Ci sono due tipi di collezionisti. Quelli che rischiano di ritrovarsi sul lastrico pur di ottenere un’opera, sempre, inevitabilmente, “immancabile”, perché quell’oggetto, proprio quello lì che non si possiede, quello lì che finalmente viene offerto, è, sempre, assolutamente, quello di cui hanno bisogno, quello “necessario”. Costi quel che costi.
E ci sono quelli che ottengono le opere perché lavorano all’interno del “mercato” dell’arte, galleristi, manager, mercanti, editori e critici, attraverso le cui cure devono passare gli artisti, soprattutto gli emergenti ma anche quelli noti, per avere visibilità e per essere conosciuti, e comprati, dal pubblico.
Entrambe le categorie però trovano non ci sia nulla di altrettanto impagabile che ammirare i propri “oggetti del desiderio” esposti in bella mostra negli ambienti dove li conservano oppure, e soprattutto, in un’altrettanto bella esposizione pubblica, che permette di ammirarli anche ad altri appassionati. È per questo che spesso le raccolte dei musei provengono da donazioni di collezionisti, quando non ne sono proprio la diretta emanazione.

Paul Cézanne, Bibémus, 1895 ca

L’esempio più famoso è il Guggenheim Museum di New York, che è nato negli anni 50 su disegno del sommo architetto Frank Lloyd Wright per ospitare la collezione di Solomon Guggenheim, un industriale dell’estrazione di minerali, in particolare l’oro, ritiratosi a 66 anni per soddisfare la sua passione per l’arte, e quella della nipote Peggy, celebre gallerista e collezionista (la sua raccolta è esposta soprattutto a Venezia, come sede “distaccata” di quella newyorchese, dopo che il comune lagunare ne rifiutò la donazione).
Proprio al Guggenheim Museum offrì la sua collezione di 150 opere un altro grande gallerista e collezionista, Justin Thannhauser, che, con il padre Heinrich e la seconda moglie Hilde, radunò una serie di opere prestigiose realizzate dai più celebri maestri del più elevato mainstream artistico europeo (non c’è nessun italiano, ad esempio) a partire dagli impressionisti per arrivare a Picasso e alle prime avanguardie. Un periodo storico che Solomon non aveva praticamente affrontato e che così ha completato l’offerta dell’istituzione da lui fondata, tanto che un’importante ala del museo porta il nome proprio di Thannhauser.
Oggi, per la prima volta, una parte consistente di quel lascito, regalato in tre tranche tra il 1963 e il 1991, viene proposta in Europa in una mostra itinerante che tocca solamente tre sedi, il magnifico Guggenheim Bilbao, firmato dall’archistar Frank Gehry, dove è già passata, e l’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, dove approderà nella prossima primavera inoltrata.

Henri Rousseau, I giocatori di palla ovale, 1908

In questi giorni, fino all’1 marzo, quella cinquantina di opere prestigiose e importanti sono ospitate nelle sale del Palazzo Reale di Milano. Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso propone un percorso affascinante e senza cadute di qualità, che parte dai grandi maestri impressionisti e post-impressionisti per arrivare a quelli delle avanguardie dei primi del Novecento. Citiamo i nomi di Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh, Vassily Kandinsky e Pablo Picasso, tanto per dare un’idea. E raccomandiamo di soffermarsi – troppo spesso un’esposizione o un museo vedono i visitatori guardare le opere per non più di 20/30 secondi cadauna – davanti a capolavori assoluti come i “Giocatori di palla ovale” del Doganiere Henri Rousseau, la natura morta cubista “Chitarra, bicchiere e fruttiera su una credenza” di Georges Braque e quella modernissima “Fiasco, bicchiere e ceramica” di Cézanne, le statuette di Degas, il paesaggio esotico “Haere Mai” di Gauguin, quello onirico di “Montagna blu” di Kandinsky e quello caotico de “La città” di Robert Delaunay, la “Nuda nella foresta” di Henri Matisse, paradigmatica del suo stile inafferrabile, e le “Contadine al lavoro” di Georges Seurat (tanto per capire come il divisionismo italiano fosse allo stesso livello, se non oltre, il coevo post-impressionismo francese), concludendo con il corposo nucleo di opere picassiane, tra cui spiccano la giovanile “Le Moulin de la Galette”, quasi alla Toulouse-Lautrec, e la matura “Aragosta e gatto”, che il maestro regalò a Justin e Hilde in occasione delle loro nozze.

Vassily Kandinsky, Montagna blu, 1909

Insomma per chi vuole regalarsi un veloce ripasso della storia della pittura a cavallo del 1900, ammirando opere che non sono quasi mai visibili sul nostro territorio, la mostra Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso è un assai piacevole bigino. Raramente quadri che propongono quelle determinanti evoluzioni stilistiche, firmate da artisti del più alto livello nei loro generi espressivi, si trovano riunite in maniera così chiara e professionale, se non in alcuni dei maggiori musei al mondo.

Info
Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12 – Milano
fino all’1 marzo 2020
orari: lunedì 14.30/19.30 (9/14.30 riservato alle scuole); martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30/19.30; giovedì e sabato 9.30/22.30
biglietto: € 14; ridotto € 12 (dai 18 ai 26 anni, over 65, portatori di handicap, gruppi e convenzioni); ridotto speciale € 6 (scuole, gruppi organizzati da TCI e FAI, giornalisti); gratuito minori di 6 anni, guide e altre categorie convenzionate
catalogo Skira editore
info 0292897755; www.mostraguggenheimmilano.it

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