I dischi di jazz dalla formula concept, ovvero con brani tutti afferenti un’unica idea o un unico riferimento compositivo, non sono molto diffusi. La musica dell’improvvisazione non ama rimanere chiusa nemmeno dentro gli steccati facili di un’ispirazione narrativa quantunque “larga”. Ne raccogliamo qui quattro di recente pubblicazione, realizzati da musicisti dalla differente storia espressiva, che passa dall’autorevolezza di un veterano di spessore come Paolo Damiani alle “prime armi” dei giovani Night Dreamers.

Night Dreamers
Téchne (Alfa Projects)
Voto: 7/8

«Crediamo nella musica descrittiva e a programma — affermano i Night Dreamers, la resident band del programma di Rai 5 Nessun dorma perciò abbiamo individuato un tema che ci accomunava e abbiamo realizzato un concept album ispirato al mito romantico dell’automobile, con storie di piloti e ingegneri che hanno costruito motori storici, designer o personaggi particolari». Ogni brano di Téchne, il primo album del quartetto torinese (di dove altro avrebbero potuto essere?) formato dal pianista Emanuele Sartoris, dal sassofonista Simone Garino e dai ritmi Dario Scopesi e Antonio Stizzoli, è dedicato a una gara (l’iniziale, accademica Le Mans), a un personaggio (la spumeggiante Campari El Negher, la malinconica Via Fratelli Carle in ricordo del grande progettista Vittorio Jano, la mobile The Red Flying Alfa in cui anche la tromba di Giampaolo Casati evoca Chet Baker che, in cella, sogna la sua celebre vettura), a un simbolo (la romantica La sorte e il quadrifoglio), a un evento (la cinematografica 6C1750 che ricorda quando Nuvolari sorpassò a fari spenti nella notte Varzi per vincere la Mille Miglia del 1930). Jazz mainstream elegante e solido, con un feeling corposo e un’intensità che non sempre caratterizzano un debutto.

Carla Marciano Quartet
Psychos (Challenge)
Voto: 8

Il sottotitolo Homage To Bernard Herrmann spiega l’ispirazione del nuovo cd della sassofonista salernitana, giunta ormai al quinto esito con una maturità solida e senza fideismi espressivi né paure di confronti. Il sommo compositore di colonne sonore, alter ego della massima stagione hitchcockiana e autore anche per Truffaut, Welles, De Palma e Scorsese, è un ispiratore che riesce spesso a far uscire da chi si confronta con la sua opus un bisogno di approfondire e di conoscere, di capire i segreti di un ventaglio espressivo che sa scavare nelle psicologie sia di chi viene narrato che di chi racconta. Così Marciano, insieme ai fidati e solidissimi partner storici, il pianista (qui anche alle tastiere, con cui riesce a ottenere sonorità e corpo di valenza, se non certo di spessore, orchestrale) Alessandro La Corte, il contrabbassista Aldo Vigorito e il batterista Gaetano Fasano, prende un materiale “concluso” e lo riapre, lo ferisce, lo incide, lo permea, lo infonde, per poi ricucirlo e ridefinirlo in un’operazione quasi plastica di rielaborazione e ricostruzione in chiave jazz. Il risultato (che allinea anche un brano della sassofonista dalla carica quasi live e la traccia conclusiva, tratta da Harry Potter e firmata John Williams, altro fondamentale compositore di soundtrack) decolla spesso su piani costruttivi che mostrano un quartetto in grande vena, di ottima matrice coltraniana, di alta qualità e di franca tenuta drammatica.

Serena Spedicato – Nicola Andrioli
The Shining Of Things (Dodicilune)
Voto 8/9

Chi scrive è un fan senza se e senza ma di David Sylvian, autore di una musica che attraversa non solo territori sonori variegatissimi ma anche confonde gli orizzonti e li distilla poi tra loro con la lungimiranza di chi sa riportare il suo agire sempre nel profondo della propria individuale umanità. Così per certi versi è quasi impossibile rifare, ristrutturare, rianalizzare i brani dell’ex-cantante dei Japan, ma per altri può essere relativamente semplice quanto emozionante, a causa dei loro connotati palesemente senza confini e senza direttive. Ovviamente in ogni caso per affrontarne gioielli come Forbidden Colour, “Brilliant Trees, Laughter And Forgetting, la stessa title-track di questo album Dedicated To David Sylvian, come recita il sottotitolo, è indispensabile una qualità rara, la capacità di far vibrare ogni paesaggio sonoro, di conferirgli sostanza umana, di infondere in ogni nota un lirismo immaginifico personale. La cantante, che nell’altro suo disco da leader aveva affrontato ottimamente il songbook di Tom Waits, e il pianista pugliesi riescono molto bene nell’operazione (con il supporto fondamentale di due talenti formidabili, come il batterista Michele Rabbia e il trombettista scandinavo Kalevi Louhivuori), con l’unica bussola del proprio spessore interiore, che li fa muovere, partendo dalle illuminazioni da aurora boreale di jazzisti come Nils Petter Molvær oppure Bugge Wesseltoft, tra le ricchezze di una miniera e le penombre di un sogno.

Paolo Damiani
Silenzi luterani (Alfa Music)
Voto: 8/9

Lettere luterane era il titolo di una raccolta di articoli di Pier Paolo Pasolini apparsi sul Corriere della sera nel 1975, poco prima della sua tragica scomparsa, in cui sottolineava i segni di un grave degrado del nostro Paese. Allo stesso modo Martin Lutero aveva innestato la “rivoluzione” della Riforma contro il decadimento progressivo delle istituzioni della Chiesa Cattolica. Il contrabbassista e docente romano ha scritto e presentato al pubblico queste composizioni ispirate alle opere di entrambi nel 2017, in occasione del cinquecentenario dell’affissione alla porta del Castello di Wittenberg delle 95 tesi contro lo scandalo delle indulgenze. La registrazione proposta sul cd è stata effettuata durante alcuni concerti tenuti al Conservatorio Santa Cecilia della capitale e vede un quintetto jazz (con i sassofoni di Daniele Tittarelli, il violino di Erica Scherl, il pianoforte di Lewis Saccocci e la batteria di Francesco Merenda) insieme a un quartetto di voci, impegnate sia nella lettura di pagine tratte oppure ispirate agli scritti di cui sopra, sia in vocalizzi di matrice corale, sia in cori polifonici veri e propri. Il risultato è un incontro tra classicità e jazz, tra aulicità e denuncia. tra salda coscienza morale e penetranti qualità musicali, “tra suoni estremi e silenzi osceni”, come scrive l’autore.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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