Cristiana Verardo racconta il suo ultimo singolo

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La cantautrice salentina Cristiana Verardo ha trionfato sul palco della 15ª edizione del Premio Bianca d’Aponte, dedicato alla canzone d’autrice, portandosi a casa una borsa di studio e un tour di otto concerti organizzato grazie al NuovoImaie.

Il 15 novembre è stato pubblicato il suo ultimo singolo, Ti ho portato il mare, e anticipa l’uscita del disco in programma nel 2020. Il brano si concentra su una relazione che non può essere vissuta e raccontata: si tratta di un amore sommerso, lontano dalle noie e dalle angosce della vita di coppia ma che desidererebbe non essere così eccezionale per poter creare un’abitudine fatta di condivisione.

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Cristiana per farci raccontare qualcosa in più di questo inedito e del suo prossimo disco.

Nella tua vita la musica ha un ruolo molto importante, se non fondamentale: vincere un premio che premia la canzone d’autore dev’essere una bella soddisfazione.
Un’emozione così forte di cui ancora sento l’eco, un riconoscimento prestigioso che si, è una grandissima soddisfazione. Ma vincere il Bianca d’Aponte credo sia anche una bella e fortunata responsabilità che posso onorare soltanto lavorando e facendo del mio meglio

Il premio consiste in una borsa di studio e un tour di otto date: hai già qualche idea su come realizzare questo spettacolo?
Per quello che riguarda l’organico saremo sicuramente in trio con un set ibrido di elettronica e strumenti acustici. L’idea è quella di strutturare un live minimale ma denso allo stesso tempo per far si che, sia la musica che il testo, abbiano lo stesso spazio. 

Il tuo ultimo singolo si intitola “Ti ho portato il mare” e anticipa l’uscita del tuo album prevista per il prossimo anno. Quanto c’è di te in questo pezzo?
C’è tanto di me, anzi tutto. Ma la storia non è autobiografica. É  andata così. Ottobre 2018 Mi trovo a Porto Badisco, una località marittima salentina a cui sono molto affezionata. Un mio amico decide di farmi ascoltare una canzone scritta da lui chiedendomi dei consigli sul testo e sulla melodia. Il brano parla del suo amore “clandestino” con una ragazza. Il giorno dopo, dopo averla ascoltata sento la necessità di riscriverla, raccontando la sua storia a modo mio. Così è nata “Ti ho portato il mare”.

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Cosa puoi anticiparci invece del tuo lavoro?
Sarà sicuramente un lavoro sincero. Tutte le canzoni presenti all’interno del nuovo disco racconteranno la verità di una storia, di un’emozione, di un ricordo. Per quanto riguarda la produzione artistica ho già chiaro il focus e so quale direzione musicale perseguire. Sarà un album diverso dal primo, come è giusto che sia. Ho voglia di “azzardare” allontanandomi dalla mia “comfort zone”. 

In Italia il termine “cantautore” è un po’ abusato, soprattutto negli ultimi tempi. Quali sono secondo te le caratteristiche della canzone d’autore e a quali dei “giganti” del panorama italiano ti ispiri?
Se la canzone è inevitabilmente composta di versi e di musica, quella “d’autore” trova nel testo, nelle parole e nel loro valore, una delle sue principali cifre. Questo credo sia quello che distingue la canzone d’autore da tutto il resto. I miei Maestri sono sicuramente e inevitabilmente De Andrè, Dalla, Gianmaria Testa, De Gregori, Battisti e quindi Mogol.

Progetti per il futuro mi pare ne abbia già un paio: cosa ti aspetti dal prossimo anno?
Non so cosa “aspettare”, ma so già che voglio “dare”. Sarà un anno in cui le maniche saranno sempre rimboccate, un anno di semina.

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