno dato dal mix perfetto di pianoforte ed elettronica che Cremonini sa usare perfettamente. Il testo è, anche questa volta, intenso e particolare. Il telefono diventa la metafora della superficialità, di ciò che si dimentica con facilità e, soprattutto, non si riesce a  dire e a vivere realmente. Si avverte tutta la nostalgia del “non detto”, di tutti “quei sorrisi che si sprecano al telefono”, invece, magari, di guardarsi negli occhi.

«Una canzone sulla separazione —  l’ha definita il cantautore — ma soprattutto sulla sopravvivenza in questi tempi in cui l’amore resta intrappolato nelle librerie fotografiche degli smartphone che sono la nostra memoria emotiva».

Una memoria emotiva ridotta a memoria virtuale e digitale, rappresentata da qualche foto nel rullino di un iPhone. E non si tratta di una mera critica alla superficialità creata dai social, ma di sensazioni sincere e dirette, di un sentimento di smarrimento creato dal distacco dall’altro.

Cremonini riesce, con immagini efficaci e chiare, a esprimere con estrema facilità tutti i colori e le sfumature dei sentimenti umani, creando un’immedesimazione immediata in chi ascolta. Sintetizzatori, piano, archi  e fiati esaltano la voce in primo piano di Cesare, delicata, incisiva e a tratti sofferta. La coda finale del brano, sostenuta da una base elettronica e dal piano, è la conclusione perfetta del brano, esattamente come il telefono: estremamente classico e fortemente moderno.

Cesare torna a stupire, come ci ha abituati ormai da tempo, non adagiandosi sulla scia sicura dei “vecchi” brani, e confeziona un pezzo all’apparenza complesso, ma di impatto diretto e poetico.

La canzone si dirama in maniera irregolare, aggiungendo archi e fiati alla voce e sintetizzatori iniziali, ed è sfumata da intensa malinconia.
Il brano ruota intorno alla figura del telefono, scelto come protagonista dei nostri tempi, e calca con inequivocabile eleganza la tradizione della grande canzone italiana, con chiari riferimenti a Lucio Battisti e Dalla, in quella ricerca di un fil rouge con il passato che impedisce di smarrire per strada l’identità dell’artista, il quale, fregandosene di mode e tempi radiofonici, si lancia in una breve chiusura strumentale (dopo un primo, inaspettato stop sul brano).

Cremonini riesce a inserire nella sua musica, in un crescendo di pathos, i suoi riferimenti artistici musicali (difficile non sentire l’influenza di Battisti e Dalla, come dicevamo), ma dandone delle sfumature nuove assolutamente personali.

Non è una canzone facile, dicevamo all’inizio. Non è una canzone facile, però, per chi ascolta in maniera distratta, per chi non è più abituato a lasciarsi trasportare dalla musica in un’altra dimensione.

Cesare ci riesce, ci porta dove vuole lui, continuando il discorso intrapreso con Poetica (che anticipava il precedente album, Possibili scenari), permettendoci di restare intrappolati in un universo senza tempo.
Cuffie in testa e play sul brano, in attesa di ascoltare gli altri cinque inediti della raccolta: le premesse per sorprenderci ancora ci sono proprio tutte.

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Testo di Al telefono

Come non ricordi più?
Dai, che anno era?
Ho come l’impressione che tu stia ridendo
forse non sei sincera

E fammi una fotografia
e tienila per sempre nel telefono
in mezzo alla pornografia
poi a tutti quei sorrisi che si sprecano
al telefono

Si ricorda di me
non so niente di lei
ho provato ad entrare in quel vecchio locale che prima era un club
dove andavi anche tu, che peccato però
non ti ho mai vista entrare la notte se c’eri
le luci leggende, le amiche nei bagni col cellulare
quando qualcuno mi chiede di te gli rispondo così prima di scappare

Fammi una fotografia
e tienila per sempre nel telefono
ti dico una bugia
è facile lasciarsi in un telefono

Quante volte penserai che è vero
che sei rimasta sola in mezzo al cielo
ma sono solo anch’io come uno scemo
al telefono

al telefono
al telefono

Ho l’impressione che sincera

e adesso fammi una fotografia
e tienila per sempre nel telefono
voltati e vai via
per tutti quei sorrisi che si sprecano
al telefono
al telefono
al telefono
al telefono
al telefono
al telefono

Claudia Assanti e Maria Francesca Troisi

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