Nell’ambito della terza edizione di Longtake Interactive Film Festival
La sera di lunedì 4 maggio 1959 viene presentato nella Sala del Palais des Festivals I 400 colpi, diretto da François Truffaut. Teso, pallido e nervoso, il regista, al fianco del giovane interprete Jean-Pierre Léaud incoscientemente allegro e sereno, attende con ansia la fine della proiezione. Quando le luci in sala si accendono, il pubblico applaude calorosamente. È un trionfo. All’uscita dal Palais, Léaud è portato in trionfo e il giorno dopo i grandi quotidiani dedicano alla pellicola titoli elogiativi: France-Soir scrive “Un regista di 28 anni: François Truffaut. Una star di 14 anni: Jean-Pierre Léaud”; la rivista Elle afferma: “Mai il Festival è stato così giovane, così felice di vivere per la gloria di un’arte che ama la giovinezza. Il XII Festival ha il grande onore di annunciarvi la rinascita del cinema francese”. La leggenda di I 400 colpi è iniziata. La storia del quattordicenne Antoine Doinel, non amato dalla madre e dal patrigno e odiato in particolare da un professore, è il debutto folgorante nel lungometraggio di Truffaut. Il film, in buona parte autobiografico (il cineasta ha avuto un’infanzia infelice), è girato con uno stile documentaristico, che colpisce sia la critica che il pubblico aggiudicandosi anche a Cannes il Palmarès per la miglior regia. Inoltre la pellicola diventa il manifesto dei registi francesi della Nouvelle Vague. Il personaggio di Antoine Doinel, quasi alter ego di Truffaut, sempre interpretato da Jean-Léaud, sarà al centro di altri quattro film: Antoine e Colette, primo episodio del film collettivo L’amore a vent’anni, Baci rubati, Non drammatizziamo…è solo questione di corna (bruttissimo titolo italiano dell’originale Domicil conjugal) e L’amore in fuga. Indimenticabile è l’ ultima sequenza di Doinel che, approfittando di una partita di pallone, fugge dal Centro dove è rinchiuso e viene ripreso dalla cinepresa in una lunga corsa, prima nella campagna e poi sulla spiaggia di fronte al mare invernale e freddo. Infine, la conclusione con un fermo immagine del ragazzino sorpreso in un’espressione indefinita. Un momento di grande cinema che ancora oggi continua a emozionare lo spettatore.







































