Zucchero: un nuovo album “D.O.C.” in bilico tra tradizione ed elettronica (recensione)

Nonostante un titolo ed una copertina in perfetto stile tradizionalmente Sugar, il nuovo album di inediti di Zucchero, D.O.C., ha un'anima elettronica, totalmente inedita nella oltre trentennale carriera del bluesman reggiano.

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Zucchero
@Robert Ascroft

D.O.C.
Zucchero
2019
(Universal)
voto: 6,5

A tre anni e mezzo di distanza da Black cat e dopo un tour mondiale che lo ha visto girare tutti e 5 i continenti con oltre 130 date, Zucchero torna con un album di inediti dal titolo familiare, D.O.C., e una copertina disegnata da Paolo De Francesco in cui ritroviamo tutte le caratteristiche di Sugar: le radici che simboleggiano il legame con la propria terra, le ali e le corna a significare quell’unione tra sacro e profano che è da sempre la cifra stilistica delle sue canzoni, la chitarra, la vanga e ovviamente l’immancabile cappello.

D.O.C. è prodotto da Zucchero e Don Was insieme a Max Marcolini, che ha curato anche gli arrangiamenti e la pre-produzione a Pontremoli, nella tenuta Lunisiana Soul.
Tra le firme che hanno collaborato alla stesura di alcuni brani troviamo Francesco De Gregori (in Tempo al tempo), Davide Van De Sfroos (in Testa o croce), Pasquale Panella e Daniel Vuletic (in La canzone che se ne va), Rory Graham (noto come Rag’n’Bone Man), Steve Robson e Martin Brammer (in Freedom), F. Anthony White (noto come Eg White) e Mo Jamil Adeniran (in Vittime del cool) e l’artista scandinava Frida Sundemo (in Cose che già sai).

Se dalla copertina e dal titolo ci si aspetterebbe il “solito” Zucchero, ascoltando l’album ci si accorge invece che la veste sonora degli 11 brani inediti è completamente nuova rispetto al suono che siamo abituati ad ascoltare dal bluesman reggiano e che l’elettronica, per la prima volta, ha un ruolo da protagonista.
Sugar ha spiegato che durante le registrazioni agli Henson Studios di Los Angeles, mentre lui e Don Was si occupavano degli strumenti “organici”, suonati da musicisti veri, nella stanza accanto produttori giovani e più orientati verso il mondo elettronico lavoravano sulla parte “sintetica” dei brani, per poi incontrarsi a fine giornata e trovare la giusta amalgama per ogni canzone.

Spirito nel buio, il brano che apre l’album, è la sintesi perfetta di questo nuovo corso: basso, batteria, piano ed hammond si fondono con una componente elettronica importante e decisamente preponderante, per convogliare nel finale in un coro gospel che sa di spiritual.
Sullo stesso stile Soul Mama, che ha tutte le carte in regola per essere il singolo della prossima estate, col trascinante ritornello.
Scendiamo di bpm e arriviamo a Cose che già sai, unico duetto dell’album con la 33enne svedese Frida Sundemo. E’ lo stesso Zucchero a spiegarci il motivo di questa collaborazione: «La sua voce mi ricorda un usignolo. Non ho voluto realizzare un duetto classico, dove ognuno canta la sua parte, ma le ho chiesto di cantare all’unisono, per creare un suono e direi che l’obiettivo lo abbiamo centrato. Onestamente io non sapevo chi fosse, me l’ha segnalata Corrado Rustici, e quando l’ho conosciuta non ho avuto dubbi».
Testa o croce, scritta insieme a Davide Van De Sfroos, è un blues che ci riporta verso sonorità più familiari della carriera di Zucchero, in cui l’elettronica fa solamente da sottofondo, da riempimento agli strumenti suonati, e forse anche il tema trattato ha portato verso una scelta sonora più tradizionale: è il racconto del trasferimento della famiglia Fornaciari da Roncocesi, piccolo paesino rurale di 800 anime alle porte di Reggio Emilia, a Forte dei Marmi, in Versilia, in un’ambiente completamente alieno per il il piccolo Adelmo, allora 13enne.
Freedom è il singolo che ha fatto da apripista alla pubblicazione di D.O.C. e nonostante il suo arrangiamento pop dal sound internazionale che si discosta completamente dai precedenti lavori, nel testo possiamo trovare molti riferimenti alla discografia passata: l’incipit, “Mi svegliai”, è lo stesso di It’s all right (Miserere, 1992), mentre sia il videoclip che le parole della canzone hanno richiami alla colonna sonora di Spirit, cavallo selvaggio, la cui versione italiana è stata curata da Zucchero nel 2002.

