Nell’ambito della terza edizione di Longtake Interactive Film Festival
Berlino, 1930. Grassottella, goffa e priva di fascino, la ventinovenne Magdalena von Losch dopo diciassette film e una ventina di spettacoli teatrali è baciata dalla fortuna. Il regista Josef von Sternberg la sceglie come interprete de L’angelo azzurro: «Abbiamo una bella scelta di sederi, ma non abbiamo una faccia giusta», confessa un po’ spazientito l’operatore alla macchina da presa Gunther Rittau durante il casting sfogliando le foto di tante aspiranti al ruolo di protagonista. «Vero — concorda Sternberg —, per ora la faccia non c’è, ma le gambe di questa ragazza parlano», dice indicando la Dietrich cui va la parte. Agli ordini del regista, l’attrice, il cui nome d’arte sarà Marlene Dietrich, si sottopone a una dieta rigida e a un intervento dentistico per trasformarsi in una donna fascinosa e crudele. L’opera di von Sternberg racconta la tragica storia d’ amore e di abiezione morale tra un severo e stimato insegnante e la ballerina di uno squallido locale notturno; metafora di una società in disfacimento che sta cadendo preda del potere nazista. La sera del 1° aprile al cinema berlinese Gloria- Palast, il film viene proiettato per la prima volta al pubblico. La pellicola, girata in due versioni, tedesca e inglese, era stata concepita in realtà per dare lustro a Emil Jannings, attore numero uno del cinema tedesco scelto per il ruolo del prof. Immanuel Rath. Il grande schermo invece metterà in evidenza il magnetismo erotico di Lola, il personaggio impersonato dalla Dietrich, una splendida sciantosa dalle gambe bellissime ricoperte di seta scura con mutandine di pizzo e cilindro bianco che canta con voce roca e suadente in un fumoso cabaret. Quella sera nasce uno dei Miti indimenticabili della storia del cinema. Il pubblico, soprattutto maschile, è in delirio. Marlene Dietrich è la nuova moderna femme fatale che la Paramount Pictures di Hollywood vuole per contrastare la fama di Greta Garbo, altra esule europea e cavallo di razza della concorrente Metro. L’angelo azzurro, distribuito nelle sale americane, diventa subito leggenda e la sequenza di Lola, che a cavalcioni di una sedia canta Falling in love again, sarà adorata da intere generazioni di spettatori.






































