Cesare Cremonini: “ci sono cantautori che sono poeti e altri che vogliono avere successo”

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Cesare Cremonini in concerto al Forum di Assago - 16 dicembre 2018 - © Foto: Riccardo Medana

È la location delle grandi occasioni, Palazzo Crespi a Milano, ad accogliere la presentazione alla stampa di Cremonini 2C2C The Best Of (out il 29 novembre), prima vera raccolta di Cesare Cremonini, che apre il forziere della sua storia musicale, raccontata in due decenni di carriera, mostrando il suo percorso come artista e come uomo.

Vent’anni lo separano dal suo esordio con i Lùnapop (con i quali non progetta alcun riavvicinamento), vent’anni in cui non tutti i tasselli del percorso sono stati semplici da riempire, quando dall’iniziale boato di popolarità si è passati a un inizio da solista scricchiolante.
È allora che Cremonini si è aggrappato alle canzoni, ha messo la fede al dito con la musica e, fedele al suo percorso, ha ricominciato daccapo, guadagnandosi passo dopo passo di nuovo un pubblico e una credibilità.
Oggi è finalmente possibile mettere insieme tutti i pezzi, raccontarli attraverso le canzoni, unite da un fil rouge invisibile ma tenace, che dalla cameretta di un ragazzino adolescente porta ai palchi degli stadi.
Nella raccolta ci sono le grandi hit, le rarità, i demo, più sei inediti (sono rimaste fuori una dozzina di canzoni, non ritenute “pronte”), non pensati per finire in un “semplice” the best, ma inseriti al fine di raccontare la continuazione di una storia, l’inizio di un nuovo album, la cui scrittura si è interrotta troppo in fretta. Il rapporto con il pianoforte è sempre in primo piano: d’altronde, è proprio questo strumento che ha permesso al cantautore di avvicinarsi alla musica, iniziando la sua carriera.

«Ci sono cantautori che sono poeti e altri che vogliono avere successo», ha ricordato Cremonini. E lui stesso, quel successo prima agguantato e poi perso, l’ha rincorso per un po’ di tempo.
Poi la sfida è andata altrove, indirizzata alla volontà quasi ossessiva di non omologarsi, trovando una propria dimensione per raccontarsi.
Così, forte della popolarità e credibilità raggiunte nei vent’anni di carriera, ha iniziato a confezionare canzoni che poco hanno in comune con gli stereotipi del pop, e che prestano anche poca attenzione alla “fischiettabilità” dei brani, considerata di fatto un limite.

Arrivato alla boa dei quarant’anni, il cantautore conserva ancora l’energia di vent’anni fa, grazie all’appartenenza a quella generazione che non ha avuto “tutto e subito”, costruendosi invece nel tempo.
Perdersi nei meandri della vita (avendo perso anche il papà da poco), distrarsi “da se stesso”, ha acquisito un risvolto positivo, perché è nella confusione e smarrimento che si trovano gli stimoli per costruirsi.
È così che la raccolta viene vista come il disco più autobiografico di tutti, dove non c’è posto per le collaborazioni (Jovanotti e Ayane, le uniche della sua carriera), perché il focus e anche l’azzardo resta mettere a nudo soltanto se stessi.
Poche le collaborazioni nel corso della carriera, dicevamo, perché, come in ogni tassello artistico, Cremonini non ha mai seguito esigenze discografiche né ha mai studiato le sue scelte a tavolino.
Così, quando viene ventilata la possibilità di una collaborazione con Tiziano Ferro, rispondendo con parole lusinghiere nei confronti del collega, mantiene accesa la possibilità futura che i due, di fatto i migliori cantautori pop degli ultimi vent’anni, un giorno possano rintracciare quel connubio che li lega.

L’amore fa da ponte tra le nuove canzoni e i brani del passato, ed è il veicolo preferito per raccontare la realtà.
Amore, raccontato con sana ironia in Giovane Stupida, dedicato alla giovane fidanzata.
Cremonini si mostra anche curioso nei confronti dei nuovi progetti, e ritrova in Tha Supreme la sua stessa fame e voglia di essere creativi. Resta tuttavia intatta la consapevolezza di non voler competere affatto con quello che oggi va di moda in radio e in streaming, perché la cosa importante è essere fedeli a se stessi: è seguendo questa impronta che la sua storia musicale trova allestimento sui grandi palchi degli stadi.

«Una volta l’appuntamento più importante con il pubblico era il disco. Oggi quell’appuntamento si è posticipato, è diventato il tour.
Se il live diventa il punto focale del tuo rapporto con il pubblico, il pubblico merita qualcosa di diverso: per questo motivo ho rinunciato a un tour invernale nel 2020.
Trovo inoltre necessario e giusto dare un motivo in più per essere al tour, dove sarà interessante vedere quanti stili musicali ho affrontato durante la mia carriera».
Nei live ci sarà sicuramente spazio per tutti i successi, più gli inediti della raccolta, tre dei quali nel frattempo saranno diventati singoli.

L’esigenza di ampliare il percorso negli stadi, iniziato lo scorso anno, raggiunge il suo culmine con la data all’Autodromo di Imola, occasione per celebrare non solo la carriera di Cremonini, ma anche la sua terra, che lo coccola come uno dei suoi figli più cari.
A dimostrazione dell’amore reciproco che lega il cantautore alla sua città e regione, dal 30 novembre, via D’Azeglio, a Bologna, sarà illuminata dalle luminarie dedicate a Cremonini, con le parole di Nessuno vuole essere Robin. Un simbolico passaggio di consegna dallo scorso anno, quando a illuminare Bologna ci pensavano i versi del grande Lucio Dalla.
È questa la continuità che si vuol dare alla musica bolognese, di cui Cremonini è uno dei figli prediletti da sempre.

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