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Si prosegue con Vittime del cool, blues ironico (ma neanche troppo) sui tempi moderni, in cui ormai tutti indossano maschere, sui social e non, per essere “cool” (“Ma come fai / a non dire mai / quello che pensi / quello che senti / Non c’è innocenza / purezza non direi / solo apparenza / poca sostanza”), lanciando una speranza di normalità e verità nel ritornello (“Vorrei ci fosse almeno qualcuno / che sembri com’è / Ora che tristemente nessuno / è quello che è”).
Sarebbe questo il mondo, per chi scrive, ha uno degli arrangiamenti più belli dell’intero disco: apertura e chiusura affidata al piano, il basso che si muove libero sulla melodia e i piatti della batteria a sottolineare i momenti più enfatici. La canzone parla del disincato del vedere il mondo attuale rispetto a quello che si sognava da bambini, e allora il rifugio è nella musica, nel suonare e nel calore della gente (“Take me to the crowd / il resto conta niente / Portami da lei / in mezzo alla mia gente”).
Il prossimo singolo, stando a quanto dichiarato dallo stesso Zucchero a Deejay chiama Italia, dovrebbe essere La canzone che se ne va, brano che parla dell’ispirazione nello scrivere, e un po’ come raccontava Vasco in Una canzone per te, bisogna essere un po’ bravi e un po’ fortunati a saperla cogliere in tempo prima che fugga via (“Lei dice prendimi / prendi il meglio di me / prima che io diventi neve”).
Badaboom (Bel Paese) è il terzo brano “ritmato” dell’album, dopo i due in apertura, ed è una sorta di atto di amore-odio verso l’Italia e la sua gente, il Bel Paese, con tanto di esclamazioni dialettali, immancabili in un album di Sugar. Qui come incedere del bridge troviamo “Mò ch’ dû maròun”.
Altra collaborazione d’eccezione è quella con Francesco de Gregori, che torna a firmare un nuovo brano con Zucchero dopo Diamante (Oro, incenso e birra, 1989) e Tobia (Shake, 2001). Stiamo parlando di Tempo al tempo, delicata ballad sul tempo che passa e sull’attesa, che sia l’aspettare che la pioggia bagni i campi per donarle nuova vita e nuovi frutti, come attendere un segno da un’entità superiore che ci dimostri la sua esistenza (“E se è vero che ci sei / così in cielo come da noi / sai che ti sto cercando / tempo al tempo”).
Ultimo brano della tracklist “regolare” in italiano è Nella tempesta, quasi una ninna nanna sorretta solamente dal pianoforte e dagli archi, un po’ in stile Hai scelto me, con tanto di vocalizzi sulla strofa finale.

Chiudono l’album tre versioni in inglese di brani già presenti in italiano: My Freedom (Freedom), Someday (Vittime del cool), con un testo davvero interessante e intenso sulla resistenza alle avversità e la voglia di riscatto, e Don’t let it be gone (Cose che già sai), che vede ancora una volta la partecipazione di Frida Sundemo.

Un album sicuramente spiazzante per chi si aspetta da Zucchero un certo tipo di suono, più suonato, più “verace”, ma che soprattutto in canzoni come Cose che già sai, Testa o croce, Sarebbe questo il mondo e Nella tempesta riesce a fondere le due anime di questo disco, quella analoga con quella digitale.

Queste le prime date confermate del tour mondiale di Zucchero (calendario in aggiornamento):
aprile – Byron Bay Bluesfest (il festival si terrà dal 9 al 13 aprile), Byron Bay (Australia)
6 giugno – Royal Concert Hall, Glasgow (Regno Unito)
7 giugno – Bridgewater Hall, Manchester (Regno Unito)
10 giugno – Royal Albert Hall, Londra (Regno Unito)
11 giugno – Royal Albert Hall, Londra (Regno Unito)
22 Settembre – Arena, Verona
23 Settembre – Arena, Verona
24 Settembre – Arena, Verona
25 SettembreArena, Verona
26 SettembreArena, Verona
27 SettembreArena, Verona
29 SettembreArena, Verona
30 SettembreArena, Verona
1 ottobreArena, Verona
2 ottobreArena, Verona
3 ottobreArena, Verona
4 ottobreArena, Verona
31 ottobre – Olympiahalle, Innsbruck (Austria)
1 novembre – Stadthalle, Graz (Austria)
3 novembre – Arena Stozice, Lubiana (Slovenia)
4 novembre – Stadthalle, Vienna (Austria)
6 novembre – Rockhal, Lussemburgo
7 novembre – Amphitheatre, Lione (Francia)
8 novembre – Forest National, Bruxelles (Belgio)
10 novembre – Vendespace, La Roche-sur-Yon (Francia)
11 novembre – Arkea Arena, Bordeaux (Francia)
14 novembre – Le Dôme, Marsiglia (Francia)
15 novembre – Palais Nikaia, Nizza (Francia)
17 novembre – AccorHotels Arena, Parigi (Francia)
19 novembre – Arena, Lipsia (Germania)
20 novembre – Barclaycard Arena, Amburgo (Germania)
21 novembre – Mercedes-Benz-Arena, Berlino (Germania)
24 novembre – Schleyerhalle, Stoccarda (Germania)
25 novembre – Olympiahalle, Monaco di Baviera (Germania)
27 novembre – Festhalle, Francoforte sul Meno (Germania)
28 novembre – ISS Dome, Düsseldorf (Germania)
29 novembre – Ziggo Dome, Amsterdam (Paesi Bassi)
1 dicembre – Zénith Arena, Lilla (Francia)
2 dicembre – Emsland Arena, Lingen (Germania)
5 dicembre – Hallenstadion, Zurigo (Svizzera)

Ecco la tracklist e la copertina dell’album:
1. Spirito nel buio
2. Soul mama
3. Cose che già sai (feat. Frida Sundemo)
4. Testa o croce
5. Freedom
6. Vittime del cool
7. Sarebbe questo il mondo
8. La canzone che se ne va
9. Badaboom (Bel Paese)
10. Tempo al tempo
11. Nella tempesta
12. My freedom (bonus track)
13. Someday (bonus track)
14. Don’t let it be gone (bonus track, feat. Frida Sundemo)

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