L’ufficiale e la spia

La storia degli intrighi politici e militari attorno al caso Dreyfus

0

L’ufficiale e la spia
di  Roman Polanski
con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner, Grégory Gadebois, Hervé Pierre.
Voto: bellissimo

J’accuse di Roman Polanski è un metronomo. Classico, regolare, martellante, mai un momento di stanca o di pausa. In realtà è un film sulla manipolazione dei documenti e delle coscienze, ma arrivi alla fine con la sensazione di aver partecipato a un’avventura illustrata dai pittori dell’epoca e aiutata da una cinepresa nella macchina del tempo. Era in concorso a Venezia, s’è preso il leone della Giuria e la presidente Martel  che è intervenuta sull’uomo e non sul regista forse avrà sempre un sospetto d’ingiustizia… Il film riprende il caso Dreyfus, l’ufficiale ebreo alsaziano dell’esercito francese condannato nel 1894 alla detenzione all’Isola del diavolo con l’accusa di tradimento per un presunto passaggio di informazioni ai tedeschi. Alfred Dreyfus (Luis Garrell) scompare subito dopo la degradazione nella primissima scena (un esempio di come si muovono le geometrie di ripresa) e il film segue il nuovo capo dei servizi segreti militari, il colonnello Picquart (Jean Dujardin), antisemita ma “giusto”, che scopre nel verminaio (anche fisico) della sede dei servizi segreti militari che l’unica colpa di Dreyfuss è di essere ebreo, ottimo capro espiatorio per coprire la vera spia che imbarazza lo Stato Maggiore. A un certo punto si arriverà alla detenzione per Picquart e a un colpo di pistola all’avvocato della difesa mentre si fanno roghi di libri e si spaccano vetrine di commercianti ebrei: per far emergere (non trionfare) un po’ di verità ai tempi ci volle la lettera di denuncia al Governo firmata dallo scrittore Emile Zola sulla prima pagina del quotidiano l’Aurore:  il famoso J’accuse! a lettere cubitali. Con questo film, formalissimo e limpido (il “caso” era complicato), che mescola Storia e storie basandosi sul romanzo di Robert Harris (cosceneggiatore, che aveva già firmato L’uomo nell’ombra) Polanski torna alle ricostruzione  (e qui anche pittoriche) a cui ci aveva abituati con Il pianista. Ha il dono di proporci la complessità attraverso la semplicità. Raro.  Vale la pena di vederlo in francese coi sottotitoli, per apprezzarne la grandeur…

 

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome